La Commissione di Garanzia vorrebbe ridurre i disagi a scuole e famiglie: per Cavallini (Anief) così si snatura la protesta

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L’accordo di un anno fa sullo sciopero nel comparto Istruzione e Ricerca ha impedito che i docenti siano inclusi nel contingente minimo in caso di proclamazione ed anche che tutti i lavoratori debbano dichiarare con almeno due giorni di anticipo l’intenzione di aderire.

Ma andrebbe comunque rivisto in diverse parti. A sostenerlo è stato oggi Stefano Cavallini, segretario generale Anief, durante al Talk Pulser Anief-Cesi “Il diritto allo sciopero e la nuova contrattazione integrativa d’istituto”, trasmesso sul canale ufficiale Facebook del giovane sindacato autonomo.

Cavallini ha esposto tutte le contraddizioni che hanno portato alla illogica esclusione delle Rsu dal protocollo di intesa sui criteri da adottare in ogni scuola, ma anche al divieto di proclamazione dello sciopero nei primi tre giorni dopo la pausa natalizia e quella pasquale, vista l’introduzione di analogo provvedimento anche per il periodo dal 1 al 5 settembre. Il segretario generale Anief ha avuto molto da ridire anche sull’obbligo introdotto all’interno di comunicare alle famiglie i dati sulla rappresentatività nazionale delle sigle proclamanti lo sciopero nonché le percentuali di adesione alle precedenti proteste: “Si tratta di elementi privi di rilevanza ai fini dell’adesione dei lavoratori allo sciopero”.

Il rappresentante Anief ha quindi ricordato che la Commissione di Garanzia, nei due anni di confronto con le organizzazioni sindacali, è partita dal concetto che “gli scioperi anche se hanno una adesione non massiccia procurano difficoltà alle scuole e alle famiglie”, e che quindi avrebbe voluto “ottenere una compressione del diritto allo sciopero indicando un tetto massimo annuale degli scioperi del personale docente (otto per anno scolastico) non riferito al singolo insegnante ma alla classe: in tal modo, superata la soglia, il divieto di sciopero si sarebbe esteso a tutti i docenti che prestavano servizio in quella classe stessa dove per otto giorni anche un solo insegnante aveva scioperato. Altra richiesta iniziale era che i docenti dovevano essere obbligati ad annunciare in anticipo la propria intenzione di scioperare con un si o un no”.

“Rispetto alle richieste iniziali dell’Aran siamo riusciti come Anief a ripristinare certi diritti esclusi dalla bozza iniziale. Ovviamente – ha ricordato Cavallini – è stato un lavoro estenuante che ha rischiato più di una volta di far saltare il tavolo con la conseguenza che la commissione con un atto unilaterale potesse regolamentare il tutto”. Anche perché “il punto focale era individuare il contingente minimo. Su questo, da indicazioni della Commissione di Garanzia, l’Aran voleva includere anche i docenti. Abbiamo più volte spiegato – ha continuato il sindacalista durante il Talk Pulser – motivazioni oggettive su tale inclusione, ma non ci hanno mai mostrato uno straccio di statistica, una prova concreta delle reali difficoltà per le scuole e le famiglie”. Inoltre, abbiamo fatto notare che “gli scioperi sono tali se creano disagi, altrimenti si perde una delle loro caratteristiche base”.

Cavallini ha ripercorso tutta la difficile trattativa che rischiava si “comprimere ancora di più il diritto dei lavoratori a scioperare”, considerando “il docente come mero sorvegliante”. Si trattava di “un ragionamento folle secondo me” e “siamo riusciti a disinnescare questo rischio”. Certo, ha detto ancora il sindacalista, “non completamente e per questo siamo stati gli unici a includere nell’accordo una dichiarazione a verbale in cui dicevamo che Anief, pur sottoscrivendo il presente accordo rilevava tuttavia il permanere di alcune criticità auspicando una pronta revisione”, anche alla luce della “spallata al ruolo della Rsu della scuola sferrata negli ultimi 10-15 anni a partire dalla Legge Brunetta dell’ultimo Governo Berlusconi”.

Il segretario generale Anief ha detto che è venuto il tempo di “riscrive interamente la Legge 146/90”, che rimane la base organizzativa degli scioperi in Italia. “Toglierei i limiti di giorni di sciopero in un anno, permetterei il diritto di sciopero a tempo indeterminato se necessario. Anche se poi nessuno lo farebbe, ma personalmente non metterei limiti. Infine, introdurrei delle pesanti conseguenze per i dirigenti scolastici che non pubblicano le indizioni degli scioperi sui siti istituzionali scolastici”, ha concluso Cavallini.

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