La Legge di Bilancio porterà Quota 103 e il taglio del cuneo fiscale. Anief chiede uno sforzo un più.

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“La prima bozza della Legge di Bilancio 2023, incentrata sulla copertura delle spese maxi per il caro energia, include anche Quota 103 per l’anticipo pensionistico e il taglio di due punti cuneo fiscale ma manca qualche ‘pezzo’ importante: dei 35 miliardi di finanziamenti statali previsti, infatti, una piccola parte vanno utilizzati per evitare riduzioni dell’assegno di quiescenza per chi beneficia dell’anticipo pensionistico, ma  almeno 8 servono per pagare l’indennità di vacanza contrattuale dei dipendenti pubblici e almeno 500 milioni per gli aumenti ulteriori riservati al personale scolastico”.

Il commento è di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori. “Si accelera sul varo del provvedimento, non c’è più tempo da perdere se si vuole evitare l’esercizio provvisorio. Venerdì alle 18, a quanto si apprende da fonti parlamentari, è prevista a palazzo Chigi una riunione tra la premier Giorgia Meloni ed i capogruppo della maggioranza”, scrive la stampa specializzata.

 

Secondo il leader dell’organizzazione sindacale rappresentativa, “il Governo va verso la giusta direzione ma c’è una condizione da rispettare: quella di non penalizzare i lavoratori oggi con 62 anni di età e 41 anni di contributi futuri pensionati: per loro non deve essere prevista la riduzione dell’assegno pensionistico. Inoltre, molto importante sarebbe anche finanziare il riscatto gratuito degli anni di formazione universitaria, come ha più volte dichiarato di recente il presidente Inps Pasquale Tridico”.

 

Il sindacalista autonomo è convinto, inoltre, “che assieme al taglio di due punti del cuneo fiscale, che ‘gonfierà’ le buste paga per quanto riguarda il netto percepito da ogni singolo dipendente, bisognerà assolutamente anche stanziare non meno di 5 miliardi di euro per pagare l’indennità di vacanza contrattuale per il 2022 e altri 3 miliardi per il 2023: è un’esigenza confermata anche dai tassi di inflazione programmata, registrati e pubblicati solo alcuni giorni fa dal Ministero del Tesoro, rispettivamente del 7% e del 4%”.

 

Pacifico aggiunge che “bisogna finanziare poi mezzo miliardo per onorare l’accordo politico del 10 novembre scorso, sottoscritto dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara con Anief e gli altri sindacati rappresentativi a Viale Trastevere con l’obiettivo di finanziare il salario accessorio del personale scolastico, docenti e Ata, al di là delle risorse stanziate nell’ipotesi di CCNL 2019/2021 sottoscritto nel giorno di San Martino”.

 

Anief ricorda che i 5 miliardi derivanti dall’ipotesi di contratto sottoscritta venerdì scorso all’Aran per il triennio precedente, 2019/2021, porterà ai dipendenti della scuola fino a 110 euro di aumento e a 2.500 euro di arretrati. Sempre tenendo conto del tasso di inflazione programmata passato e futuro calcolato dal Mef, abbiamo calcolato che per allineare gli stipendi della scuola al costo della vita servirà aumentarli non meno del 20% rispetto a quanto oggi viene corrisposto. “Il 4,2% recuperato con l’accordo in Aran, da chiudere entro fine mese, non riuscirà quindi ad ammortizzare il gap stipendi-inflazione venutosi a determinare nel decennio precedente: gli stipendi dei docenti e Ata rimarranno sotto l’inflazione ancora dell’11,4. Per questi motivi gli aumenti e gli arretrati andavano assegnati il prima possibile, ma servono ora altri finanziamenti dalla Legge di Bilancio”, conclude Marcello Pacifico.

 

IL TESTO DELL’ACCORDO SOTTOSCRITTO ALL’ARAN PER IL RINNOVO DEL CCNL 2019/21 DI SCUOLA UNIVERSITÀ E RICERCA: CLICCARE QUI.

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