La Didattica a distanza e il supporto a Scuola, docenti, famiglie e studenti

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Il Coronavirus con la modificazione di tutte le abitudini comunicative e relazionali, con la clausura imposta per legge (ma necessaria), con la condivisione degli spazi, spesso angusti, per tutte le 24 ore giornaliere (con tutti i familiari, sovente con quelli con i quali non si ha un ottimo rapporto), con la cessazione dell’attività lavorativa, talvolta il licenziamento, con la mancanza del denaro, ha di fatto indebolito gli italiani, specie quelli che già percorrevano, angosciati, il lungo e irto sentiero della precarietà.

La scuola, però, nonostante tutto, continua a essere assai vicino ai suoi alunni, alle famiglie (talvolta smarrite), ma anche ai propri docenti, persi nei meandri, alcune volte sconosciuti, della tecnologia; ma pur sempre vivi e determinati, come sempre, oggi, talvolta, più di prima.

La scuola vicina agli studenti

Aveva affermato il ministro Azzolina: “Io ritengo che la vicinanza agli studenti al momento è prioritaria”, perché “sono smarriti, non hanno più la loro routine. Gli insegnanti sono fondamentali dal punto di visto emotivo, soprattutto in quelle zone come la Lombardia in cui l’isolamento e la tristezza si stanno combattendo anche grazie alla scuola; i professori regalano momenti di serenità in momenti tristissimi”.

Elementi ribaditi nella sua vibrante lettera agli studenti che diventano toccanti quando afferma “in questi giorni difficili sento ancora di più il dovere di stare vicino a tutta la comunità della scuola italiana. (…) Stiamo affrontando una stagione eccezionale, un’emergenza senza precedenti. I problemi non mancano, ma li stiamo affrontando. Tutti insieme. Una nuova comunità educante nascerà da questa esperienza, con una ritrovata capacità di far bene e potrà stringersi attorno alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi mentre la campanella li chiamerà a tornare in classe”. E la scuola pare davvero avere fatta propria questa richiesta e non solo nella didattica, ma anche diventando orecchio attento delle tante voci sconsolate, dei cuori afflitti, delle inquietudini familiari. Capace di ascoltare, indistintamente, alunni e genitori, come anche, talvolta, gli stessi docenti spaesati.

Dobbiamo aiutare scuola, famiglie e studenti

È evidente che l’attuale è un momento eccezionale per la vita di ciascuno. Ed essendo un “unicum”, questo periodo della storia, la scuola ha necessità di ascoltare, consigliare, avvolgere nel suo caleidoscopio di offerte. Scrive la professoressa Irene Mammarella, dell’Università di Padova e AIRIPA; editing “in questo momento di indeterminatezza, nel quale facciamo fatica a fare previsioni a lungo termine, è bene cercare di offrire delle semplici indicazioni di massima per aiutare scuola, famiglia e studenti”. A partire proprio dalla famiglia, prima ancora che dalla didattica a distanza. Prima ancora di illustrare la piattaforma dove lavorare da casa, prima ancora di inviare i compiti, sarebbe necessario e utile che la scuola, attraverso i propri insegnanti, attraverso lo sportello di ascolto (se ne è dispone uno) o attraverso lo psicopedagogista, fornisca, ai genitori alcuni suggerimento per non trasformare questa lunga pausa, oggi prorogata sino alla prima settimana di maggio, in un lungo calvario. Irene Mammarella, per esempio, suggerisce che i “genitori dovrebbero cercare di fornire una strutturazione della giornata, in base all’organizzazione che ogni famiglia riuscirà a darsi. Non tutti infatti potranno usufruire di modalità di lavoro agile o telelavoro, per questo motivo ogni famiglia dovrà cercare di strutturare delle attività al meglio, in base a chi si occuperà del bambino/dei bambini, dando delle indicazioni di massima”. E prima di tutto intervenendo per chiarire meglio a cosa è dovuta questa lunga, interminabile, pausa della vita relazionale (e nel mondo) e non solo didattica, premettendo che non è una vacanza lunga come l’estate. “Per questi motivi, si auspica, per quanto possibile – scrive Mammarella – di mantenere le solite routine legate all’orario della sveglia, della colazione”. Senza dimenticare però (e questo lo devono considerare i docenti) che “non essendoci, tuttavia, attività didattiche in presenza, è poco conveniente pensare che un bambino/studente possa passare 5 ore di fila a svolgere i compiti e le attività assegnate. In altre parole, è preferibile non pretendere che i bambini/ragazzi svolgano delle attività in modo consecutivo come farebbero a scuola. Riuscire a prevedere una pianificazione settimanale delle attività da svolgere, che tenga conto di impegni scolastici ed extra-scolastici, costituirebbe una condizione ottimale di gestione”.

Il diario metacognitivo e Planning settimanale

I genitori potrebbero domandare ai propri figli di compilare un “Diario metacognitivo” e un “Pleanning settimanale” schematico delle attività da portare a termine e di raccontare, anche attraverso una vera e propria struttura narrativa, cosa è stato fatto durante la giornata, avendo cura di relazionare sulla difficoltà del compito e quanto il figlio (di qualunque ordine e grado dell’istruzione) ritiene, in una sorta di autovalutazione, di aver svolto con perfezione quanto gli era stato dato in consegna dagli insegnanti, così da valutare, costantemente e tempestivamente, i progressi e gli obiettivi raggiunti autonomamente. È, dunque, necessario, non lasciare mai i figli da soli.

La consulenza psicologica e il “Vademecum” del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli psicologi

Ma la scuola non deve mai abbandonare la sua missione di prossimità ad alunni e genitori, e neppure quella di vicinanza ai suoi docenti. A tal riguardo, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli psicologi, ha predisposto un breve vademecum che “non vuole essere esaustivo né sostituirsi ad un aiuto professionale. È un contributo per riflettere ed orientare al meglio i nostri pensieri, emozioni e comportamenti – individuali e collettivi – di fronte al problema Covid-19” scrive David Lazzari, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli psicologi. Uno strumento di cui la scuola non può fare almeno. Di cui, per la verità, non può fare almeno, un insegnante.

Nello specifico, il documento individua il seguente decalogo che si farebbe bene a tenere, sempre, presente:

  1. “Attenersi ai fatti, cioè al pericolo oggettivo.
  2. Non confondere una causa unica con un danno collaterale
  3. Se il panico diventa collettivo molti individui provano ansia e desiderano agire e far qualcosa pur di far calare l’ansia, e questo può generare stress e comportamenti irrazionali e poco produttivi.
  4. Farsi prendere dal contagio collettivo del panico ci porta a ignorare i dati oggettivi e la nostra capacità di giudizio può affievolirsi.
  5. Pur di fare qualcosa, spesso si finisce per fare delle cose sbagliate e a ignorare azioni protettive semplici, apparentemente banali ma molto efficaci (cfr. elenco qui sotto).
  6. In linea generale troppe emozioni impediscono il ragionamento corretto e frenano la capacità di vedere le cose in una prospettiva giusta e più ampia, allargando cioè lo spazio-tempo con cui esaminiamo i fenomeni.
  7. È difficile controbattere le emozioni con i ragionamenti, però è bene cercare di basarsi sui dati oggettivi. La regola fondamentale è l’equilibrio tra il sentimento di paura e il rischio oggettivo.
  8. Guardare la paura del coronavirus in prospettiva.
  9. L’indignazione pubblica sui media accentua alcune paure, come quelle per gli attacchi terroristici e i criminali armati, e induce a sottovalutare altri pericoli oggettivi a cui siamo abituati. Le caratteristiche del panico per coronavirus lo avvicinano ai fenomeni improvvisi e impressionanti che inducono panico perché sollevano l’indignazione pubblica.
  10. Siamo preoccupati della vulnerabilità nostra e dei nostri cari e cerchiamo di renderli invulnerabili. Ma la ricerca ossessiva dell’invulnerabilità è contro-producente perché ci rende eccessivamente paurosi, incapaci di affrontare il futuro perché troppo rinchiusi in noi stessi”.

Task force del MIUR per emergenze educative”

Nel documento elaborato dal ministero dell’Istruzione, in collaborazione con la équipe clinica e medico-psicologica dell’IdO di Roma, la “Società Italiana di Pediatria” e il portale di informazione “Diregiovani” al fine di offrire alle scuole, di ogni ordine e grado, percorsi in grado di integrare e arricchire e supportare la didattica curriculare, denominato “Task force del MIUR per emergenze educative”, si legge che “La scuola oggi, come in ogni emergenza che il nostro Paese ha vissuto, dimostra tutta la sua forza e la sua capacità di tenere unita la comunità. In questo momento particolare, che riguarda tutti, su tutto il territorio nazionale, dirigenti scolastici e docenti sono ancora una volta in prima linea per sostenere i loro alunni e le famiglie. La didattica a distanza ha permesso, e sta permettendo, di continuare a garantire il diritto allo studio e di restare ‘vicini’,

in relazione continua, pur sapendo che nulla può sostituire la presenza in classe e il contatto umano, diretto tra insegnanti e discenti”. Per queste ragioni e con queste premesse “è necessario, però, fare un passo ulteriore per sostenere e mantenere vivo il rapporto scuola-studenti e scuola-famiglia attraverso l’avvio di percorsi che vadano oltre la didattica e possano essere di supporto in questa situazione di forte stress che interessa tutte le componenti della comunità scolastica”.

Attività proposte

Il documento, nello specifico, prevede e suggerisce delle attività dirette a studenti, genitori e docenti al fine di sorreggerli nell’affrontare il difficoltoso attimo attuale che impone un mutamento nella quotidianità di ciascuno di noi.

È necessario, si legge nel documento “andare oltre la didattica, infatti, appare fondamentale per poter essere al fianco di docenti, famiglie, bambini e ragazzi e accompagnarli nel confronto con l’emergenza e le sue conseguenze, pratiche, emotive e psicologiche”.

Nello specifico sarebbe utile e necessario:

1. Supporto alle famiglie

Sarebbe utile che un’equipe multi-specialista (anche con il supporto delle ASP competenti e non solo della scuola, dunque) faccia da supporto delle famiglie per coordinare e comprendere, anche a distanza, le difficoltà e i bisogni specifici di alunni e genitori.

2. Telefono di supporto e funzionale all’ascolto

Sarebbe necessario istituire, almeno in ogni comune italiano (in proporzione, chiaramente, al numero degli abitanti delle città), una equipe di psicologhe (utilizzando quelle in servizio nelle scuole, a vario titolo) “in ascolto” dei giovani, ma anche dei docenti e delle famiglie per garantire, anche se a distanza, un servizio importantissimo come quello dello sportello d’ascolto. “Un percorso – si legge nel documento – di accompagnamento per gli studenti che affrontano la solitudine, la paura e l’angoscia in questa ‘quarantena’ forzata. Un luogo virtuale dove docenti e famiglie possono porre domande e sciogliere dubbi trovando risposte e sostegno continuo”.

3. Formazione docenti

È necessario realizzare dei percorsi di formazione, in modalità FaD, per i docenti per fornire loro gli strumenti indispensabili per poter gestire l’ansia e lo stress dei loro alunni.

4. Approfondimenti per gli studenti

È necessario “cambiare le proprie abitudini quotidiane, infatti, non è semplice, come non lo è adattare le tecniche di studio e di apprendimento alla situazione nuova a cui i ragazzi debbono abituarsi”.

5. Sondaggio online

Sarebbe utile predisporre, si legge nel documento “Task force del MIUR per emergenze educative”, “un sondaggio destinato ai ragazzi al fine di indagarne lo stato emotivo e psicologico in questo momento particolarmente complesso, disegnando un quadro esaustivo della situazione attuale. I quesiti saranno incentrati sul cambiamento in atto nella loro quotidianità, sulle loro conoscenze riguardo l’argomento specifico e i loro timori”. Il questionario servirà per ricavare i dati di maggior interesse e per avere una visione chiara del fenomeno legato al Coronavirus.

La Circolare 3143 del 1° aprile 2020 dell’USR Toscana

La Circolare 3143 del 1° aprile 2020 dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana, avente ad oggetto “Ministero dell’Istruzione – Supporto psicologico dirigenti scolastici, docenti, studenti e famiglie”, così prescrive:

“Al fine di supportare Dirigenti scolastici, docenti, studenti e famiglie in questa emergenza si trasmette, in allegato, una proposta di assistenza psicologica stilata nell’ambito delle attività della Task Force per le Emergenze Educative del Ministero dell’Istruzione, dall’Istituto di Ortofonologia di Roma, dalla Società Italiana di Pediatria e dal portale di informazione Diregiovani al fine di offrire alle scuole, di ogni ordine e grado, percorsi in grado di integrare e arricchire e supportare la didattica curricolare.

Si coglie l’occasione anche di informare le SS.LL. dell’esistenza dei servizi offerti a livello regionale:

Supporto per alunni

per dare voce ai ragazzi che vivono un momento di malessere, di disagio, e hanno voglia di parlare con una voce amica attraverso chat peer to peer – validate e conformi legge Privacy – con operatori appositamente formati, seguiti passo passo da psicologi del Meyer e dell’Ospedale Bambino Gesù Fondazione Fratini: App To Young per tablet e smartphone Android e Apple http://apptoyoung.it/com. Firenze: “Youngle – Zona di sopravvivenza under 20” su Facebook attive dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 20, e dalla domenica al giovedì dalle 21 alle 23.

Supporto per dirigenti, insegnanti e famiglie

Meyer sostegno psicologico, dedicato alle famiglie con i bambini a casa, telefonando allo 055/5662547 attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30, o con mail scrivendo a [email protected] (dedicato esclusivamente al sostegno psicologico, non fornirà nessun tipo di informazioni sanitarie). Purché espressamente in accordo con i genitori e introdotti da essi, potranno rivolgersi al servizio anche bambini e ragazzi.

Ordine degli psicologi della Toscana servizio a disposizione dei cittadini (max per 30 minuti) tutti i giorni dalle 9 alle 19 al numero 331/6826935”.

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