La legge 107 vista da un giovane docente. Lettera

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Preside lascia la scuola

Inviato da Luca Solms – Buonasera, mi chiamo Luca Solms, sono un giovane docente e scrivo alla Vs redazione per dare un contributo personale alla discussione che da settimane/mesi impazza sui media: i cambiamenti introdotti dall’ultima legislatura nel mondo scolastico anche e soprattutto alla luce della Legge 107 del 2015 “Buona scuola”.

Lungi da me analizzare l’argomento in chiave politica o tecnica: non ho le necessarie competenze e non sarei in grado di farlo essendo giunto nel mondo della scuola solo recentissimamente.
Questa lettera vuol’essere una riflessione aperta su alcuni dei cambiamenti che hanno coinvolto il mondo della Scuola partendo dall’esperienza vissuta in prima persona, con la consapevolezza che questa abbia una significatività molto relativa all’interno di questo macrocosmo costituito da numeri enormi ed elevata complessità.
Sono uno dei docenti neoimmessi in ruolo quest’anno, dopo l’abilitazione all’insegnamento tramite TFA 2° ciclo, il superamento del concorso 2016 e due anni di supplenza annuale; insegno Scienze motorie alle scuole medie e svolgo il mio servizio in gran parte sulle attività di potenziamento dell’offerta formativa.
Ho studiato alcune delle novità introdotte dalla 107 e analizzando i Decreti che la compongono leggo l’intento del Governo di rendere maggiormente flessibile la gestione delle risorse umane al fine della riduzione della spesa pubblica e del precariato, e di realizzare tante assunzioni. I mezzi che sono stati utilizzati: introduzione titolarità di ambito, introduzione del potenziamento, trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, due concorsi a cattedra, assunzione di
un numero di docenti senza precedenti nella storia moderna, quasi esaurimento delle GAE (almeno nella secondaria) e delle GDM di concorsi precedenti.

Per quanto riguarda l’introduzione del valore della meritocrazia che tanto è stata sbandierata dall’ex Premier Renzi, guardando alla mia esperienza personale posso affermare che il Concorso a cattedra che ho svolto si è effettivamente dimostrato meritocratico: i candidati che, a mio giudizio, meritavano di più sono coloro i quali hanno riempito i primi posti della Graduatoria di merito e sono stati assunti per primi; io stesso, appena uscito dall’Università e fresco di studi, non avrei
mai avuto una chance di dimostrare la mia preparazione senza un concorso pensato per fare una vera e propria selezione, consentendomi in tal modo di superare chi aspettava da tempo e non aveva forse più una preparazione brillante. A tal proposito sottolineo che è indegno che queste persone abbiano dovuto affrontare anni e in alcuni casi decenni di precariato, che ha generato stratificazioni eterogenee e scatenato una lotta tra professionisti qualificati e meritevoli del posto di lavoro
con lo scopo di spostare consenso verso questo o quel politico/sindacato di turno.

Tornando a parlare di merito la sfida da affrontare adesso sarà quella che lega quest’ultimo alla progressione economica del personale docente: sicuramente non sarà di facile attuazione perché è tutt’altro che chiuso il dibattito sulla corretta valutazione del merito, ma la risoluzione dello stesso tramite una democratica e precisa attribuzione dei ruoli di ognuno può essere un buon punto d’inizio per innalzare la qualità della Scuola, valorizzare il corpo docenti e offrire un servizio migliore
rispetto al passato; credo sia arrivata l’ora in cui i premi “a pioggia” non sono più sostenibili, si lavora per gli studenti ed è giusto che venga pubblicamente riconosciuto chi dà di più.
Per realizzare un impianto del genere sicuramente si è dovuto scontentare qualcuno, forse tante persone, ma siamo davvero sicuri che gli aspetti negativi abbiano superato quelli positivi?
E’ di così poco conto aver dato LA DIGNITA’ a decine di migliaia di giovani che altrimenti avrebbero dovuto affrontare anni/decenni di precariato continuando a gravare sulle rispettive famiglie, dando prosieguo allo scempio degli anni passati e senza alcuna sicurezza di raggiungere il tanto agognato ruolo?
Nel mio piccolo sono testimone del fatto che tanti uomini e donne, anche ragazzi come me – laureati under 30 appena usciti dalle rispettive Università – hanno avuto la possibilità di trovare un posto di lavoro stabile; ciò significa agire per provare a dare un VERO futuro al nostro Paese: grazie al posto di lavoro io e tante persone come me abbiamo raggiunto l’indipendenza economica dalle nostre famiglie, che da dieci anni a questa parte viene descritta come un sogno che nessun giovane italiano
potrà mai raggiungere…NON E’ SEMPRE COSI’! E non sarà così fino a quando non ci arrenderemo all’idea che per essere autonomi, o addirittura felici, siamo costretti ad emigrare in altri Paesi o a rassegnarci a svolgere un lavoro che non ci piace in un posto che non ci piace, condannati all’eterna infelicità.
Raccontate anche queste storie ai ragazzi!

Ditegli che in una società che va piuttosto male c’è qualcuno che ha creduto in se stesso ed è riuscito a soddisfare le proprie ambizioni!
Con la speranza che il sistema scolastico possa cambiare in meglio, che si interrompa questa spirale di critica perpetua mista a pessimismo cronico-cosmico, in cui ci sentiamo tutti scontenti del proprio lavoro e accusatori di quello altrui, porgo distinti saluti e ringrazio per l’attenzione dedicatami.
Prof. Luca Solms

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