La legge sull’autonomia differenziata creerà istituti di serie B, Anief chiede accorgimenti sul finanziamento dei LEP e promette battaglia in tribunale

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“L’autonomia differenziata, così come approvata dal Parlamento, creerà enormi danni alla scuola, soprattutto agli istituti collocati in territori svantaggiati: abbiamo suggerito, in fase di attuazione, delle precise condizioni sul finanziamento dei LEP, così da avere quelle garanzie di omogeneità e armonizzazione tra le regioni che nella legge approvata non vi sono. Comunque, per noi la norma rimane incostituzionale e la porteremo di certo in tribunale”. Lo dichiara oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, a commento della riforma voluta dal Governo e avallata dalle Camere, approvata due giorni fa dopo una lunga maratona notturna alla Camera con il secondo e definitivo sì al disegno di legge.

Il sindacato Anief ribadisce che si tratta di un provvedimento che potrebbe fare peggiorare le condizioni della scuola e in generale dell’Istruzione a tutti i livelli e per questo l’intero settore andava lasciato fuori. “Già dall’inizio dell’esame del provvedimento in Senato – ricorda Pacifico – avevamo detto di stralciare le norme su istruzione e ricerca: pertanto il nostro sindacato darà mandato all’ufficio legale per impugnarne gli atti attuativi di una legge che a nostro avviso contiene diversi profili di incostituzionalità”.

Secondo il giovane sindacato la maggiore autonomia che verrà concessa alle Regioni non è contemplata da alcuna garanzia di riequilibrio per i servizi essenziali, come pure non c’è traccia, già nel testo approvato a suo tempo al Senato, degli investimenti finalizzati a restringere il divario tra Settentrione e Meridione. “Senza la garanzia di LEP omogenei e armonizzati tra le regioni – continua Pacifico -, la legge si realizzerà con evidenti limiti di attuazione. Perché la scuola pubblica non può fare la fine della Sanità: sono emblematiche, in questo senso, le richieste di modifica al disegno di legge, poi non accolte, proposte dagli stessi partiti di maggioranza per garantire la parità di risorse per il raggiungimento comune dei livelli essenziali delle prestazioni e dei servizi su tutto il territorio italiano”.

L’organizzazione sindacale autonoma teme fortemente che senza gli accorgimenti indicati non potrà che acuirsi il gap di competenze territoriali bene evidenziato qualche mese fa dallo Svimez con lo studio “Un paese due scuole”. Inoltre, il modello di scuola regionalizzata è stato criticato dall’Ufficio parlamentare di Bilancio, secondo cui questo modello potrebbe “creare ostacoli alla mobilità dei lavoratori e al riconoscimento delle loro competenze specifiche”. I limiti, che “potrebbero essere significativi”, fanno seguito a quelli elencati ancora prima dalla Banca d’Italia, e riguardano vari aspetti tra cui la qualità dei servizi offerti ai cittadini. A rischio vi sarebbe “la diffusione di classi a tempo pieno nella scuola: i dati attuali evidenziano una fortissima differenziazione tra le varie Regioni, con quelle del Mezzogiorno che risultano in generale penalizzate”.

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