La guerra dell’orario settimanale degli insegnanti: giorno libero, numero di entrate in prima e uscita in ultima ora, ore “buca”. Lettera

di redazione
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Antonio Deiara – Parafrasando Giulio Cesare, l’Orario (settimanale delle Lezioni) è nel suo complesso diviso in tre parti: di cui l’una l’abitano gli Estensori, l’altra gli Amiconi, la terza quelli che si chiamano nella loro lingua Colti, Insegnanti nella nostra. 

Tutti questi docenti si differenziano tra loro per materie, posizioni e ruoli. Gli Estensori non amano le mezze misure: o formulano l’Orario in modo equilibrato per tutti gli Insegnanti, collocando sugli altari la Didattica, a favore degli Alunni, o rispondono ai desiderata degli Amiconi, innalzando al di sopra di tutto e di tutti la Comodità di quest’ultimi e, parimenti, la propria.

Gli Insegnanti, a loro volta, si dividono in quattro ruoli e due posizioni. I primi sono gli Stabili Stabili, che operano in posizione inamovibile nella propria città; seguono gli Stabili Itineranti, i quali devono spostarsi per raggiungere il borgo nel quale impartiscono l’insegnamento in posizione inamovibile, pro tempore, nell’attesa di un trasferimento. Gli Instabili Stabili, di norma, cambiano città nel mese di “Caput anni” (settembre), mentre gli Instabili Pellegrinanti modificano la loro meta più volte nello stesso anno.

La bontà o l’iniquità di un Orario (settimanale delle lezioni) si comprende impiegando tre parametri: giorni liberi, numero di entrate alla prima ora e di uscite all’ultima, ore “buche” (cioè quelle prive di insegnamento tra una lezione e l’altra).

Gli Amiconi, siano essi Stabili Stabili o Stabili Itineranti, puntano al giorno libero di sabato, prediligono le prime ore di lezione manifestando rare forme di allergia alle ultime della mattina (di quelle pomeridiane è meglio non far menzione…), aborrono le ore “buche”.

Gli Instabili Pellegrinanti vengono sacrificati sugli altari della Dea Comodità degli Amiconi: le loro ore sono impiegate per riempire gli spazi generati dagli Estensori che intendono favorire gli Amiconi, con conseguenti effetti speciali di due o anche tre ore “buche” nella stessa mattinata, lezioni in giorni consecutivi nella stessa classe, posizionamento delle ore di una determinata disciplina sempre alla quinta ora della mattina, etc.

La cura? Stabilire regole eque per tutti gli “abitanti” dell’Orario (settimanale delle lezioni): numero equilibrato di entrate e uscite, pari quantità di ore “buche” ex ante, giorno libero determinato dalla struttura didattica dell’Orario stesso.

Il tutto in attesa dell’arrivo del Tempo della Saggezza, con il rispetto sociale ed economico per il magistero dei Colti.

Nel frattempo, un Saggio del popolo degli Instabili Pellegrinanti ha sentenziato: “Magister, dimmi che orario hai e ti dirò chi sei!”.

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