La figlia in Dad e la mamma è costretta a lasciare il lavoro: accade a Pistoia

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Una mamma lavoratrice part-time in una ditta di pulizia e sua figlia in didattica a distanza. Su La Repubblica si può leggere la storia di Lisa, 45 anni, lavoratrice presso una cooperativa che si occupava delle pulizie all’ospedale di Pescia, in provincia di Pistoia.

“La materna era chiusa per Covid, nessuno poteva accudire mia figlia, l’azienda per cui lavoravo non mi è venuta incontro e sono stata costretta a licenziarmi”, spiega al quotidiano.

“Sono abituata a essere indipendente. Licenziarmi è stata una mazzata, mentalmente è stato devastante. A distanza di quasi due anni, vado dalla psicologa. Avevo un part time di 24 ore settimanali. Inizialmente era di 36, ma dopo che sono rimasta incinta l’ho rimodulato. Facevo le mie 4 ore al giorno, dalle 6 alle 10 dal lunedì al sabato. Era un bel lavoro, stavo bene. Riuscivo a organizzarmi con mio marito per la bambina. Poi col cambio dell’appalto sono stata spostata anche sui pomeriggi”.

Così Lisa si è rivolta alla sua azienda: “Era difficile ottenere i congedi per Covid, eravamo all’inizio della pandemia. Una soluzione era l’aspettativa e sono stata un mese senza retribuzione, anche se l’ho ottenuta solo grazie al sindacato perché per l’azienda ‘ non c’era una motivazione valida’. Era dura andare avanti quindi mi sono licenziata. A settembre mi sono licenziata impegnandomi a non fare rivalsa nei confronti del datore di lavoro, così ho usufruito di due anni di Naspi”

Secondo Lisa, la sua è “una condizione capitata ad altre donne, alcune mie colleghe. C’erano madri single con 2-3 figli costrette a lasciarli da soli e donne straniere che non avevano contatti e anche loro obbligate a lasciare i bambini soli. Madri che devono stare in silenzio. Io ho mio marito che lavora in cartiera e una famiglia solida, ma penso a chi è meno fortunato”.

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