La DAD è quella in cui gli insegnanti fanno finta di insegnare e gli studenti di imparare. Lettera

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La pensa così la Prof.ssa Francesca, che ci invia una lunga lettera in cui racconta la sua esperienza di insegnante in una scuola secondaria di primo grado e di mamma di uno studente del liceo. 

“Didattica in presenza, didattica a distanza, didattica digitale integrata, didattica digitale integrata individuale…… una vera escalation che offre l’immagine di una scuola in movimento, che si attrezza per far fronte alle necessità dettate dall’emergenza……… ma sarà poi tutto vero?

Sono una mamma/docente in precario equilibrio fra un fronte e l’altro; lavoro in presenza perché insegno in una secondaria di primo grado, mio figlio è in DAD perché frequenta il primo liceo scientifico. Vorrei dunque raccontarvi in modo schietto quanto sto osservando dalla mia posizione.

Prendo spunto da alcune frasi contenute in un’intervista pubblicata da voi proprio oggi

si alla riapertura in presenza ma solo se non ci sono rischi per l’incolumità di studenti e personale”.

La mia scuola è stata sempre aperta e i miei studenti hanno avuto il privilegio di fruire di didattica in presenza.

Abbiamo avuto qualche caso di Covid; abbiamo fatto tamponi ma non abbiamo perso neanche un giorno di attività; abbiamo offerto didattica digitale individuale agli studenti in isolamento domiciliare con brevi collegamenti durante la lezione per non perdere il contatto con i compagni e in orario pomeridiano per questioni più squisitamente didattiche.

A proposito di presa in carico da parte della AUSL, la prima volta in cui si è verificato un caso nella mia classe mi sono sentita, insieme ai miei colleghi e ai miei alunni, davvero tutelata, con l’esecuzione di due tamponi a distanza di una settimana; col secondo caso ci è toccato un solo tampone e col terzo neanche uno….. per poi scoprire che, se anche nella classe ci fosse stato un focolaio, i docenti avrebbero dovuto comunque andare a scuola anche in attesa dell’esito del tampone in quanto “lavoratori di pubblica utilità”. Ma questa è un’altra storia………

La mia scuola è stata sempre aperta, per decisione dei nostri legislatori. Li ringrazio, anche se talvolta mi assale il dubbio che la motivazione più forte possa essere stata l’impossibilità per genitori di ragazzi fra 10 e 14 ani di lasciare i figli a casa, da soli, in DAD.

Ritengo che chiedere il rischio zero come condizione per la riapertura non permetterà la riapertura delle scuole in quanto, benchè sia ormai comprovato che a scuola non avvengono contagi perché le regole vengono fatte rispettare, il rischio zero non esiste. E poi una domanda, semplice: per noi della secondaria di primo grado, della primaria e dell’infanzia che siamo sempre stati in presenza, perché non viene preteso il “rischio zero”?

“la frequenza deve essere rispristinata ma senza turnazioni dannose per l’organizzazione di vita e di studio dei ragazzi”.

L’attuale organizzazione di vita dei ragazzi in DAD è la seguente: soli davanti a uno schermo per almeno 5 ore al giorno, in balia di lezioni noiose, di insegnanti che partono per la tangente della loro lectio magistralis e perdono il contatto con gli studenti che nel frattempo fanno quello che vogliono perché, diciamoci la verità, a 15 anni non si è proprio maturi per capire che quello che stai ascoltando ti sarà utile nella vita.

“le continue riorganizzazioni orarie sarebbero deleterie per la qualità della didattica”. Ma quale qualità della didattica!!

Ho visto cose:

ho visto docenti che, incuranti del fatto che lo scorso anno è finito con quattro mesi di DAD, pretendono che i ragazzi abbiano i prerequisiti e le prestazioni di sempre;

ho visto fior di professionisti “scodellare” in DAD una lezione come la avrebbero fatta in presenza;

ho visto docenti senza controllo sulla classe, tristemente abbandonati al proprio monologo;

ho visto alunni disorientati e annoiati;

ho visto somministrare in DAD le stesse verifiche somministrate in presenza e docenti in crisi perché incapaci di avere il controllo sulla veridicità dei risultati;

ho visto docenti che durante le verifiche, per paura che i ragazzi copiassero, li hanno esortati per tutto il tempo della verifica a non farlo, ventilando punizioni e millantando il possesso di tecniche per smascherare i falsari (e disturbando la concentrazione di chi, ingenuamente, cercava di fare da solo);

ho visto docenti che durante le verifiche, per paura che gli studenti copiassero, hanno dimezzato i tempi, creando ulteriore stress nei ragazzi, in barba al sano e doveroso rispetto degli stili e dei tempi di apprendimento di ognuno;

ho visto ragazzi umiliati davanti a una sfilza di 4 quando alle medie prendevano 8 e 9;

ho visto ragazzi attrezzarsi perché “non succeda più”: ho intravisto genitori dietro la tenda con i libri in mano suggerire ai loro pargoli le risposte; ho intravisto digitare richieste al signor Google; ho intravisto ragazzi condividere risultati e risposte tramite chat; ho intravisto scrivanie e muri delle camerette tappezzati di poster A4 artigianali con tutte le risposte alle probabili domande;

ho visto i voti migliorare con grande soddisfazione dei professori e frustrazione dei ragazzi che non amano imbrogliare;

ho visto sulla chat dei ragazzi 428 messaggi durante la lezione di italiano, messaggi che non avevano niente a che fare con l’argomento della lezione;

ho visto docenti seminare il nulla e pretendere di raccogliere tanto……

….. si fa presto a dire DAD!!

La turnazione, che riporterebbe i ragazzi nell’ambiente principe di esperienze e di formazione sarebbe dunque più dannosa?

Non voglio mettere sotto accusa la categoria dei docenti. Ne faccio parte e so cosa ha significato doversi inventare un nuovo lavoro. Si, perché di un nuovo lavoro si tratta; non possiamo pensare di riciclare il vecchio e offrirlo con questa nuova modalità. Per imparare bene però, è necessario avere entusiasmo, energie, risorse, voglia di mettersi in gioco. Per imparare bene bisogna sperimentare, analizzare i risultati, valutare le proprie azioni, riorientare i propri interventi……… insomma ci vuole tempo, quel tempo che non è ancora passato.

Tutto il resto è presunzione (così ho sempre fatto ed ha funzionato quindi funzionerà ancora!) e improvvisazione, spesso devo dire, ottima improvvisazione che però non fa metodo e strategia didattica.

Affannati a capire se, quando e come riaprire, quale modalità garantisca nessun rischio, perdiamo di vista che il corpo docente galleggia su un fluido vischioso di frustrazione professionale e che nel contempo i ragazzi si vedono privati del diritto all’istruzione. Si, perché tutto questo, e non lo dico io, avrà pesanti ripercussioni per il futuro di questa generazione di studenti e di conseguenza di noi tutti.

Dunque con turnazione, se necessario. Qual è il problema? L’organizzazione oraria dei docenti? Perché? Il docente che, dopo aver fatto un’ora in presenza con una classe ne deve fare una a distanza, si recherà nella classe vuota e farà la sua lezione da li, con un semplice PC e, vogliamo metterci anche il fatto che avrà una bella lavagna con i gessetti che lo salverà da Jambord o altre  applicazioni simili che mai funzionano quando se ne ha bisogno?

Rassicurante……

Torniamo a scuola per favore!

Altrimenti continueremo, come da qualche mese a questa parte, ad assistere a un sistema-scuola in cui, parafrasando Zinovev, i docenti fanno finta di insegnare e gli studenti fanno finta di imparare.

Prof.ssa Francesca”

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