La Didattica Distanza (DAD) rappresenta l’UNICA strategia didattica possibile per fare scuola con la pandemia. Lettera

Stampa
ex

Inviato da Zelinda Soriano – Siamo di fronte alla più grande emergenza sanitaria che il nostro Paese ha affrontato dal dopoguerra.

Dopo l’annuncio fatto dal Premier il 9 Marzo 2020, da martedì 10 marzo l’Italia è diventata tutta zona rossa…e ci siamo riscoperti tutti più fragili e vulnerabili.

Al di là delle implicazioni di carattere strettamente sanitario, questa situazione determinerà un cambiamento epocale in tutti i settori della nostra vita…non ultima la Scuola. In pochi giorni, infatti, si sta realizzando la più grande riforma del nostro Sistema Scolastico; un cambiamento epocale, un cambiamento che coinvolge migliaia di persone, tra dirigenti, docenti e alunni….un cambiamento che interessa anche me.

Un cambiamento che non è stato preparato meditato e condiviso, che a tutti noi operatori della scuola ci è piovuto addosso e al quale non abbiamo potuto né abbiamo voluto sottrarci. Tuttavia, ed è inutile negarlo, un cambiamento che ha messo a nudo una serie di limiti sia di natura strettamente tecnica, ma anche e soprattutto difficoltà per chi, nel giro di poche ore, si è dovuto reinventare un lavoro senza avere il tempo di sperimentare né di sperimentarsi. Noi docenti, infatti, abbiamo dovuto trovare soluzioni alternative ad una situazione tanto grave quanto surreale; abbiamo dovuto metterci in discussione e lo abbiamo fatto con molto impegno e sicuramente non tutti in maniera ottimale, ma lo abbiamo fatto. Nella stragrande maggioranza dei casi siamo riusciti a mantenere un minimo di dialogo educativo con i nostri alunni, utilizzando spazi di condivisione attraverso i quali abbiamo la possibilità di interagire con le classi. Tutto ciò, al di là di quello che comunemente si pensa, ha richiesto e richiede un forte impegno da parte di tutti.

In alcuni Istituti come il mio, siamo stati avvantaggiati, infatti, mentre in molte scuole della penisola si scoprivano tutte le possibili applicazioni della G-Suite, da noi già da anni molti docenti utilizzano la Suite nella didattica quotidiana, da tempi non sospetti, mossi unicamente dalla continua esigenza di aggiornare il loro bagaglio professionale unitamente alla volontà di mettere a disposizione dei loro studenti strumenti sempre più innovativi, senza aspettare che fosse un virus a far scattare in loro la voglia di voler sperimentare. Ora però è diverso, mentre prima la Suite rappresentava una modalità, di certo innovativa e stimolante, con cui poter fare lezione, negli ultimi giorni la condivisione e la Didattica Distanza (DAD) rappresentano l’UNICA strategia didattica possibile. Ne siamo consapevoli tutti e tutti ci siamo messi a preparare videolezioni a predisporre materiale e a organizzare compiti e questionari. E spendiamo tempo e trascorriamo ore al computer, e organizziamo e sbagliamo e riproviamo…ma per la maggior parte dell’opinione pubblica, ci siamo guadagnati un altro mese di ferie pagate.

Nessuno riconosce il nostro lavoro, né dà valore al nostro impegno, che vi assicuro è tanto ed è quotidiano; nessuno ci scatta una foto mentre trascorriamo ore davanti allo schermo del nostro computer. Senza voler togliere nulla agli operatori sanitari, che in questi giorni difficili rappresentano per tutti noi vere e proprie ancore di salvezza, io da docente sono stanca di sentirmi dire in tono ironico…”tanto nei prossimi giorni avrai molto tempo libero”.

Io non l’ho scelto, io non lo volevo questo tempo libero!!!

La Scuola, ormai da anni, è parte integrante della mia vita e nei momenti critici, che come tutti ho attraversato, ha rappresentato sempre il porto sicuro, dove ho trovato sempre amici, confidenti, fratelli. Perché la scuola è fatta di uomini e di donne è fatta di ragazzi che come i nostri figli spesso ci fanno diventare pazzi, ma che ti riempiono la vita… e che ora mi mancano.

Mi manca il “Buongiornissimo” di Michael che rallegra ogni mia mattina, anche le mattine meno allegre; mi manca il ciarlare colorito e allegro che ti accoglie quando entri in classe e che, a volte, ti infastidisce; mi mancano i battibecchi irriverenti con Mario; mi manca Emanuele il quale al mio saluto “ci vediamo domani” risponde, dandomi rigorosamente del Lei, “a che ora viene?” e non ho ben capito se me lo chiede perché non vede l’ora di rivedermi o perché non vorrebbe vedermi mai più!!!!

Nonostante tutto non ci fermiamo continuiamo la nostra attività anche se da casa. Pochi giorni fa abbiamo partecipato ad un incontro di aggiornamento che era già stato previsto e che è stato svolto in videoconferenza; per noi la volontà di andare avanti rappresenta l’ennesimo tentativo di sdrammatizzare una situazione come quella che stiamo vivendo, tanto surreale quanto drammatica.

Uniti anche se distanti…è lo slogan che rimbalza su tutte le reti nazionali; in questi giorni siamo fisicamente lontani ma comunque molto vicini, e questo al di là dei ruoli istituzionali, perché tutti i colleghi, la nostra Dirigente, i tecnici, gli studenti sentiamo forte il desiderio di voler condividere opinioni, stati d’animo, sentimenti, quasi a voler ribadire con forza che ci sentiamo parte di una comunità più che un Istituto.

Ieri durante una videoconferenza con una delle mie classi, scherzando mi sono scusata per la mia versione “casalinga” ben diversa da quella precisa e curata che cerco di tenere ogni giorno, un mio allievo mi ha risposto “Prof. non si preoccupi, ci conosciamo da 5 anni”, come per dire ormai siamo di famiglia. Ecco questi sono i ragazzi…i miei ragazzi e il nostro non può essere considerato semplicemente “un lavoro”.

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur