La Dad non “ha cambiato” i docenti: alle superiori, per 9 su 10, lezioni tradizionali anche online. RAPPORTO INDIRE

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Nello scorso anno scolastico i tre quarti delle lezioni, oltre il 72 per cento, si sono svolte in presenza. Il dato è stato pubblicato dall’Indire in questi giorni all’interno del report “Impatto della pandemia sulle pratiche didattiche e organizzative delle scuole italiane nell’anno scolastico 2020/21″.

L’indagine condotta da Indire è stata svolta online mediante un questionario che ha coinvolto un novero selezionato di 2.546 docenti a tempo indeterminato, non di sostegno. Il report mette in luce come, di questi docenti, 1.994 siano donne, 552 uomini.

Emerge poi che il 26,8% insegna presso le scuole primarie, il 20,3% è docente di scuole secondarie di primo grado, il restante 52,9% è insegnante nelle scuole secondarie di secondo grado. Inoltre, stando sempre ai dati rilevati, il 38% ha un’età compresa tra i 44 e i 55 anni.

Circa la provenienza geografica, emerge che il 20,1% proviene dalle regioni del nord ovest, il 26,7% da quelle del nord-est, il 17,4% è del centro Italia, il 35,8% del sud e delle Isole.

L’Indire ha anche rilevato che sempre nell’a.s. 2020/21, “la maggioranza degli insegnanti italiani hanno sperimentato con frequenza la didattica a distanza (68,6%), mentre quasi la metà ha optato per la didattica ibrida (48,2%) e quella alternata (45,2%)”.

Gestione della didattica

Anche con la Dad la gestione della classe in blocco, tenendo il gruppo assieme e facendogli svolgere gli stessi compiti (spiegazioni, interrogazioni, esercizi, verifiche), è infatti rimasta la modalità più utilizzata dagli insegnanti. Soprattutto alle superiori, dove oltre 9 su 10 l’hanno adottata come strategia prioritaria (92,8%). Qualcosa di simile è accaduto alle scuole medie, dove in oltre 8 casi su 10 si è fatta la solita lezione, anche “a distanza” (84,3%). I più fortunati, se così si può dire, sono stati i ragazzi della scuola primaria: la lezione collettiva è stata la forma più diffusa per il 79% dei docenti.

Le lezioni dialogiche (più teoriche che pratiche) siano rimaste la pratica più usuale tra i docenti di tutte le scuole: sia alla primaria con l’89,7%, sia nella secondaria di primo (91,3%) e secondo grado (85,5%).

Anche che “a livello di metodologie, facendo riferimento alle Linee Guida della Didattica Digitale Integrata del MI per l’anno 2020/21”, sono “state ampiamente utilizzate dai docenti metodologie didattiche innovative e interattive, quali il Project-Based Learning, la Flipped classroom, il Debate, l’Apprendimento cooperativo, la Didattica breve, che erano tra quelle raccomandate dal Ministero. Anche “se alcune di esse erano già adottate anche prima della pandemia” e comunque il libro di testo è rimasta la risorsa più usata.

In merito alla frequenza di utilizzo delle risorse didattiche, l’uso di supporti e risorse per la didattica, pur con qualche cambiamento rispetto a prima della pandemia, sembra non aver intaccato il primato detenuto dal libro di testo, che risulta ancora essere tra le risorse più frequentemente utilizzate. Nella scuola primaria, il 53,9% dei docenti l’ha utilizzato “sempre” e nel 39,7% “spesso”; nella scuola secondaria di primo grado, le percentuali sono rispettivamente del 49,3% e del 38,5%, mentre nella secondaria di secondo grado sono del 46,8% (“sempre”) e del 38,4% (“spesso”).

Le risorse didattiche utilizzate nella scuola primaria dalla maggioranza dei docenti comprendono, oltre al libro di testo, contenuti digitali o espansioni digitali dei libri di testo, contenuti scannerizzati provenienti da altri libri di testo, contenuti digitali autoprodotti per le lezioni, contenuti provenienti da fonti informali, contenuti provenienti da spunti educativi offerti da webinar o da altre iniziative di formazione.

Il report completo prodotto dall’Indire sull’Impatto della Pandemia sulle Pratiche Didattiche e Organizzative delle Scuole Italiane nell’Anno Scolastico 2020/21: cliccare qui.

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