La DaD è un provvedimento tampone, non è soluzione all’emergenza. Lettera


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Inviato da Guido Regonelli – Nelle settimane passate, in piena emergenza Covid19, vari media hanno riportato dati sulla possibilità degli studenti di collegarsi e poter svolgere lezioni online.

Alcuni titoli indicavano che uno studente su quattro non ha device o alcun collegamento ad internet.

Recentemente Orizzonte Scuola ha pubblicato un intervento del deputato Sasso (Lega Nord) che, in polemica con la Ministra Azzolina, affermava che “ancora oggi, a quasi 3 mesi dall’inizio dell’emergenza, uno studente su 3 non è raggiunto dalla didattica a distanza”.

Sono affermazioni fuorvianti che travisano i dati che da mesi sono stati pubblicati da ISTAT (https://www.istat.it/it/files//2019/12/Cittadini-e-ICT-2019.pdf) e di cui riporto alcuni estratti.

Quando si dice che il 33,8% delle famiglie non ha computer o tablet in casa, il calcolo include anche famiglie composte esclusivamente da single e anziani. Il dato invece interessante è che i1 “12,3% dei ragazzi tra 6 e 17 anni non ha un computer o un tablet a casa”, quindi poco più di uno studente su 10 non possiede tablet o PC.

Istat specifica anche che “la quasi totalità delle famiglie con almeno un minorenne dispone di un collegamento a banda larga (95,1%)”
La motivazione che porta una famiglia a non avere una connessione internet non è per la maggior parte dei casi economica. Infatti “più di una famiglia su due non ha Internet perché non sa utilizzarlo. La maggior parte delle famiglie senza accesso a Internet da casa indica come principale motivo la mancanza di capacità (56,4%) e il 25,5% non considera Internet uno strumento utile e interessante”
La popolazione tra i 16 e 19 anni ha per il 28,7% basse competenze digitali , il 30,6 % possiede competenze base, solo il 39,4 possiede alte competenze digitali

La didattica a distanza (DAD) non è certamente la soluzione all’emergenza, ma un provvedimento tampone: per bambini e ragazzi la quarantena ha significato la mancanza di contatti diretti con il gruppo di pari, non poter svolgere nessuna attività motoria o dover condividere spazi limitati ed affollati con i propri famigliari; ciò ha costituito in generale una grave limitazione per lo sviluppo psico-fisico del minore.
Poter offrire a tutti gli studenti le stesse opportunità con la didattica a distanza è sicuramente difficile, ma i problemi riscontrati e che si riscontrano tuttora sono principalmente di origine culturale e dovuti alla mancanza di figure adulte a casa in grado di supportare l’attività didattica, ed educativa, dei ragazzi.

Il problema non è risolvibile insomma con la distribuzione a pioggia di computer od altri device.
Proporre però il “gap tecnologico” come giustificazione generale per la mancanza di partecipazione e dell’impegno alle attività scolastiche a distanza è ipocrita, quanto il segno della superficialità con cui viene tenuto conto della scuola nel nostro paese la cui riapertura, come stiamo assistendo in questi giorni, è considerata l’ultima delle priorità.

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