La crisi del liceo classico. Calo notevole di iscritti. Il latinista Bettini: “Studenti convinti che lo studio del latino e greco non sia più una palestra per l’università”

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In un’era dove modernità e mercato del lavoro cambiano rapidamente il volto dell’istruzione, gli istituti superiori si trovano al bivio.

Come segnala La Repubblica, un’analisi recente degli iscritti al primo anno rivela come l’approccio allo studio sia mutato significativamente negli ultimi quindici anni, a partire dalla riforma Gelmini del 2010.

I licei classici, un tempo visti come trampolino per l’accesso a tutte le facoltà universitarie, hanno visto dimezzare le loro quote di iscrizione. Questo declino, secondo il latinista Maurizio Bettini, è dovuto a una percezione cambiata dello studio del Latino e del Greco, un tempo visti come una solida base per gli studi avanzati. Propone di modernizzare la didattica, ad esempio, attraverso l’integrazione del teatro, per rendere il classico più allettante per gli studenti.

Dall’introduzione delle scienze applicate e del liceo sportivo, gli istituti scientifici hanno registrato una diminuzione del 9% degli iscritti, mentre le nuove opzioni senza studio del latino hanno attratto 60mila nuovi studenti. La modernizzazione dell’offerta formativa sembra rispondere meglio alle aspettative degli studenti, orientati verso campi più applicati e contemporanei.

Giovanni Brugnoli, vice presidente di Confindustria sottolinea l’urgenza di una riforma profonda dell’istruzione tecnico-professionale, puntando su una maggiore integrazione con il sistema produttivo. L’obiettivo è di allineare gli indirizzi di studio alle reali esigenze del mercato, preparando i giovani a un futuro lavorativo più stabile e produttivo.

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