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La legalità spiegata ai giovani, 50 libri da leggere e far leggere. La proposta della Dirigente Daniela Crimi [INTERVISTA]

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Daniela Crimi, dirigente scolastico del Liceo linguistico Ninni Cassarà di via Don Orione a Palermo, oggetto, di raid vandalici con tre diverse incursioni in piena zona rossa, porta nel nome della scuola, la mission del suo impegno, anche davanti ad episodi di questo tipo che demoralizzano e impongono scelte forti e consequenziali. Per chi avesse dimenticato, il commissario Ninni Cassarà è uno dei tanti donne e uomini che si sono immolati, in Sicilia, nella lotta alla mafia. Tra le numerose operazioni investigative, la “Pizza connection”, in collaborazione con forze di polizia degli Stati Uniti. Cassarà fu uno stretto collaboratore di Giovanni Falcone e del cosiddetto “pool antimafia” della Procura di Palermo e le sue indagini aiutarono all’istruzione del primo maxiprocesso alle cosche mafiose. Tre figli, una moglie, fu ucciso dalla mafia, crivellato di colpi, nel 1985, all’età di 38 anni.

Alla Preside Daniela Crimi l’impegno di contribuire a cambiare il futuro delle nuove generazioni, anche in nome di Ninni Cassarà, grazie alla principale agenzia culturale di cui dispone il nostro Paese. Ma prima di tutto, vediamo chi è la preside che ha deciso di far sentire la sua voce nella erra del silenzio costruito ad arte. Daniela Crimi, 52anni, laureata in pedagogia ha insegnato prima al carcere minorile Malaspina di Palermo, docente di scuola elementare e docente di pedagogia in istituto magistrale. È abilitata in pedagogia e filosofia e storia, per diventare poi dirigente scolastico. Di lei vogliamo sottolineare la sua determinazione, il coraggio delle azioni, lo spiccato senso dello Stato.

Ma chi è Daniela Crimi?

“Ho cominciato ad insegnare giovanissima appena laureata al carcere minorile Malaspina. Nel 1992 ho vinto i concorsi di docente, elementare, e superiori e mi sono abilitata in filosofia e storia e pedagogia.
Ho insegnato fino al 2004, anno in cui ho vinto il concorso di ricercatrice all’istituto di ricerca educativa, dove sono rimasta fino al 2007 quando sono stata vincitrice del concorso a dirigente scolastico.
Ho diretto l’istituto comprensivo Giuseppe Scelsa di Palermo e poi il liceo Ninni Cassarà che ho statizzato nel 2013 essendo prima un istituto provinciale. Quest’ultimo compito e’ stato una vera impresa amministrativa, ma una scommessa vinta, considerato che altrimenti la scuola sarebbe scomparsa, invece ne abbiamo fatto un gioiello.
Sono sposata e madre di due figlie di 27 e 28 anni, avvocatesse, sono appassionata di pedagogia e temi educativi.
Ho avuto per qualche anno anche in contratto di docente presso l’università di Palermo”.

Conosciamola meglio ascoltando le sue parole rilasciate al nostro quotidiano.
Nella storia dell’Italia repubblicana, a differenza delle altre moderne democrazie, la legalità non è stato un valore comunemente condiviso; è stata invece terreno di scontro e di laceranti divisioni. Su queste lacerazioni è possibile costruire un percorso serio di civismo?

“In Italia e nelle scuole ci sono esempi di docenti e dirigenti che hanno dedicato la loro vita all’impegno educativo, non solo all’interno della scuola ma nel territorio, nelle città dove si opera.
In nessun altro luogo come nella scuola ho visto, nei miei 30 anni di esperienza, esempi di abnegazione, impegno, passione, nei confronti dei giovani e delle nuove generazioni.
La scuola è il vero luogo del cambiamento, del miglioramento della società, e non è retorica, è la verità”.

La scuola è un’istituzione essenziale per la legalità perché è la sede nella quale si trasmettono i valori tra le generazioni, si forma la coscienza dei cittadini, si comunicano i saperi costitutivi della identità nazionale, della cittadinanza europea, del valore insostituibile dei diritti umani come viatico per una umanità migliore. Cosa può fare la scuola in un contesto nel quale la violazione alle regole assume i contorni inquietanti dell’unica cosa possibile a realizzare?

“La scuola non deve arrendersi mai, deve seminare speranza, deve fornire esempi reali di cittadinanza, di comunità sociale, basata non soltanto sul rispetto delle regole ma anche sulla condivisione e sulla umanità e fratellanza laica che significa aiuto, integrazione tra persone.
Se all’esterno questi valori sono disconfermati e negati la scuola non deve arrendersi: i bambini, i ragazzi e le ragazze, gli alunni, non sono i cittadini di domani, sono cittadini e cittadine già oggi, saranno capaci di “contaminare” i tessuti sociali dove andranno ad interagire.
Il motto della nostra scuola nel quale tutti ci riconosciamo, a cominciare dalle ragazze e dai ragazzi è “qui si piantano querce”.

La normalità dovrebbe essere una condizione di vita praticamente scontata, un risultato naturale, un punto di arrivo di tutti gli altri diritti, lavoro, casa, salute, istruzione, socializzazione, sicurezza e quant’altro; uno stato che funzioni normalmente non dovrebbe neanche porsi il problema di garantire ai cittadini la normalità come precondizione, la normalità come punto di partenza per poter usufruire di tutti gli altri fondamentali diritti, dovrebbe essere così, dovrebbe essere così e basta, invece non è così, purtroppo non è così, e soprattutto non è così a Palermo, in Sicilia, in Calabria, in Campania? Palermo è da questo punto di vista un luogo simbolo, dove si è lottato e si lotta, sia pure con molte defezioni, per conquistare e realizzare l’elementare diritto ad una vita normale, è una lotta nella quale sono scesi in campo e sono purtroppo caduti, imprenditori, commercianti, sacerdoti, uomini politici onesti, medici, servitori dello stato, semplici cittadini, tutti accomunati da un sogno, un sogno appunto di normalità, il sogno di poter esercitare l’attività di impresa, commerciale, le attività culturali e formative secondo le regole di un società libera, liberata dalla prepotenza, dalla sopraffazione del parassitismo illegale o criminale, il sogno di riuscire davvero a saldare parole e vita. e dopo i cantanti ora anche una Preside. Ma quanto è difficile è essere presidio di normalità?

“Palermo è una città difficile, meravigliosa ma difficile, tutto quello che altrove è complicato qui sempre impossibile.
Eppure, sono fioriti e fioriscono esempi di uomini e donne che hanno sacrificato la loro vita per cambiare questa città e renderla migliore.
Io ho conosciuto don pino Puglisi, un uomo che con la sua semplicità e schiettezza ha donato un sogno a tante bambine e tanti bambini della sua città, quel sogno io l’ho incontrato nei suoi occhi e nelle sue parole che ancora mi risuonano nella mente.
Non voglio certo paragonarmi lui, lui era ed è un santo.
Nel mio piccolo, insieme a tanti docenti della scuola che dirigo, credo nel progetto educativo della scuola, credo che possiamo lasciare un’impronta negli alunni che frequentano la scuola.
Questo progetto educativo coinvolge l’intera comunità scolastica, a cominciare dai genitori che sento molto vicini e con i quali ho una interazione costante, nonostante il lockdown.
Ebbene, basta farsi un semplice calcolo, 1400 alunni, 150 docenti, le famiglie, senza troppe fantasie già questa è una “comunità educante”.

Palermo, come molte altre realtà del Meridione italiano, grazie a donne e uomini decisi e forti come lei, continuano ad alimentare la visione di poter adempiere il proprio dovere quotidianamente in maniera semplice, piana, tranquilla, senza per ciò stesso candidarsi a diventare eroi o vittime sacrificali, senza dover essere considerati da qualcuno nemici o avversari soltanto perché l’adempimento del proprio dovere porta a controllare e incrociare anche determinati interessi. Il vento del rinnovamento soffia forte sul suo istituto e in altri che si candidano a cambiare questo modo di fare, la Sicilia, il Meridione, l’Italia e l’Umanità. Cosa cambia nella vita di un dirigente dello Stato quando si accorge che tra l’oggi e il futuro dei suoi tantissimi alunni si frappone la considerazione del fatto che per cambiare questa città, le tante città del Meridione, c’è bisogno di una sinergia di impegni da parte di tutte le agenzie cultuali e sociali?

“Lei ha detto bene, siamo persone normali non eroi, la nostra “normalità’”, sta nel credere che si può avere un marciapiede pulito persino sotto la scuola, che si può trovare ogni mattina l’edificio scolastico integro senza che nessuno lo abbia vandalizzato, che si può usufruire del campetto di calcio della scuola senza distruggerlo.
Nessuno di noi si sta candidando a diventare eroe o vuole essere vittima, vogliamo però poter esercitare il nostro ruolo di educatori ogni giorno senza doverci nascondere o peggio ancora essere intimoriti”.

“C’è tanta rabbia, ma di certo non molliamo. Non rinunciamo al nostro progetto educativo. Abbiamo educato intere generazioni alla bellezza e alla cura delle cose pubbliche, abbiamo cercato di dare l’esempio in un quartiere pieno di contraddizioni, ridando per prima cosa bellezza a un edificio che abbiamo trovato abbandonato all’incuria e al degrado. Continueremo in questa direzione. Speriamo nell’aiuto delle istituzioni, a oggi silenziose. Chiederemo al ministero risorse dal fondo per gli atti di vandalismo”. questo è quello che ha affermato in risposta alla domanda formulatele da un collega di “La Repubblica”. Solitudine? Cosa le servirebbe davvero? Chi manca, ancora, all’appello?

“Mancano tante cose: gli enti proprietari degli edifici scolastici dovrebbero curare di più le scuole, renderle dei luoghi non solo sicuri ma belli, accoglienti, funzionali alla vita scolastica, allo sport, al tempo libero.
Invece le scuole sono edifici trascurati, in tanti anni che sono preside ho dovuto lottare con le unghie e con i denti contro le istituzioni affinché si prendessero più cura della manutenzione degli edifici.
Sono stata in tanti paesi europei prima della pandemia, ho girato tante scuole insieme ai docenti e ai ragazzi, ho conosciuto tanti sistemi educativi. Il nostro non ha nulla in meno rispetto a tanti altri però ho notato che in Francia, in spagna alle scuole si danno gli edifici più prestigiosi, più belli, e questi vengono curati e manutenutati. Purtroppo, questa “cultura” ancora qui manca, soprattutto a Palermo”.

Quale messaggio inoltrerebbe volentieri alle Istituzioni?

“Abbiate cura delle scuole non solo con i programmi, le parole, i discorsi, soprattutto con i fatti”.

C’è un progetto portato avanti dalla scuola, di cui è orgogliosa, che vorrebbe far conoscere ai suoi colleghi e ai docenti italiani?

“Progetti ne facciamo tantissimi, i docenti della scuola sono super impegnati, uno degli ultimi riconoscimenti lo abbiamo avuto con indire “avanguardie educative, oltre le discipline”, un progetto che ha visto la scrittura di un racconto, uno storytelling raccontata da una intera classe in cui si sono intrecciate tante discipline senza confini epistemologici.
Un esempio di come si può “apprendere” su compiti di realtà oltrepassando gli steccati e i confini tra “la mia materia e la tua”.

Scheda libri da leggere
In allegato una “Scheda libri da leggere” contenente “La legalità spiegata ai giovani. Libri sulla legalità per educare cittadini responsabili” offerta, purtroppo, da pochissime biblioteche. Un plauso alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia protagonista di primo piano nell’educazione in Italia.

SCHEDA LIBRI DA LEGGERE

La legalità spiegata ai giovani

Libri sulla legalità per educare cittadini responsabili

Essere cittadini responsabili ed educati alla legalità significa anzitutto rispettare e praticare le leggi, esigenza fondamentale per poter vivere in una società basata sulla costruzione di un bene comune e sullo stimolo alla crescita dell’essere umano coscienzioso e onesto.

È indispensabile, quindi, formare e istruire fin da piccoli alla legalità come valore irrinunciabile che unisce responsabilità individuale e giustizia sociale, “io” e “noi”, così da dare vita ad una comunità in cui diritti e doveri siano condivisi da tutti.

Questo quanto emerge dall’eccellente prestazione culturale offerta dalla Biblioteca San Giorgio di Pistoia protagonista di primo piano nell’educazione.

Ogni anno, il 20 novembre, si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini. È il giorno dell’anniversario dell’adozione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sia della Dichiarazione (1959) che della Convenzione (1989) ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. La Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini deve essere, per ciascuno di noi, un motivo in più che ci spinga a riflettere sul bisogno di un costante sostegno ai diritti dei fanciulli, per tradurre i buoni propositi in azioni concrete e creare un mondo migliore per tutti.

Di seguito vengono proposti testi che introducono i giovani al mondo dell’educazione alla legalità, libri che trattano argomenti come la mafia, la giustizia e i diritti, e che raccontano le vere storie dei personaggi che sono diventati i punti di riferimento per la lotta contro le ingiustizie e la criminalità. Sono opere che forniscono un primo approccio al tema e che aiutano a comprendere come la grande differenza avvenga partendo proprio dai piccoli gesti quotidiani e dai nostri comportamenti nei confronti del prossimo.

La selezione trae spunto dalla “Biblioteca della legalità”, progetto curato dalla Fattoria della Legalità, Isola del Piano (PU).

  1. Il grande libro dei diritti dei bambini, di Amnesty International, Sonda, 2010
  2. Siamo nati tutti liberi: la Dichiarazione universale dei diritti umani spiegata ai bambini, Paoline, 2008
  3. Leon e i diritti dei bambini, di Annie Groovie, EDT, 2012
  4. La Costituzione italiana: vita, passioni e avventure, di Francesco Fagnani, Giunti Junior, 2014
  5. La Repubblica a piccoli passi, di Fausto Vitaliano, Motta Junior, 2003
  6. La giustizia a piccoli passi, di Maud Hoestlandt, Motta Junior, 2005
  7. Le guerre spiegate ai ragazzi, di Toni Capuozzo, Mondadori, 2012
  8. La mafia spiegata ai ragazzi, di Antonio Nicaso, Mondadori, 2010
  9. La legalità raccontata ai ragazzi, di Achille Serra, Giunti, 2012
  10. E se nessuno mi becca? Breve trattato di etica per ragazzi, di Bruce Weinstein e Tuono Pettinato, Il Castoro, 2013
  11. Dalla parte giusta: la legalità, le mafie e noi, di Roberto Luciani e Davide Calì, Giunti Progetti Educativi, 2008
  12. Lettera a un iglio su Mani Pulite, di Gherardo Colombo, Garzanti, 2015
  13. Salvo e le mafie, di Riccardo Guido, Sinnos, 2013
  14. Lena e la cittadinanza scientifica, di Maria Nicolaci, Sinnos, 2015
  15. Il cammino dei diritti, di Janna Carioli, Fatatrac, 2014
  16. Il paese di Juan, di Maria Teresa Andruetto, Mondadori, 2014
  17. Camilla che odiava la politica, di Luigi Garlando, Rizzoli, 2008
  18. Da che parte stare. I bambini che diventarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di Alberto Melis, Piemme, 2012
  19. Il ricordo che non avevo, di Alberto Melis, Mondadori, 2010
  20. Il giudice alla rovescia, di Luciana Breggia, Einaudi Ragazzi, 2015
  21. Non piangere, non ridere, non giocare, di Vanna Cercenà, Lapis, 2014
  22. Storia di Iqbal, di Francesco D’Adamo, EL, 2001
  23. Dalla parte sbagliata: la speranza dopo Iqbal, di Francesco D’Adamo, Giunti, 2015
  24. La nave dei veleni di Ave Gagliardi, Piemme, 2010
  25. Nei campi di oro rosso, di Ave Gagliardi, Piemme, 2011
  26. Viki che voleva andare a scuola, di Fabrizio Gatti, Rizzoli, 2011
  27. Ragazzi di camorra, di Pina Varriale, Piemme Junior, 2007
  28. Nel mare ci sono i coccodrilli, di Fabio Geda, Baldini & Castoldi, 2011
  29. Io non ho paura, di Niccolò Ammaniti, Einaudi, 2003
  30. Lo spacciatore di fumetti, di Pierdomenico Baccalario, Einaudi Ragazzi, 2011
  31. Per questo mi chiamo Giovanni, di Luigi Garlando, Rizzoli, 2010
  32. L’eroe invisibile, di Luca Cognolato e Silvia Del Francia, Einaudi Ragazzi, 2014
  33. Fuori fuoco, di Chiara Carminati, Bompiani, 2014
  34. Ilaria Alpi: la ragazza che voleva raccontare l’inferno, di Gigliola Alvisi, Rizzoli, 2014
  35. Mafia & graffiti, di Simona Bonariva, Einaudi Ragazzi, 2014
  36. Io dentro gli spari, di Silvana Gandolfi, Salani, 2010
  37. Volevo nascere vento, di Andrea Gentile, Mondadori, 2012
  38. Non restare indietro, di Carlo Greppi, Feltrinelli, 2016
  39. Reato di fuga, di Christophe Leon, Sinnos, 2015
  40. Ti chiami Lupo Gentile, di Luisa Mattia, Rizzoli, 2008
  41. Il bambino con la pistola, di Matt Whyman, Mondadori, 2007
  42. O’ Maé: storia di Judo e di camorra, di Luigi Garlando, Piemme, 2014
  43. Quando imparai ad addomesticare i ragni, di Jutta Richter, Salani, 2003
  44. Chi sono io? Racconti su identità e ritrovamenti, Edizioni Gruppo Abele, 2015
  45. La leggenda di Zumbi l’immortale, di Fabio Stassi e Federico Appel, Sinnos, 2015
  46. A braccia aperte: storie di bambini migranti, Mondadori, 2016
  47. Se io fossi il sindaco, di Kim Cecil, Sironi, 2013
  48. Migrando, di Mariana Chiesa Mateos, Orecchio Acerbo, 2011
  49. Piccoli cittadini del mondo, di Vivian Lamarque, Emme, 2001
  50. Il viaggio, di Francesca Sanna, Emme, 2016

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