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La didattica CLIL e i suoi fondamenti: un breve percorso storico

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I metodi di insegnamento e la didattica si sono evoluti nel tempo in una maniera che potremmo persino definire rivoluzionaria. Già a partire dagli anni Novanta le nuove tecnologie hanno avuto un notevole impatto sulla scuola, rendendo possibile l’uso e la sperimentazione di nuovi metodi. Nell’ambito della didattica attraverso l’uso del CLIL nel 2010 Coyle, Hood e Marsh hanno suggerito, attraverso il loro schema triangolare del Language Triptych (“Trittico del linguaggio”), l’idea che nel CLIL l’insegnamento della lingua debba essere riorganizzato basandosi su una triplice declinazione: la lingua straniera, infatti, è contemporaneamente lingua di apprendimento (language of learning), lingua per l’apprendimento (language for learning) e lingua attraverso l’apprendimento (language through learning).

Come attraverso il language of learning, il language for learning) e il language through learning si facilita l’apprendimento?

Attraverso la metodologia CLIL vengono appresi nel contempo i contenuti trattati in lingua straniera e la lingua straniera stessa impiegata, mediante un uso di essa differente da quello che caratterizza lo studio della lingua straniera intesa come disciplina scolastica, incentrato principalmente sull’acquisizione di nozioni grammaticali e culturali. Si tratta dunque di acquisire conoscenze e competenze linguistiche avvalendosi di una modalità di apprendimento che è sempre stata utilizzata nel corso della storia: infatti chiunque, per un motivo o per un altro, si sia spostato dal proprio luogo di nascita e si sia trasferito in altri contesti nei quali si parlassero altre lingue ha conosciuto nuovi linguaggi e preso coscienza di nuovi stili di vita, essendosi reso necessaria, per le situazioni quotidiane, la conversazione tra pari, la gestione di situazioni e lo svolgimento di compiti in un linguaggio diverso dalla lingua nativa. Pertanto questo è un modo naturale di apprendere una nuova lingua, ma anche di apprendere idee, comportamenti, stili di vita e culture nuove.

A cosa fanno riferimento le quattro C evidenziate da Coyle per una nuova didattica fondata non più solo sull’alfabetizzazione strumentale ma soprattutto culturale?

La centralità della questione culturale è anche sottolineata da Coyle (1999) quando afferma che la metodologia CLIL nasce dalla fitta relazione fra quelle che lei definisce le quattro C: contenuto, apprendimento, comunicazione e cultura (“content, cognition, communication and culture”). Un apprendimento consapevole sarà possibile attraverso una maturazione nella conoscenza, nelle abilità e nella comprensione dei contenuti, grazie al coinvolgimento in un processo cognitivo integrato, all’interazione nello specifico contesto comunicativo e a una consapevolezza crescente della propria  e delle altrui identità culturali.

In riferimento a ciò la studiosa precisa che “la classe CLIL ha una posizione privilegiata nell’offrire opportunità di sviluppare questa consapevolezza in due modi: rendendo espliciti i legami impliciti fra lingua e cultura, e collegando, unificando interpretazioni alternative dei contenuti radicati nelle diverse culture”. Per fare un esempio, nella scelta degli argomenti da sviluppare in un percorso CLIL di Antropologia culturale proposto in un Liceo delle Scienze umane, la trattazione del tema “Cultura e identità” viene proposto, mediante l’utilizzo di testi, attraverso una varietà di visioni e di interpretazioni che portano il segno di valori e significati differenti. Nel caso seguente l’utilizzo della lingua straniera è strumentale ed ha uno scopo ben preciso: aiutare il discente nella comprensione degli argomenti centrali della disciplina aumentandone la consapevolezza e la qualità di apprendimento.

L’utilizzo di una lingua straniera nella presentazione di contenuti disciplinari non può non fare i conti con la riflessione accurata sugli stessi. Analizzare attentamente quali argomenti si prestino più di altri ad interpretazioni di differente matrice culturale si ricollega non solo alla scelta metodologica ma anche a quella contenutistica. In tal maniera l’obiettivo della lezione CLIL non sarà solo quello dello svolgimento in lingua straniera dei contenuti scelti ma anche quello di stimolare i processi di riflessione, elaborazione e confronto tra le differenti possibilità di lettura dei contenuti proposti, tra cui quella relativa alla cultura propria e nella propria lingua madre. La matrice bilingue del CLIL comprende pertanto la capacità dei discenti di analizzare criticamente i temi proposti dall’insegnante, appartenenti alla propria cultura o alla cultura della lingua straniera utilizzata. È implicito in questa dinamica il collegamento con il punto di vista interdisciplinare e interculturale che sfrutta il contatto interlinguistico.

Quale altra metodologia didattica affiancare a quella CLIL?

Per quanto concerne gli aspetti metodologici, inoltre, è caratteristico di questo approccio il collegamento con una didattica dialettica che non sia solo capace di mettere in contatto ma anche di elaborare punti di vista, mediante un approccio basato sull’obiettivo e non solo sul contenuto, attento al processo e non solo al risultato. Il termine “solo” qui è fondamentale dal momento che un approccio non prende il posto dell’altro (l’acquisizione delle conoscenze deve essere garantita) ma si spinge oltre nel tentativo di suggerire e stimolare un processo di elaborazione della conoscenza e della risoluzione di problemi. L’obiettivo, dunque, non è più solamente quello di descrivere fatti o esprimere concetti, bensì di elaborarli, comprenderli in profondità e di renderli propri mediante l’agire linguistico.

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