La crisi della scuola: di chi la colpa? Lettera

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Inviato da Enrico Maranzana – La scuola vive nel passato, in esso s’identifica.

Rifiuta i cambiamenti richiesti dalla società contemporanea.
Si tratta di una carenza culturale che si è manifestata a tutti i livelli dell’istituzione.

Complessità, imprevedibilità e dinamicità caratterizzano il mondo contemporaneo: la visione sistemica, il lavoro d’équipe e la progettazione sono tra le strategie per dominarle.
Visione sistemica e lavoro d’équipe sono i caratteri fondamentali della struttura organizzativa richiamata dal TU 297/94. Le relative disposizioni non sono mai state applicate: le convocazioni degli organismi collegiali sono inequivocabili.
Una trasgressione che la legge 107/15 non solo ha accettato, ma ha rinforzato con la reintroduzione dell’obsoleto modello organizzativo gerarchico lineare.

La progettualità, “sostanza” delle norme sull’autonomia scolastica, vincola e orienta il servizio all’educazione, alla formazione e all’istruzione degli studenti.
Un esplicito richiamo al Top-Down che si sviluppa dalla specificazione dei risultati attesi, procede con la formulazione di ipotesi, il reperimento delle risorse e la gestione di strategie, si conclude con la gestione dell’errore (capitalizzazione dello scostamento tra attese e esiti).
L’attività delle scuole muove in senso opposto.
Il Bottom-up è universalmente adottato: il volano della vita scolastica, infatti, si riduce all’insegnamento delle singole materie, potenziato dalla relativa valutazione.

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