La laurea conviene, sette su 10 sono assunti dopo un anno

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Il Rapporto 2017 di Almalaurea su laureati e condizioni occupazionali dice che il 68% dei laureati triennali e il 71% dei laureati magistrali biennali, un anno dopo il titolo lavora: una crescita di due punti percentuali per i primi, rispetto all’anno scorso, un dato stabile per i secondi.

Il tasso di disoccupazione rispetto al 2008 è quasi raddoppiato (dall’11 al 21% per i triennali e dall’11 al 20% per i magistrali biennali). Le retribuzioni crescono, sì (1.104 euro al mese, un anno dopo la triennale, 1.362 cinque anni dopo; e, rispettivamente, 1.153 e 1.405 euro dopo la magistrale biennale); un incremento che non compensa la perdita retributiva del quinquennio 2008-2013, in cui le buste paga si son ridotte di un quarto.

Dopo la laurea, metà dei dottori (il 49%) è disposto a fare le valigie. E il 7% di chi consegue la magistrale lo fa davvero: in Europa, per lo più, tra Regno Unito, Svizzera e Germania. Soprattutto ingegneri (il 25%), laureati in economia (15%), o in ambito politico e sociale (13%). Trovano, oltreconfine, più lavoro e stipendi più alti, mediamente del 64%.

I tirocini aumentano le chance di trovare un impiego dopo la laurea, come le esperienze di studio all’estero.

Il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, a Parma ha affermato: “Dobbiamo intervenire sulle borse di studio, investire sui meritevoli, per avere molte più possibilità di lauree nonostante le provenienze economiche non favorevoli delle famiglie. E poi — ha aggiunto — serve un investimento strategico, e lo stiamo predisponendo, sull’orientamento. Il 30% dei ragazzi e delle ragazze al secondo anno si ritirano perché non hanno avuto la possibilità di conoscere prima le caratteristiche del proprio corso di laurea”.

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