La chiusura delle scuole ha avuto forti ripercussioni sui bambini: a farne le spese soprattutto le studentesse. Uno studio italiano

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Su La Voce.info interessante studio condotto da cinque studiose (Dalit Contini, Maria Laura Di Tommaso, Caterina Muratori, Daniela Piazzalunga e Lucia Schiavon) sulle ripercussioni dovute alla chiusura della scuola. 

Un primo studio per l’Italia mostra che ne fanno le spese soprattutto le femmine e i più bravi quando sono figli di genitori non laureati.

Per la prima volta si stima l’impatto della chiusura delle scuole durante la primavera 2020 sugli apprendimenti in matematica nella scuola primaria.

Il campione è formato da bambini iscritti in terza in un gruppo di scuole della provincia di Torino; la perdita di competenze matematiche è misurata attraverso il confronto fra due coorti di studenti. Il primo gruppo (coorte pre-Covid) è costituito dagli alunni che hanno frequentato la terza primaria nel 2018-2019; il secondo gruppo (coorte Covid) è composto da bambini che hanno frequentano la terza nelle stesse scuole nel 2019-2020.

L’effetto del primo lockdown viene stimato confrontando gli apprendimenti in matematica nelle due coorti, a parità di competenze matematiche in seconda primaria (prima della pandemia per entrambe le coorti) e di caratteristiche socio-demografiche.

A seguito della chiusura della scuola causata dalla pandemia i bambini e le bambine della coorte Covid hanno perso in media 0,19 deviazioni standard rispetto alla coorte precedente, una perdita equivalente a circa quattro mesi di scuola.

Il danno maggiore in termini di apprendimento è stato sperimentato da bambini e bambine con genitori non laureati e rendimenti scolastici superiori alla media (fino a -0,51 deviazioni standard per i bambini più bravi. Hanno perso di più in termini di apprendimento anche le figlie femmine di genitori senza una laurea (-0,30 deviazioni standard).  Un’ipotesi è che questi bambini e bambine siano quelli che traggono maggior beneficio dagli stimoli offerti dalla scuola in situazioni normali.

Tenendo conto del contesto – scuole della provincia di Torino – si può verosimilmente supporre effetti negativi ancora più forti in zone con minore disponibilità di strumenti digitali e connessione in banda larga (per esempio zone rurali, montane, o alcune parti del Sud d’Italia).

Chiaro, risulta, che la scuola in presenza svolga un ruolo centrale sia nel processo di apprendimento sia nella riduzione delle disuguaglianze educative.

Una perdita di apprendimento si traduce in minor capitale umano e sociale a livello individuale nel medio-lungo termine, con effetti nel mercato del lavoro, in termini di occupazione, salario, e produttività, e possibili effetti negativi intergenerazionali.

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