La filosofia valica le sbarre della casa circondariale di Crotone. “Il sapere, un corpo prepotente che conquista le menti”

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Due giovani docenti, Maria Alessandra e Viviana Laterza, appassionate e bramose di nuove esperienze, convinte che il sapere non si limiti al chiuso delle scuole ma che debba essere divulgato anche nei luoghi apparentemente più improbabili, hanno coinvolto sette studenti, appena diplomati al Liceo Classico “Pitagora” di Crotone, in un ambizioso progetto: far conoscere la filosofia – disciplina che, solo ad una considerazione marginale, potrebbe apparire ostica e difficile se non si è in possesso di prerequisiti specifici – ai detenuti della Casa Circondariale della propria città, suscitando grande curiosità ed interesse fra i presenti. Il corso, che ha preso avvio dai monisti della scuola ionica per, poi, approdare alla speculazione di Michel Foucault, filosofo francese che si interroga proprio sulla genesi e sull’evoluzione dei sistemi punitivi, si è svolto durante le ultime due settimane di agosto, periodo in cui ogni maturato vorrebbe godersi i giorni di vacanza rimasti e trarre il meglio da essi, prima di misurarsi con una nuova realtà, quella accademica, completamente estranea, per il momento, al proprio vissuto.

I testi scelti, tratti direttamente dalle opere dei filosofi, sono stati, di volta in volta, il punto di partenza per avviare una conversazione che si ergesse al di là di nozioni manualistiche e che, attraverso un’oculata comparazione con la quotidianità, si tramutasse nel racconto di esperienze concrete, in cui tutti, quasi al pari del teatro menandreo, avrebbero potuto rispecchiarsi o ritrovare qualcosa di affine a sé. Gli allievi non solo hanno dimostrato ampia perizia nelle argomentazioni e nelle conoscenze acquisite, ma hanno trovato la chiave giusta per guidare, gradualmente, i corsisti verso una riflessione consapevole, i quali hanno scoperto, a sorpresa, di condividere il pensiero di Platone, Aristotele, Kant, Hegel o Schopenhauer.

Tutto ciò si è svolto in un clima partecipativo e accogliente, finalizzato a valorizzare la centralità della persona, unica nella sua essenza, condizione che trascende qualsiasi reato commesso. Sorprendente è stato, infatti, il modo con cui gli studenti si sono approcciati ai detenuti: il pregiudizio non ha mai offuscato le loro limpide menti, limitandoli nelle scelte; ha ceduto, al contrario, il posto ad un’atmosfera talmente lieta da generare un bonario senso di attesa nei partecipanti, che aspettavano, con ansia propositiva, il giorno in cui sarebbe iniziata una nuova lezione, desiderosi di continuare ad ascoltare e a porre quesiti, in grado di fugare il sopraggiungere impellente di qualche dubbio, generato, in particolare, dall’assidua pratica della riflessione. Sì, perché il principio della conoscenza è proprio il dubbio, lo stupore nei confronti di quello che è altro rispetto a noi e, come tale, ci spinge ad interrogarci per scovarne l’origine e ciò che lo rende singolare, unico, inimitabile.

Gli studenti hanno, pertanto, maturato la convinzione che ognuno di noi, indipendentemente dal proprio pregresso, nasconde, in sé, un profondo spirito critico, simile ad un fuoco, destinato a rigenerarsi in eterno, che necessita, come direbbe Socrate, solo di una maggiore sollecitazione, affinché riemerga in tutta la sua potenza. Il ciclo di incontri si è concluso con un breve momento ricreativo, durante il quale si è concretizzato un connubio implicito tra due discipline che, come sottolinea Antonio, si giovano l’una dell’altra, in un rapporto per nulla dicotomico: «La musica è filosofia, è ricerca della verità, intima e viscerale, profonda e drammatica, talvolta cruda e drastica. Essa è, per sua natura, trascendente, espressione metafisica che coglie l’attimo e lo traduce in bellezza, come la filosofia, che nasce dalla meraviglia e indaga la natura umana».

Evadere con la mente, non con il corpo: questo è stato l’obiettivo precipuo del corso, ossia sciogliersi da fantomatiche catene, spesso frutto di costruzioni illusorie, che avvincono in una morsa serrata e ottundono il pensiero, pur essendo quest’ultimo naturalmente libero e non limitato da vincoli invalidanti, proprio a partire dalla filosofia, in quanto, come suggerisce la sua stessa etimologia, “amore per il sapere”.

Un ringraziamento speciale spetta al Direttore della Casa Circondariale, Dott.ssa Caterina Arrotta, alle Dott.sse Giusi Biscuso, presenza costante e figura di riferimento nel corso delle lezioni, e Concetta Froio, le quali hanno fatto che sì che un progetto, inizialmente stilato solo in via teorica, prendesse forma, dinanzi agli occhi esterrefatti e sognanti di tutti noi.

Roberto: «Anche solo per un giorno ho potuto nuovamente osservare quanto i luoghi comuni della nostra cultura siano per lo più fuorvianti ed errati. Ho incontrato uomini di tutte le età che non hanno avuto paura ad esporsi, hanno affrontato il loro passato a muso duro, aspettando pazientemente di avere una seconda opportunità; avevano voglia di sapere, di conoscere, voglia di ricominciare. Vederli coinvolti in ciò che dei ragazzini dicevano è stata una gioia difficilmente replicabile: li ringrazio dal primo all’ultimo».

Martina: «Un desiderio che mi ha accompagnata sin da bambina, quello di visitare, conoscere e scoprire l’altro volto della vita, è stato, finalmente, reso possibile con la partecipazione a questo progetto. L’entusiasmo, la curiosità, la conoscenza ed il continuo mettersi in discussione, da parte dei detenuti, sono stati i tratti che più ricorderò con gioia e amore. Noi, sicuramente, abbiamo trasmesso loro un sapere acquisito negli anni, arricchendo, così, il bagaglio culturale dei corsisti che, di rimando, ci hanno reso ancora più sensibili, raccontandosi e fidandosi delle nostre parole. Grazie!».

Serena: «Di certo, è stata un’esperienza importante, preceduta da non pochi timori: io stessa, poco prima di presentarmi, temevo di non essere all’altezza di spiegare quanto avevamo preparato per tutti loro. Tuttavia, da subito, i loro sguardi attenti e le loro domande hanno scaldato l’ambiente fino a renderlo familiare. In alcuni, ho letto l’amara incertezza di non essere compreso, ma alienato, mista alla rabbia per gli sbagli compiuti. Ci si domanda a cosa possa mai servire la filosofia: a me basta ricordare gli applausi che hanno accompagnato l’ultimo giorno, le riflessioni sulla vita, di cui i detenuti ci hanno parlato e reso partecipi. La filosofia ha un potere speciale, che è quello di abbracciare tutti e far capire che non esistono differenze, finché siamo sotto un cielo stellato a sentirci, semplicemente, uomini».

Vittoria: «Mi sento veramente onorata di aver preso parte al progetto, in quanto la filosofia è una delle mie discipline preferite e penso che meriti di essere conosciuta. Sono rimasta piuttosto sorpresa di aver trovato anche un pubblico interessato e partecipe, perché, per quanto la filosofia sia affascinante, può risultare, per alcuni aspetti, complessa. Mi ritengo soddisfatta e felice di essere riuscita, insieme ai miei compagni e alle professoresse, a cambiare le giornate dei detenuti e di aver trasmesso loro insegnamenti unici, che solo tale disciplina può dare».

Luana: «L’esperienza recentemente vissuta ha scardinando molti dei miei pregiudizi riguardanti sia l’ambiente in questione sia i detenuti stessi. Abbiamo scoperto un’altra faccia della medaglia, quella più sensibile e pura, che ci ha permesso di avere un contatto immediato e diretto. Siamo grati per questa occasione di crescita personale».

Rosa: «Il progetto di filosofia, svoltosi presso la Casa Circondariale, è stata una delle esperienze più belle della mia vita, poiché mi ha consentito di conoscere una realtà che ignoravo e di apprezzare sempre quello che posseggo. Parlare con i detenuti mi ha permesso di maturare tanto: ascoltare le loro storie, in particolare, mi ha fatto capire che non tutto nella vita ci spetta necessariamente, quindi dobbiamo essere fieri di ciò che ci appartiene».

Antonio: «Il progetto mi è parso stimolante sin dalla sua proposta da parte delle docenti e l’opportunità di vivere una produttiva esperienza è stata colta subito. I due giorni di attività cui ho preso parte si sono dimostrati intensi come mi auspicavo: il contatto con esperienze di vita difficili, situazioni disparate e forti ed un ambiente accademicamente disponibile non solo all’ascolto, ma anche al confronto e alla partecipazione, hanno reso questa esperienza assolutamente formativa».

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