La DAD funziona se c’è umanità, altrimenti si porta acqua in un secchio bucato. Lettera

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inviata da Gianni Mereghetti – Carissimo direttore, sto facendo di tutto per rispondere con gli strumenti informatici alla domanda che viene oggi dagli studenti e dalle studentesse, lo sto facendo non dalla scuola, ma come volontario a Portofranco  in aiuto a chi ha bisogno. 

Sto facendo di tutto per stare al passo della velocità a tratti impossibile della DAD, ma non riesco a stare all’altezza. Primo perchè spesso le richieste sono troppo alte dal punto di vista quantitativo, sembra che vi sia una corsa a dare il massimo numero di esercizi possibile! Secondo perchè rispondo a richieste tipicamente scolastiche, ma più vi rispondo più emerge un bisogno più profondo, quello di essere guardati, quello di essere ancora amati.

Allora mi sembra evidente che anche con gli strumenti online io non devo limitarmi a fare bene i compitini che gli insegnanti attribuiscono o a comunicare un metodo di lavoro che sembra essere latitante, c’è bisogno di qualcosa di più, dentro lo schermo deve vibrare l’umano, il mio sguardo deve attraversare lo strumento per toccare il desiderio di felicità.

Questo è il problema oggi, in attesa di tornare in presenza, trovare un modo di essere in presenza online. Senza sfondare lo schermo con il proprio sorriso, senza trapassarlo con la propria umanità tutto questo sforzo rimarrebbe inutile, portare un po’ di acqua in un secchio bucato.

Oggi è il desiderio di essere guardati che si deve raggiungere e lo si può fare solo se si ha un’umanità che vibra per l’altro.

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