La Classe 2.0 si estende alla scuola open, ma occorre più formazione per i docenti

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Giulia Boffa – Con la spending review e il progetto Classe 2.0, che impone di avere una parte del libro scolastico in rete, si afferma sempre di più nella scuole italiane il progetto della "scuola open".

Giulia Boffa – Con la spending review e il progetto Classe 2.0, che impone di avere una parte del libro scolastico in rete, si afferma sempre di più nella scuole italiane il progetto della "scuola open".

Sono molti i progetti nati in tutta Italia, che hanno come protagonisti il libro elettronico fai-da-te o le lavagne multimediali: la regione Lombardia ha stanziato quasi 13 milioni di euro per il suo progetto Generazione Web per l’acquisto di tablet, pc, netbook e LIM.

Tutta questa tecnologia però si scontra con la cultura dell’insegnamento ancora vecchio stampo: i docenti non sono preparati a questa rivoluzione, ci vuole insomma la formazione dei formatori e per ora sembra che ci si preoccupi di questo soprattutto al Nord Italia,in Lombardia, Toscana, Veneto, Liguria e Piemonte.

Infatti, le scuole cominciano ad organizzarsi nel movimento della "scuola open", cercando cioè di non lavorare da sole, ma in gruppo, scambiandosi materiali con l’aiuto ad esempio della WiiLD, Wii Lavagna Digitale, la Lim open source costruita con pezzi della Nintendo e software free che costa un decimo di una Lim "di serie"ed è un sistema operativo riusabile. A Trento il LiTsA, il Laboratorio di innovazione tecnologica a supporto dell’apprendimento, ha permesso di creare una mailing list in rete per lo scambio tra scuole offrendo supporto tecnologico e favorendo l’uso del software libero, in Emilia-Romagna con la scuola open si digitalizzano i contenuti per le classi con Wikimedia, nella Rete Civica di Milano sono inseriti libri creati a costo zero.

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A luglio, in tutta Italia, partecipa ai nuovi “Workshop formativi: pensare da dirigente scolastico” organizzati da Eurosofia