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“La didattica è un gioco da ragazzi!”. Problem solving e didattica ludica in classe

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Sempre più spesso si sente parlare dell’esigenza – soprattutto nelle classi con ragazzi DVA e con BES – di una didattica basata sull’ascolto attivo, sull’empatia e sull’informalità: quasi fossero regole di… un gioco.

In effetti, si tratta di una questione che affonda le radici nella storia: già Michel de Montaigne, nel 1500, si lamentava del fatto che “[Secondo la nostra consuetudine] il compito dell’educazione consiste nel dire agli altri ciò che ci è stato detto. Vorrei che ogni precettore correggesse questo metodo e che, sin dall’inizio, secondo le reali possibilità dell’allievo affidatogli, cominciasse a metterlo alla prova facendogli apprezzare da solo le cose, inducendolo a sceglierle e a discernerle autonomamente, ora aprendogli la via, ora lasciando che se la apra da solo. Non vorrei che il precettore parlasse soltanto lui ma che, a sua volta, ascoltasse il discepolo. Socrate, e dopo di lui Arcesilao,avevano l’abitudine di far parlare prima i discepoli e solo dopo parlare loro. «L’autorità dei maestri diceva Cicerone nuoce spesso a coloro che vogliono imparare»”.

Ci si chiede dunque se tornare a giocare con i nostri alunni -lasciando la cattedra e ponendosi in mezzo a loro -non sia, a volte, la soluzione più efficace – e magari anche più semplice di quel che si possa immaginare.

Didattica generale e speciale

La didattica viene definita come quella disciplina che definisce i metodi e le tecniche per insegnare, e che è la traduzione in termini applicativi delle conoscenze teoriche che la ricerca e la sperimentazione mettono a disposizione dei docenti in tutti i livelli di scuola.

Si distingue normalmente tra didattica generale e didattica speciale: la prima è quella che studia i criteri e le condizioni generali della pratica educativa, mentre la seconda è relativa alle singole discipline d’insegnamento o a particolari caratteristiche dei discenti (in quest’ultimo caso, rientra anche la didattica degli insegnanti di sostegno).

Didattica ludica

In entrambi i casi(didattica generale e didattica speciale), tuttavia, si può adottare l’approccio tipico della didattica ludica, ovvero una metodologia d’insegnamento che assegna al gioco un valore strategico per raggiungere obiettivi:

– linguistici (sviluppo delle abilità comunicative, delle competenze lessicali e grammaticali),

– formativi (sviluppo cognitivo, culturale, delle competenze sociali e interazionali).

La didattica ludica nasce dalla glottodidattica, proposta per insegnare, appunto tramite un’attività in forma di gioco, la lingua straniera in tutti i suoi aspetti (grammaticale, lessicale, fonetico ecc..)

Il termine “ludica”, tuttavia, non deve tuttavia far pensare a un’attività ricreativa confinata nella sfera del gioco: in latino, ludus indicava anche il ludus letteratius, ovvero la “scuola dell’alfabeto” (corrispondente all’attuale scuola primaria).

Problem solving e didattica ludica

Un ambiente di apprendimento ludico è risultato, nelle varie esperienze della scuola italiana, motivante ed efficace in tutti i cicli (dal quello primario fino al secondario).

Il gioco inoltre permette di potenziare anche le capacità di problem solving dei discenti, poiché stimola la creatività e mantiene alto il livello di motivazione, visto come “sana competizione” nel gioco: la forma di apprendimento ludica risulta più coinvolgente e significativa rispetto a quelle tradizionali, favorendo così il consolidamento del sapere nonché la focalizzazione dei ragazzi più sul processo con cui si arriva a una soluzione, che non sulla soluzione stessa.

Un esempio, in tal senso, è il gioco dei “6 cappelli per pensare”, dove quando si cambia cappello (e lo si fa a turno nel gruppo di alunni) si interpreta un ruolo diverso, ragionando così in più modi (esempio: il cappello bianco è il ragionamento analitico e imparziale, il cappello rosso è l’espressione libera dell’emotività, e così via). Ciò aiuta a sviluppare spirito critico e creativo allo stesso tempo, nonché il cosiddetto “pensiero laterale”.

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