La Dirigente che andrà a Mosca a coordinare le scuole italiane in Russia, timori e difficoltà in tempo di guerra. INTERVISTA ad Anna Maria De Luca

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Ha vinto il concorso per dirigere una scuola italiana all’estero. Una gran bella soddisfazione, da tutti i punti di vista, per una dirigente scolastica che ama il proprio lavoro. Ma non tutto è andato come aveva immaginato, poiché avendo partecipato alla competizione per l’area francofona, lei non avrebbe mai pensato di finire in Russia. E invece le è toccata la sede di Mosca, con tutte le conseguenze e le preoccupazioni del caso. Prendere o lasciare. Lei è Anna Maria De Luca, preside dell’Istituto comprensivo di Fuscaldo, in provincia di Cosenza, dove è arrivata dopo alcuni anni trascorsi a dirigere, come preside più giovane d’Italia, almeno lo è stata nel 2012, anno di assunzione in un Istituto comprensivo di Roma. Ora si deve misurare con un grande dilemma.

In realtà ha già deciso, ci andrà. Ma le complessità pratiche con cui si sta confrontando – il visto, le difficoltà di raggiungere Mosca in aereo, il fatto che là non potrà usare il suo bancomat, la sicurezza messa concretamente in crisi dalla guerra in corso, l’ipotetica ostilità di chi, a Mosca, sa che il nostro governo si è schierato con l’Ucraina – non sono semplici da gestire, nonostante la caparbietà, l’entusiasmo e la positività di lei, che è anche una grande pittrice e che a 19 anni – era il 1999 – fu la maestra più giovane d’Italia. Alle oggettive difficoltà, delle quali ha accettato di parlare con noi, preferisce l’ottimismo con cui guarda al dopo, al Dopoguerra, che tutto il mondo attende con trepidazione: “Se questa guerra dovesse finire – auspica – quella potrebbe essere una posizione importante per dare una mano a ricostruire i rapporti tra l’Italia e la Russia. Quindi alla fine ho riflettuto tanto e ho deciso di accettare, facendo una scommessa di positività, nel senso che spero di essere utile nei rapporti Italia-Russia, quando, a guerra finita, i rapporti si saranno distesi”.

Anna Maria De Luca è calabrese. Nata a Paola (CS) a dicembre ’78, ha studiato in provincia di Pavia fino alle medie, poi è tornata in Calabria per frequentare il liceo, poi si è trasferita a Roma, dove si è laureata due volte. La prima frequentando la facoltà di Scienze della Comunicazione, durante la quale ebbe pure l’assunzione a tempo indeterminato come maestra. La seconda laurea in Teorie e Tecniche psicologiche, usata “non certo per iscrivermi all’albo degli psicologi” ma “per avere maggiori strumenti per affrontare i problemi, i conflitti e le sfide quotidiane nella mia scuola”. Ha un passato e un presente giornalistico e un passato e un presente “ministeriale”. Già, perché la giovane dirigente calabro romana (con parte delle radici affondate nell’oceano dove il regime argentino alla fine degli anni Settanta gettò i corpi di migliaia di desaparesidos: fu il caso di una propria congiunta) ha prima contribuito all’elaborazione della riforma Renzi-Giannini, partecipando al Cantiere 1, il gruppo di lavoro che ha elaborato la Buona Scuola, con delle proposte che sono diventate norme nella Legge 107 e con altre che sono state discusse e apprezzate. Mentre ora, e da qualche mese, è distaccata dal proprio incarico come dirigente scolastica e comandata al Ministero della cultura, nello staff del Sottosegretario Vittorio Sgarbi.

Come si trova a lavorare con Vittorio Sgarbi?

“L’esperienza che sto vivendo con Sgarbi è straordinaria. E’ una persona geniale. Sto imparando molto da lui. E’ di una intelligenza e di una lucidità estrema. La gente lo adora. È molto amato. E’ incardinato nel governo di destra ma è un uomo libero che mantiene la propria libertà. Si vede dalle posizioni che prende”.

Ha fatto discutere in questi giorni la proposa di Sgarbi di fare slittare l’avvio dell’anno scolastico a fine settembre. Qual è la sua opinione come docente e come dirigente scolastica?

“L’idea è quella di aprire le scuole a fine settembre, del resto un tempo era così. E’ un’idea che trovo positiva perché i ragazzi in questo periodo di settembre potrebbero svolgere attività extrascolastiche. Potrebbe essere un tempo dedicato all’apprendimento informale e più creativo. Potrebbero avere l’opportunità di scoprire i propri talenti, se guidati. Si potrebbero vivere esperienze differenti, ad esempio se si sta in vacanza con scuole aperte si potrebbero fare delle scoperte, studiare le lingue, si pensi alle famiglie costrette a mandare i figli all’estero ma occorre avere i soldi e magari una madrelingua. O, a secondo della sede, si potrebbero seguire corsi di nuoto o di sci. Molte famiglie non hanno i soldi per far fare sport ai propri figli, tante opportunità potrebbero essere offerte a tutti, visto anche che lo sport è sempre la cenerentola della scuola italiana come l’inglese e la musica. Si potrebbe cadenzare l’anno scolastico in maniera diversa, magari facendolo terminare a fine giugno. Settembre potrebbe essere utilizzato per appassionare gli alunni su tanti fronti se ci fossero gli stimoli”

E veniamo alla Russia. Come inizia quest’avventura?

“Tre anni orsono ho sostenuto il concorso per dirigere una scuola italiana all’estero. Il concorso funziona per aree linguistiche. Io partecipavo per l’area francese. L’ho superato e quando è toccato a me scegliere la sede, avrebbe dovuto essere una sede di area francese, ad esempio Africa, Canada, Europa. Mosca era inserita in area mista. Ero terza in graduatoria , le prime due prima di me hanno scelto Tirana e Atene. A me è toccata Mosca”.

Se non accettasse?

“Rifiutando perderei il concorso. Accettando si va a Mosca.

Quali sono le perplessità?

“C’è la guerra. Questa cosa complica tutto. Non esistono voli diretti, hanno chiuso lo spazio aereo e dunque occorre andare in un paese amico della Russia, come la Turchia, e da lì trasferirsi a Mosca. Le banche hanno chiuso le comunicazioni. Non c’è possibilità di far transitare il denaro tra i due Paesi e dunque il bancomat a Mosca non funziona e questo è un problema. Dovrei aprire un conto russo”.

L’aereo, il visto, il denaro. Ma conosce la lingua russa?

“Io parlo francese ma non conosco il russo. Anche le cose più banali come prendere la metropolitana diventano complicate. Pensavo che avrebbero congelato la sede. In quel modo avrei evitato la Russia. Invece la Farnesina ha deciso di tenere attiva la sede e la scelta ora è questa”

Insomma, prendere o lasciare

“In realtà ho già accettato anche se tutte queste difficoltà mi preoccupano. Tuttavia credo che Mosca sia un posto privilegiato in questo momento storico. Peraltro, non dovrei dirigere una scuola ma andare presso il Consolato generale presso l’Ambasciata a coordinare le scuole italiane in Russia, promuoverne l’immagine, aiutare i dirigenti scolastici delle scuole italiane, coordinare i corsi italiani”.

Ma c’è la guerra e noi ci siamo schierati

“Certo, andrei a rappresentare l’Italia in Russia in un momento in cui l’Italia dà sostegno all’Ucraina”.

Un po’ imbarazzante

“Un po’ imbarazzante lo è. Non so come gli italiani siano visti in Russia. Normalmente venivamo visti bene. Se questa guerra dovesse finire quella potrebbe essere una posizione importante per dare una mano a ricostruire i rapporti tra l’Italia e la Russia. Quindi alla fine ho riflettuto tanto e ho deciso di accettare, facendo una scommessa di positività, nel senso che spero di essere utile nei rapporti Italia-Russia quando a guerra finita i rapporti si distenderanno”.

Torniamo alle difficoltà pratiche

“Se va su internet a cercare un volo per Mosca, scoprirà facilmente che non esistono”

Quindi?

“Quindi dovrò andare a Instabul e là comprare un volo oppure andare in Bielorussia e poi in qualche modo si farà. Ho sentito la Farnesina, ma non è ancora chiara la situazione. Quello che è sicuro è che è una cosa complicata, non è come andare in Francia, Africa o Canada”.

Non la preoccupa solo il volo

“Prima mi ha chiesto della lingua. Vede, in un altro momento il problema della lingua sarebbe stato l’ultimo e lo è anche ora. Il problema è lo spostamento verso l’Italia. Le notizie che arrivano non sembrano reali, non si capisce se è tutto tranquillo e se la guerra tocchi solo l’Ucraina. Chi abita in Russia dice che la situazione sia tranquillissima, e che i media italiani diano informazioni distorte. Tutto questo lo capirò quando sarò andata là. E’ la sede più prestigiosa dal punto di vista diplomatico. E poi c’è un altro aspetto che preoccupa, stavolta sul piano generale. E’ che i colleghi che hanno fatto 6 o 9 anni all’estero, una volta tornati in Italia sono rientrati nella scuola dove erano prima. La situazione è dunque complessa in guerra, e poi, al rientro troverai una situazione uguale a quella che avevi lasciato e invece sarebbe bello che una volta rientrati ci fosse una cosa diversa sul piano professionale. Leggo dalle chat le perplessità di quanti, tornando in Italia dopo una esperienza bella all’estero, rientrano come il gioco dell’oca nella casella di partenza”.

E troveranno pure la sorpresa del PNRR. Lei come vede la situazione scolastica in costanza di PNRR?

“Il PNRR è stato un grande peso per i dirigenti scolastici italiani perché hanno dovuto gestire pratiche complesse che hanno aggravato ancora di più il peso quotidiano. Su un piano più generale, non condivido il fatto che l’attenzione e le risorse vengano indirizzate così tanto sulle tecnologie. Le scuole hanno bisogno di docenti preparati, di psicologi. Avrebbero potuto usare questi soldi per istituire delle equipe delle Asl – che hanno poco personale – a beneficio dei ragazzi con difficoltà. Avrebbero potuto mettere più operatori culturali. Dovevano investire di più sul capitale umano che non sul capitale tecnologico. E’ importante, il capitale tecnologico, ma non solo quello”.

Intanto sta lavorando con Vittorio Sgarbi

“Sono stata comandata al Ministero della Cultura negli uffici del sottosegretario di Stato Vittorio Sgarbi e mi sto trovando molto bene. Per cui mi dispiace, anche. Ma andare in Russia è un’opportunità grande. Parto con la speranza di fare qualcosa di buono per il mio Paese, nonostante l’Italia stia sostenendo militarmente l’Ucraina”.

Una decisione che non condivide?

“Non è che non la condivida. Io non ho le idee chiare sul conflitto. Per comprendere cosa stia succedendo occorrerebbe vivere in Ucraina e in Russia E’ difficile capire da fuori. Di fatto c’è una guerra in corso e l’Italia ha preso posizione verso l’Ucraina. Non ho un giudizio, né a favore dell’una, né a favore dell’altra, ma essendo italiana non so cosa aspettarmi. Spero che il conflitto non tocchi Mosca”.

Lei è molto attratta dal dopo.

“Mi auguro che quando la situazione sarà tornata tranquilla si potranno fare delle cose interessanti. Le scuole italiane all’estero sono fondamentali per il posizionamento dell’Italia nel mondo. Se i ragazzi russi si iscrivono in una scuola italiana a Mosca questo è un successo per l’Italia. Quello che vorrei è contribuire a questo”.

Perché dovrebbero farlo?

“Perché la nostra scuola è una scuola di valore. Imparare a conoscere la cultura e la storia italiana è sempre una marcia in più per chi vive in un altro Paese. Normalmente gli italiani sono amati molto all’estero. Per l’arte, per la moda e per tante altre qualità e aspetti. E le scuole italiane sono il veicolo principale di rafforzamento del nostro Paese.

E’ questa la sua mission?

“Si, il mio intento è quello di rafforzare l’immagine positiva dell’Italia, nonostante il momento storico delicato. E per un debito di gratitudine”.

Le ha un debito di gratitudine verso la Russia?

“E’ un debito che sento per la popolazione russa. Mio nonno fu prigioniero in Russia durante la seconda guerra mondiale e quando riuscì a scappare la popolazione russa lo aiutò. Lo presero in casa, gli diedero da mangiare. Se mio nonno non fosse sopravvissuto io non sarei nata, oggi non ci sarei. Durante la guerra c’è sempre una situazione di umanità che prevale sempre. Spero di potere ora aiutare io: sarebbe un cerchio che si chiude”.

Altro che dubbi, lei è più che determinata

“Il futuro ha molti nomi. Per i deboli è l’irraggiungibile. Per i timorosi, l’ignoto. Per i coraggiosi è l’opportunità… E’ di Victor Hugo”.

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