La classe si trasforma in redazione di giornale, poi in casa editrice e in fabbrica: la professoressa Marina La Pietra riceve il premio “Deutscher Lehrkräftepreis – Unterricht innovativ”

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La classe si trasforma in redazione di giornale, poi in casa editrice e in fabbrica. Perché prima ragazze e ragazzi raccolgono le storie di alcune vittime dell’Olocausto, le fanno diventare articoli, e poi le attualizzano, dando vita a volumi e prodotti multimediali editoriali. Non lo fanno in italiano, ma in tedesco, una lingua che non è la loro. Svolgono ogni attività in costante dialogo con altri studenti di una scuola vicino Francoforte, a distanza, attraverso piattaforme informatiche e aule virtuali. E, infine, producono fisicamente delle pietre d’inciampo, con incisi i valori da preservare, ricordare e tramandare: Verità, Rispetto, Giustizia.

Ecco alcuni dei momenti in cui si è articolato il progetto di gemellaggio elettronico “Vergesst die Opfer nicht – Non dimenticate le vittime”, realizzato nell’a.s. 2021/22 nell’ambito di un percorso di eTwinning dalla professoressa Marina La Pietra, docente di tedesco all’ISIS Keynes di Gazzada Schianno (Varese), in collaborazione con l’istituto tedesco “Heinrich Böll” di Hattersheim am Main, nei pressi di Francoforte.

Per il suo approccio, l’8 maggio 2023, a Berlino, la prof.ssa La Pietra ha ricevuto – prima italiana a ottenerlo – il “Deutscher Lehrkräftepreis – Unterricht innovativ”, un premio che da 15 anni viene assegnato in Germania ai migliori professori che si sono distinti per impegno e dedizione nel loro lavoro, attraverso lezioni innovative sotto il profilo della didattica. Per l’esperienza maturata e riconosciuta proprio sulle nuove modalità di insegnamento, la prof.ssa La Pietra è intervenuta come relatrice al Forum Educazione della 75ma Fiera Internazionale del Libro di Francoforte, lo scorso 20 ottobre.

Prof.ssa La Pietra, che cosa significa fare “didattica innovativa” oggi e in che cosa è innovativo il progetto per il quale è stata premiata?

Ci sono molti modi per interpretare e mettere in campo metodi di insegnamento innovativi. Oggi le tecnologie possono essere un grande aiuto in questo senso, perché aiutano a essere più aperti alle nuove idee, permettono di sperimentare. Nel caso del progetto “Non dimenticate le vittime”, hanno abbattuto le distanze fisiche e hanno permesso a ragazzi di Paesi differenti e a noi docenti – io e la collega tedesca – che abbiamo proposto il progetto di lavorare virtualmente “fianco a fianco”, confrontandoci costantemente su come sviluppare al meglio l’iniziativa, affrontare eventuali criticità, rimodulare il percorso. Credo che l’innovazione didattica del nostro progetto vada ricercata proprio in questi aspetti: l’approccio interdisciplinare, l’utilizzo delle tecnologie – indispensabile per una didattica che metta al centro gli studenti e la loro capacità di fare squadra anche a distanza -, la qualità e l’originalità dei prodotti editoriali realizzati: articoli di giornale, due volumi (di cui un ebook), e delle vere, concrete, pietre di inciampo.

Di quali strumenti vi siete avvalsi per il gemellaggio elettronico? Quali piattaforme?

“Non dimenticare le vittime” è stato sviluppato nell’ambito di un percorso di eTwinning. Per realizzarlo ci siamo avvalsi delle tecnologie informatiche e della piattaforma Twinspace, così da attivare delle aule virtuali che permettessero ai ragazzi e alle ragazze delle classi 3^, 4^ e 5^ indirizzo commerciale dell’ISIS Keynes di lavorare insieme ai loro compagni dell’istituto tedesco “Heinrich Böll” di Hattersheim am Main, nei pressi di Francoforte, coordinati dalla prof.ssa Anita Hoehle. Abbiamo cercato di far combaciare i nostri orari di laboratorio con i loro, così da portare avanti le attività il più possibile in contemporanea. E anche questa è una sfida non banale.

Quali temi sono stati trattati?

L’argomento principale era l’Olocausto. Un tema di forte attualità, che gli studenti hanno indagato sotto il profilo storico, del diritto, delle relazioni internazionali, andando ad approfondire il concetto di libertà in Unione Europea, il significato di cittadinanza, di giustizia e i Giusti d’Europa. Un lavoro di ricerca che è partito dalle storie delle persone e delle famiglie che hanno vissuto la tragedia della deportazione nei nostri territori e che ha portato a un livello di riflessione più ampio e contemporaneo.

Come hanno risposto gli studenti? Hanno apprezzato questa modalità di insegnamento?

E’ stato un progetto molto impegnativo per i miei studenti: hanno dovuto trattare in lingua tedesca argomenti davvero delicati e complessi, coordinandosi a distanza con altri ragazzi e ragazze che a loro volta facevano lo stesso tipo di approfondimento. Sono fiera della serietà con cui hanno affrontato il progetto e assolutamente soddisfatta del risultato. La qualità degli articoli e dei volumi che hanno realizzato, uno dedicato al concetto di identità dal titolo “Identitäten” e l’altro relativo al rispetto intitolato “Respekt”, insieme alla produzione delle pietre d’inciampo con i veri valori da proteggere e diffondere – Verità, Rispetto, Giustizia – contro l’odio, la sopraffazione e i totalitarismi sono testimonianza evidente del loro coinvolgimento e della crescita personale, maturata anche grazie a questo progetto.

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