La didattica a testa in giù. Lettera

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Inviato da Marzia Sgambellone – L’arrivo dello tsunami covid19 in Italia è stato causa di una crisi sociale, economica e culturale.

La scuola chiusa improvvisamente e definitivamente chiede ai suoi docenti di continuare la loro opera, attivando una didattica a distanza (oggi DDI) da destinare agli studenti di ogni ordine e grado, costretti ad un disastroso isolamento culturale e sociale.

Didattica mai sperimentata, mai ipotizzata, mai testata. Non vi erano a riguardo né corsi di aggiornamento, né esperti, né tantomeno linee guida da poter consultare. Eppure tutti i docenti titolari e supplenti hanno garantito, seppur a distanza, la quasi totale copertura delle attività didattiche previste dal curricolo e dalla programmazione, naturalmente formulata e riformulata, fino al raggiungimento di una condizione stabile, frutto di un’analisi approfondita delle risposte e dell’esigenze del “classe digitale”.

Tutto ciò ha promosso l’autoformazione dei docenti sulla didattica digitale. Processo consolidato dagli infiniti momenti di interazione tra docenti utilizzati anche per studiare il modo più appropriato di ricalibrare gli interventi, infiniti tempi di preparazione dei materiali di lavoro e delle lezioni (sincrone e asincrone), infiniti dubbi è una sola certezza: la scuola non può fermarsi!

In una situazione di emergenza così drammatica, i docenti hanno dimostrato di saper insegnare anche appesi a testa in giù da un grattacielo ed è veramente deludente, dopo tutto questo, dover ascoltare frasi del tipo: “ […] i concorsi nella scuola si facciano […] secondo un principio di merito”. Il merito, con tutto il rispetto, non viene decretato dal fatto che si è superato un concorso, il merito si dimostra sul campo, tutti i giorni, affrontando e risolvendo problemi che nessun concorso può insegnare ad affrontare e risolvere, d’aiuto può essere l’esperienza accompagnata da una solida formazione culturale.

Oggi ci troviamo nella situazione in cui, dopo mesi trascorsi a riprogettare l’intera organizzazione dell’ambiente scolastico per garantire la sicurezza alla salute degli studenti, il covid19 entra nelle nostre classi portato da fuori. Perché? Perché il sistema sanitario è al collasso, perché il monitoraggio dei tracciamenti è saltato, perché nessuno vuole prendersi delle responsabilità impopolari. Tutti continuano a ripetere come un mantra: “Scuole aperte!”. Ma in una situazione di emergenza sanitaria, di crisi umanitaria e di pandemia mondiale, con del personale già formato ed una DDI già testata è davvero necessario rischiare tutto questo?

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