La DAD preoccupa sia i genitori che gli insegnanti, troppe ore davanti allo schermo e poca attività fisica [LE TESTIMONIANZE]

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DAD sì o no? Sì per necessità, no per troppo tempo. DAD per i più piccoli diventa un mortificante surrogato della scuola in presenza, qualche bambino manifesta insofferenza, distrazione, noia. Le testimonianze dei genitori, le testimonianze degli insegnanti, che si stanno prodigando pere rendere meno difficoltoso questo periodo.

“DAD disastro totale: troppe ore davanti ad uno schermo per troppo tempo!
Sono la mamma di due ragazze di 22 (università) e di 15 (2′ superiore) anni da mesi chiuse in casa.
Chi non vive questa realtà non può capire come si possa sentire un adolescente isolato dal suo mondo. Isolato dagli amici, dai compagni di scuola, senza lo sport, senza alcuna possibilità di sfogo!
Mi fa arrabbiare quando le persone mi dicono: “Ma le tue sono grandi, si arrangiano …”
Certo si arrangiano e possono stare a casa da sole, ma la salute mentale??? Ogni giorno che passa aumenta sempre più la fatica, la stanchezza e la demotivazione che questa situazione comporta. Tutte le mattine, la più piccola deve fare 5 ore di video lezione, quando non sono addirittura 6, più i compiti per casa e più i lavori di gruppo in video conferenza.
Non ce la fanno davvero più a continuare così!
Non capisco come non venga considerata una priorità far tornare TUTTI a scuola in presenza e in sicurezza, non solo i più piccoli.
Grazie per l’attenzione
Una mamma preoccupata

“Innanzitutto sono felice che finalmente qualcuno chieda un parere in merito a questa situazione pesantissima che stiamo vivendo. Sembra che nessuno si stia chiedendo come le famiglie stiano sopravvivendo…
Io scrivo sia in qualità di insegnante di scuola secondaria di primo grado, sia in veste di mamma di due bambini, uno di 10 anni e uno di 4.
A casa ancora una volta ci troviamo, come lo scorso anno, a vivere un incubo.
Il maggiore deve seguire le videolezioni e il fratello va impegnato affinché non lo disturbi con pianti, urla o semplicemente giocando.
Nel mentre, mio marito, quando riesce a stare a casa, dovrebbe lavorare… Ma non c’è verso. Ogni due minuti il piccolo chiama e chiede attenzioni.
Io lavoro part-time. Non posso usufruire per ora del lavoro agile pertanto, a volte sto a casa con congedo parentale oppure intervengono i nonni ad aiutare e stanno loro coi miei figli. Ma i nonni, due settantenni, dovrebbero stare distanti poiché sono le persone più a rischio. Ma alternative non ce ne sono.
Io vado a scuola con due alunni in aula. Sto con loro e cerco di seguire con loro una didattica più “normale” e piacevole possibile connettendoci con la classe che è a distanza. Ma anche i miei figli intanto sono a distanza: io a scuola, loro a casa. E il pensiero corre sempre là.
Dall’8 marzo ho iniziato la dad ma anche la GAD (genitorialità a distanza).
La dad di mio figlio, tra lezioni e compiti, lo tiene molte ore davanti al PC. Per poter vedere gli amici, effettua videochiamate durante le quali svolge i compiti “in compagnia” e scambia qualche parola con i compagni. Ormai ogni relazione è virtuale. Ormai le giornate si svolgono davanti a un Pc o un tablet, o uno smartphone.
È difficilissimo.
È faticoso gestire lavoro, casa, famiglia e scuola dei propri figli.
Ogni giorno mi confronto con amiche che vivono lo stesso disagio: condividiamo pensieri, fatiche, dispiaceri. Condividiamo e ci ascoltiamo fra noi perché purtroppo nessuno sembra volerci ne ascoltare.
Avrei molto altro da dire…. Ma non posso stare ancora alla tastiera perché devo tornare ad occuparmi di tutta la famiglia.
Grazie per avermi ascoltata.
Una mamma lavoratrice come tante…”

“sono una mamma con i suoi figli in dad, di 16 e 12 anni. Tra lezioni al mattino e compiti/studio non hanno tempo di fare altro.. Per non parlare delle ore seduti e della vita sedentaria costretti a fare, che forse è la cosa più drammatica secondo me. Questo è ciò che penso e sono fortemente preoccupata per loro”

Sono una docente di scuola primaria. Quello che stiamo vivendo, definito ormai da tutti un’emergenza sociale , sta diventando davvero una catastrofe sociale, non lo dico giusto per dire ma lo penso come docente e lo vivo da mamma . Ormai i miei due figli di  non frequentano più attività sportive da un anno, non abbiamo contatti sociali e rari contatti familiari . Sono davvero preoccupata per l’apatia che sta prendendo piede in loro … le videolezioni che stanno salvando i programmi da svolgere e l’anno scolastico non certo sono positivi sui bimbi della primaria.

la DAD è un fallimento, la scuola non si riassume in nozioni su nozioni da ingoiare e metabolizzare, quella si chiama Università e neppure. Allora io dico, iniziamo a riconoscere il fallimento della DAD come sostituto alla scuola in presenza, e ripartiamo da questo. Offriamo ai nostri bambini qualche servizio in più…dei piccoli momenti di didattica in presenza in sicurezza, degli incontri anche di poche ore. l’Uso esclusivo della DAD per i bambini della primaria li sta facendo morire dentro….”

È passato un anno di quella che era considerata un emergenza e che doveva portare almeno in questo tempo a portare ad elaborare un progetto serio ed omogeneo nell’ipotesi di chiusura delle scuole. Ed invece assistiamo alle offerte più diversificate, senza un filo comune se non quello dettato dalle Indicazioni ministeriali. Queste tuttavia lasciano ampio spazio di gestione, partendo da un minimo di ore da effettuare in sincrono che può permettere, qualora lo si decida, di far stare un bambino della scuola primaria anche quattro ore davanti ad un computer.
Credo che qualcosa ci sia sfuggito di mano o quantomeno in un anno intero non siamo riusciti davvero a proporre qualcosa di sensato.
Che senso ha poi chiudere le scuole dalla porta se comunque gruppi di alunni potranno usufruire di lezioni in presenza “passando dalla finestra” dell’alternanza in classe?”

Ordine degli Psicologi: effettivi negativi della didattica a distanze sulle relazioni familiari

L’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per il Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi mostra come l’indicatore di stress si attesta al 64%, registrando un +3% rispetto alla settimana precedente.
A pesare maggiormente sulla salute psicologica dei cittadini sono sempre le restrizioni dettate dall’emergenza e la paura del contagio (41%), la crisi economica (16%) e lavorativa (15%), ma è preoccupante il sensibile incremento degli italiani che si dicono stressati per il rapporto con i figli: +3% in una settimana, un boom a pochi giorni dal ritorno alla didattica a distanza che non è certamente casuale. Nel complesso il peso delle relazioni con figli, partner e colleghi raggiunge il picco del 17% come motivo di stress.

La paura di contrarre il virus e i suoi riflessi sul piano economico e lavorativo continuano ad essere i principali fattori di stress per gli italiani – afferma David Lazzari, presidente del Cnop -, ma una crescita così repentina delle preoccupazioni per il rapporto con i figli è indicativa dei disagi psicologici e degli effetti negativi della didattica a distanza sulle relazioni familiari. Servono nuove strategie da parte del governo per affrontare questo tema, assicurando un adeguato sostegno psicologico a tutte le famiglie e non solo a chi può permetterselo“.

DAD, bambini per 5 ore davanti allo schermo e due – tre ore di compiti pomeridiani. È scuola?

 

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