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La gestione della classe e il mio primo giorno di insegnamento: un’UdA per la Secondaria Superiore destinata all’accoglienza

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Stiamo vivendo in un tempo storico e in un mondo in continua evoluzione. Quello che ha perfettamente funzionato l’anno scorso, anche magari da docente a tempo determinato, potrebbe non funzionare quest’anno. L’anno magari del nostro primo girono di scuola da docente a tempo indeterminato. Come tieni il passo a questo cambiamento?

Chi ha fatto tanti anni da supplente, chi si è cimentato in diverse prove concorsuali talvolta difficilissime, è diventato un insegnante per modellare, nel rispetto delle singole individualità, le giovani menti, non per schivare le sedie, le penne o i razzetti che ti volano in testa. La nostra visione di ciò che vuol dire davvero insegnare non sempre sia perfettamente allineata con la realtà dell’ambiente scolastico. Ogni anno ti incontri con nuovi approcci e comportamenti nuovi e inaspettati in classe e devi dedicare, naturalmente, più tempo alla gestione della classe che all’insegnamento. Anni fa gli studenti apprezzavano la gioia di apprendere. Ora invece, sovente, trovano nella scuola altre motivazioni per frequentarle. Cosa è cambiato?

La contemporaneità, i docenti e le nuove sfide

Gli insegnanti oggi sono costretti ad imbattersi in nuove e complicate sfide che non sussistevano neppure pochi anni fa. Ciascuno di loro deve essere pronto a capire e dare risposta al comportamento problema che si determina e innesca, talvolta improvvisamente, in una classe, talvolta con cadenza giornaliera. Le strategie di gestione della classe sono divenute di assoluta importanza per assicurare e garantire il successo degli studenti. Il comportamento di sfida è sovente il risultato di una molteplicità di deficit di abilità e motivazione mal indirizzata. Una comorbilità talvolta pericolosa che mette a rischio non solo l’equilibrio della classe ma il futuro formativo stesso di ciascuno degli alunni, La motivazione, com’è a tutti noto, è da guida al comportamento. Come docente capisci bene cosa motiva i tuoi studenti a impegnare tutto loro stessi sia in comportamenti problematici che pro-sociali; e, in ragione di ciò, devi sapere come rispondere al meglio. La sfida è che ciò che motiva gli studenti in questo tempo è totalmente differente da ciò che li motivava qualche anno fa. Forse, utilizzando un’espressione usata dai nostri genitori, “ai nostri tempi” se con nostro indichiamo la scuola di soli 20 anni fa, al massimo.

Per quale ragione la motivazione dei nostri studenti sta cambiando?

Per quale ragione la motivazione dei nostri studenti sta cambiando? Si parla spesso di studenti la cui motivazione dall’apprendimento non è soddisfazione. Per la verità non si comprende neppure quale sia la scelta migliore da operare per motivarli davvero. Pensavamo, ed abbiamo sbagliato, che internet fosse la strada migliore per assicurare un rinnovato interesse. La didattica pandemica e post-pandemica, delle lezioni on line, ha dato una risposta assolutamente chiara: vogliono tornare nelle aule. Nei fatti, gli studenti si consideravano motivati quando venivano in contatto, molto stretto, con nuove informazioni e acquisivano nuove competenze. Hanno esperimentato il mistero della scoperta e dell’esplorazione, quella assicurata dalla rete, dal proliferare delle piattaforme e dalle molteplici bacheche strutturate per interessi, tematiche, discipline. Anni fa gli studenti scorgevano nella passione e nella motivazione l’atto più nobile e vero della loro forza all’apprendere. Se avessi voluto motivare gli studenti, sarebbe bastato fornire loro attività pratiche per mezzo delle quali gli studenti esaminano fenomeni che hanno ingrandito la loro conoscenza e comprensione. Non dovremmo forse aspettarci questo dagli studenti ora? Specialmente nel pronosticato reingresso nelle aule scolastiche tanto atteso?

Il mondo cambia: più conoscenze disponibili a portata di mano che mai

La tipologia di apprendimento di cui abbiamo parlato al paragrafo precedente non motiva più tutti gli studenti; se mai lo è stato davvero motivante per ciascuno di loro. Il nostro mondo sta cambiando molto rapidamente. Abbiamo, oggi, un mondo con più conoscenze utilizzabili a portata di mano che mai. Con un clic, gli studenti hanno accessibilità a guardare la nascita di un rinoceronte, la vista da Marte e l’intera opera di Dante, o di Boccaccio o di Kant. A casa, gli studenti sono inondati di stimoli sensoriali promanati da TV, internet, abbonamenti televisivi, videogiochi e musica. La tecnologia, come è evidente che sia, cambia la motivazione. Senza motivazione, gli studenti smettono di imparare, trasformandosi di più in robot che agiscono o semplicemente sputano informazioni perché gli insegnanti si aspettano una risposta.

Soddisfare le mutevoli esigenze degli studenti

Gli educatori devono accettare questo cambiamento di motivazione e perno per soddisfare le mutevoli esigenze degli studenti. L’insegnamento basato sul presupposto che gli studenti dovrebbero essere motivati dalla gioia di apprendere porta al fallimento per molti studenti e alla frustrazione per gli insegnanti. L’adattamento a questo cambiamento nella motivazione degli studenti fornisce l’unica soluzione per la classe di oggi.

Ricompense e rinforzi esterni

Molti docenti avvertono, con sincerità professionale, una certa preoccupazione che ricompense e rinforzi esterni portino a una diminuzione della motivazione intrinseca, portando a resistenza nell’attuazione di molte strategie di gestione della classe consigliate. Questa paura che il rinforzo demotiva effettivamente gli studenti è comprensibile, ma se usati con cautela e consapevolmente, le ricompense e il rinforzo creano concretamente una motivazione intrinseca.

Cosa faremmo noi? Una domanda che fa la differenza nell’insegnamento

Considera alcune delle ricompense e dei rinforzi che guidano il tuo comportamento. Vai a lavorare esclusivamente per la soddisfazione di plasmare le giovani menti? Se smettessi di ricevere uno stipendio, smetteresti di andarci? Quante volte segui corsi online solo per il brivido di nuove conoscenze? Se non guadagnassi i tuoi CFU o crediti formativi validi per la formazione degli insegnanti faresti il corso? E se quel corso richiedesse molti sforzi per essere completato con successo, noi cosa faremmo davvero? Come ci comporteremmo?

Molti studenti hanno bisogno di ricompense e rinforzi esterni per superare lo sforzo percepito di imparare qualcosa di nuovo

Se hai bisogno di ricompense e rinforzi esterni per completare i compiti quotidiani di gestione della famiglia, del lavoro a scuola e tanto altro che ti sembrano difficili, i tuoi studenti non dovrebbero, forse anche loro, ricevere gli stessi benefici? Quasi tutti i nostri studenti avrebbero bisogno di ricompense e rinforzi esterni per valicare quello che per loro è il confine complesso dello sforzo percepito di imparare qualcosa di nuovo; di are qualcosa di nuovo. Nella nostra scuola, ma anche, naturalmente, nella nostra complessa società in cui così tanto ci viene facile ad ottenere, diventiamo tutti naturalmente inclini ad attenerci a ciò che è facile.

Allenare la nostra mente e il nostro corpo è difficile per i più motivati tra noi, figuriamoci per tutti. Il nostro impegno deve essere, nel nostro primo giorno di scuola, trovare motivazioni serie e ferme.

Un’UDA per motivare ad inizio d’anno scolastico

Il Liceo Albert Einstein di Torino, guidato magistralmente, dal dirigente scolastico Prof. Marco Michele Chiauzza, un vero esempio di competenze gestionali e manageriali, ha attivato uno specifico progetto accoglienza che si propone di favorire l’inserimento degli studenti italiani e stranieri nella nuova realtà scolastica.

Il “Progetto Accoglienza” garantisce un sereno passaggio dalla scuola media alla scuola superiore e che promuova un senso di appartenenza alla secondaria di secondo grado cercando di trovare risposte, anche, alla mutevolezza delle motivazioni che spingono gli studenti a continuare a studiare al di là, della poco motivante ma necessaria, obbligatorietà scolastica.

Il “Progetto Accoglienza”, che si allega, vero esempio di buona prativa edi “Buona scuola”, dunque, pur partendo dal presupposto che lo scopo dell’educazione scolastica è guidare l’allievo all’acquisizione dei saperi, alla scoperta delle proprie abilità e allo sviluppo delle personali competenze, vuole evidenziare che tali obiettivi devono necessariamente procedere da un punto fondamentale comune: stare bene con se stessi e con gli altri.

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Nel prossimo incontro de L’Eco digitale di Eurosogia parleremo di: “Il coding nella scuola del primo ciclo: imparare divertendosi”