La giustizia e la “pratica” riparativa come modelli culturali e sociali: come funziona, quale efficacia

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La giustizia riparativa esiste in un modo o nell’altro da secoli. Ma la giustizia riparativa come la conosciamo oggi è una pratica relativamente nuova, iniziata nella sua forma modernizzata negli anni ’70 e approdata nelle scuole solo molto recentemente e, comunque, non prima della promulgazione dello “Statuto delle studentesse e degli studenti”. La pratica riparativa, non può essere semplicemente un modo per amministrare la giustizia a scuola in maniera diversa dalla sospensione ma deve essere intesa come un approccio di insegnamento e di apprendimento dell’intera scuola al sistema della “riparazione” capace, l’approccio, di incoraggiare comportamenti di supporto e di rispetto. Pone l’onere agli studenti di essere effettivamente responsabili del loro comportamento e di riparare qualunque danno causato ad altri a seguito delle loro azioni.

Schematizzazione della pratica riparativa

Un approccio riparativo si concentra sulla costruzione, il mantenimento e il ripristino di relazioni positive, in particolare quando si verificano incidenti che comportano conflitti interpersonali o illeciti, non solo quelli disciplinati, però, nel “Regolamento disciplinare d’Istituto”. Quando il dirigente scolastico, il personale docente o il Consiglio di Istituto danno la priorità a un approccio riparatore alle relazioni all’interno della comunità scolastica e forniscono un’adeguata formazione del personale e supporto per l’implementazione, le scuole possono ridurre la frequenza degli incidenti comportamentali e migliorare la cultura solidale e inclusiva scolastica. Le pratiche riparative funzionano meglio quando l’intera comunità scolastica è coinvolta. Ci sono molti esempi in letteratura di scuole che riducono i tassi di sospensione e migliorano il comportamento degli studenti adottando questo tipo di approccio.

Tipi di pratiche riparative

Esistono 5 principi della giustizia riparativa:

  • Relazione;
  • Rispetto;
  • Responsabilità;
  • Riparazione;
  • Reintegrazione.

Relazione

Per relazione si intende il principio per virtù del quale si ricorre alla giustizia riparativa in quanto una relazione è stata danneggiata in qualche modo. L’obiettivo è quello di aiutare a riparare questo danno, dando a chi ha danneggiato qualcosa o qualcuno uno spazio sicuro per assumersi la responsabilità e per fare ammenda.

Rispetto

Questo principio si riferisce a come il rispetto consente un’esperienza sicura per tutti coloro che sono coinvolti nel processo di giustizia riparativa. In questo caso, il rispetto implica ascoltare il punto di vista dell’altra persona, se siamo d’accordo con esso, e comportarci in un modo che consenta al processo di giustizia riparativa di svolgersi in sicurezza per tutti.

Suggerimento: l’applicazione di un codice che valorizzi le performance del “Rispetto”.

Responsabilità

Il principio di responsabilità si riferisce al modo in cui il danneggiato e il danneggiante devono assumersi la responsabilità della loro parte nel danno, se presente il danneggiato avrebbe potuto evitare il danno o vi abbia concorso con atteggiamenti o scelte (ad esempio: insulti, provocazioni, reiterate forme di discriminazioni che hanno determinato l’escalation). Ogni parte deve essere onesta con se stessa e guardare in profondità per vedere se ha avuto un ruolo nell’incidente, anche se, una di esse, è la persona lesa.

Suggerimento: il concorso o la corresponsabilità vanno ugualmente poste sullo stesso piano in caso di giustizia riparativa. Anche se il danneggiato fosse l’intero gruppo classe o la comunità scolastica. Il Codice disciplinare dovrebbe disporre di strumenti capaci di “far riparare” quanti avrebbero potuto evitare il fatto e, anche con il solo silenzio, non l’hanno impedito.

Riparazione

Il principio di riparazione si riferisce al modo in cui si suppone che l’aggressore, il danneggiante, colui che insulta o provoca, colui che prende in giro o schernisce l’altro, ad esempio, ripari quanto più danno possibile, pur riconoscendo che potrebbe non essere tutto riparabile. La riparazione effettuata dall’aggressore dovrebbe essere in grado, da un lato, di risolvere in positivo i sentimenti di rabbia e vendetta del danneggiato e, dall’altro, aiutare l’aggressore a ritrovare sentimenti di rispetto sia per se stesso che per gli altri.

Suggerimento: ritrovare un’attenzione al “sentimento” che, in questa società è trascurato totalmente e da cui, purtroppo e spesso, si dipanano vendette talvolta di gravissima proporzione. Il Codice di comportamento dovrebbe prevedere percorsi di formazione al valore del sentimento anche per i danneggiati e per i familiari dello stesso. Familiari che, sovente, sono coloro che, per ragioni varie, innescano meccanismi incontrollabili di rabbia.

Reintegrazione

Il principio finale della “Reintegrazione” si riferisce a come la comunità dovrebbe consentire al danneggiante di accettare la propria parte nel danno e reintegrarsi nuovamente in quella comunità con fiducia. Il principio della “fiducia” deve, dunque, fare da filo conduttore, del codice di comportamento.

Suggerimento: Il Codice di comportamento deve prevede un graduale sistema di reintegro dopo la “riparazione” del danno o del sentimento mortificato. Il CdC o il CdI, a seconda del grado del danno devono porre in essere forme di riparazione che siano in grado di reintegrare non di ulteriormente definire i confini, talvolta troppo marcati, tra un alunno e l’altro o l’alunno e il gruppo classe. Evitare forme nette di esclusione, dunque.

L’efficacia della “Giustizia riparativa”

Poiché l’uso della giustizia riparativa sta acquistando più slancio, dobbiamo chiederci se essa sia davvero la base di tutti i casi di giustizia. Quando vediamo esempi di abusi e altri atti atroci, come accade spesso nel nostro lavoro, il rispetto, la reintegrazione e persino la riparazione possono uscire dalla finestra e l’unica cosa che conta per il danneggiato è che l’aggressore si assuma la responsabilità e risponda per qualsiasi cosa egli abbia fatto. Possiamo eticamente avere, come docenti, l’aspettativa che, solo per fare un esempio eclatante, una persona abusata, beffeggiata, emarginata dalle dicerie, debba consentire al suo aggressore verbale, fisico o psicologico, di tentare di ricostruire una relazione con lei? Forse si dovrebbe prestare meno attenzione a questi principi e dovremmo concentrarci su ciò che è più importante per chi è danneggiato e anche per chi danneggia. Il successo dovrebbe risiedere nel modo in cui l’aggressore e l’aggredito, in una comunità scolastica, si sentono dopo che il processo di comminazione della sanzione (qualunque essa sia, anche solamente, riparativa) è terminato. Naturalmente la giustizia riparativa e/o la pratica riparativa sono un’ottima base per comprendere gli obiettivi di un processo educativo e formativo. Ma essendo, la giustizia riparativa, un approccio incentrato quasi sempre sulle persone, gli obiettivi e il successo di un percorso di giustizia riparativa devono essere basati sui bisogni e sui desideri delle persone stesse invece che su un percorso semplicemente sanzionatorio. Bisogna fare molta attenzione ai “sentimenti” di entrambi. E bisogna farlo con estrema cura e attenzione.

La giustizia riparativa è un percorso di sensibilizzazione sociale

La giustizia riparativa è un percorso di sensibilizzazione sociale e non può, in alcun modo, rappresentare, specie nelle scuole, una cosa scontata. Le scuole si devono fare carico di inserire nei loro programmi la competenza della “giustizia riparativa” senza la quale è inutile pensare ad un approccio in grado di modificare stereotipate forme di sanzioni. Sanzioni troppo vecchie che allontanano la scuola dalla sua vera mission. “Giustizia riparativa”, dunque, come modello sociale e culturale, prima ancora che legarla al codice di comportamento senza che la comunità scolastica e l’uomo ne ravvisino l’intima essenza.

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