La buona scuola dopo le continue scosse

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Nel futuro si dovranno prendere decisioni generative più mature , non più di necessità, ma come scelta consapevole per la Scuola come mondo vitale. E’ il compito dei riformatori che verranno.

di Marianna Scibetta – Con questa frase termina il saggio sulla scuola di Walter Tocci dal titolo : LA SCUOLA, LE API E LE FORMICHE. Come salvare l’educazione dalle ossessioni normative, pubblicato dalla Donzelli nel 2015. Una rilettura del saggio, dopo le forti scosse telluriche provocate dalla “riforma” della Buona Scuola, fa riflettere in una fase di assestamento successiva che aiuta a meditare una vera Riforma dei cicli scolastici e del Sistema Scuola in Italia.

Il titolo è molto esplicativo e chi si occupa di scuola da diversi anni potrebbe vivere “la pelle” di entrambe le situazioni, o delle molteplici problematiche che questo saggio propone con un’analisi di spessore storico ed economico oltreché  culturale.

Walter Tocci tiene a precisare, innanzitutto, che un processo sociale non è un editto , un processo sociale come fa presupporre la perifrasi è un cammino di lungo corso che si attraversa e si conquista a tappe, ma che parte da forti motivazioni comuni e da sforzi comunitari.

Quello della Scuola, prima ancora che, della “Buona Scuola” è un processo  partito da lontanissimo e che ha costituito la colonna vertebrale dell’Istituzione scolastica italiana di una lotta affidata all’intera comunità nazionale e sancita nei principi costituzionali; il problema è che nel corso degli anni “la lotta” è divenuta solo una “guerriglia”lasciata nelle mani di qualche singola scuola, di qualche insegnante o pochi gruppi di genitori che ancora tentano di far valere quel diritto all’Istruzione e all’Educazione che presuppone Inclusione e parità.

Mettiamo che il saggio sia letto dalla parte della “formica”: l’insegnante.
La formica si sa vive nel formicaio insieme a centinaia di altre formiche che popolano la realtà lavorativa. Le formiche hanno un obiettivo comune raccogliere grani, briciole, partecipare alla decomposizione dell’humus e accumulare cibo per la sussistenza del formicaio. Il lavoro dell’insegnante statale è servire lo Stato, uno Stato di diritto , uno Stato riconosciuto fondato sui Principi costituzionali. Tutte le “formiche” di destra o di sinistra o anche “laiche” si sono adoperate negli anni, sin dall’ Unità d’Italia, di servire quello Stato che ha dato modo a milioni di Cittadini di riconoscersi tali, di avere una identità culturale, una unità linguistica e storica attraverso cui formare generazioni di nuovi cittadini con coscienza civica non solo aperti alla propria nazione ma alla realtà continentale e mondiale . Da sempre le “formiche” si sono formate secondo una coscienza meritocratica per assolvere  un compito istituzionale così responsabile e autorevole pur con mille conflittualità nel “rimuovere” ostacoli al diritto al Lavoro, ostacoli di ordine politico, riforme annunciate e mai avvenute, aggiustamenti normativi, buone intenzioni ed entusiasmi subito declinati. Ma la Scuola è stata anche quel “processo sociale” cui si accennava che ha prodotto gli organi collegiali, che ha emanato grandi leggi a favore dell’Integrazione e che ha tenuto il passo dei più grandi esempi europei e mondiali in fatto di ricchezza culturale, valoriale e democraticità. Le nostre “formiche” sono state formate a valori pedagogici e a principi didattici scientifici ispirati da correnti di Pensiero che hanno dettato regole di altissimo respiro psicologico e pedagogico.
Segno che la scuola in realtà non è solo un mero formicaio, è molto di più. Il saggio può essere letto anche dalla parte dell’ape: l’insegnante e il Dirigente Scolastico.

La vita negli alveari o nei favi è molto più evoluta e strutturata. Le api volano, si posano sui fiori, succhiano il nettare, lo raccolgono, lo depositano, lo trasformano. Le api vivono una aggregazione sociale strutturata, producono.

Le insegnanti che hanno attuato una vera attività educativa sono state coloro che si sono formate ed auto-formate continuamente anche in tempi in cui non era assegnato loro alcun Bonus.

Walter Tocci non fa solo un’analisi impietosa del provvedimento normativo della 107 che in fondo cela più o meno palesemente proposte conservative e di intese che servono solo ad aumentare gli organici ( ecco perché anche insegnanti con oltre vent’anni di ruolo possono ritrovarsi precipitate in organico di potenziamento).

L’autore fa presente che la soluzione è da inventare, che servono agenzie educative competenti (le api) e che le buone pratiche oltre ad essere registrate ed elencate devono diventare sistema (alveare) e richiama l’iniziativa del Ministro Barca che durante la programmazione europea che si stava effettuando fece convergere tutti i finanziamenti non spesi sulle scuole. Questa concentrazione di fondi provocò un pullalare di iniziative educative e didattiche progettuali soprattutto al Sud. Secondo il Senatore sarebbe utile stabilire che cosa avesse funzionato allora, ricercare le caratteristiche peculiari di questa crescita, approntando una ricerca analitica  motivata come fu per il gruppo di lavoro che costituiva, negli anni ’80, la rivista Meridiana.

Questa metodologia di analisi da prendere come modello, mostrerebbe quei punti di forza sui quali agire anche per debellare quella dispersione scolastica e quell’analfabetismo strutturale così radicato che determina sul lungo corso anche gravi abbandoni e fa risultare il nostro come il Paese europeo dove ci sono meno laureati in assoluto.

Il problema si è intrecciato con altri problemi strutturali e di sistema oltreché politici ed economici e si è interfacciato con una crisi ben più profonda .

Anche l’allocazione dei fondi pubblici è oggigiorno decisa dalla capacità di spesa dei genitori secondo un criterio che esaspera le periferie sociali.
A lungo andare le polarizzazioni tra scuole efficaci e inadeguate pare abbiano creato falsi equilibri tra due cluster: da un lato insegnanti e presidi eccellenti (le api) e dall’altro insegnanti e presidi meno competenti (le formiche).

Le parole dei Principi costituzionali che erano crivelli di primaria importanza sono state eluse da accorgimenti normativi che hanno aggirato solo il contenzioso si pensi al termine “rimuovere” e alla frase “ senza oneri per lo Stato” quando si discute della contrapposizione “scuole pubbliche”, “scuole private”.

Tocci avvisa che scrivendo di Scuola si rischia di essere “nostalgici” e di guardare al passato, ai periodi d’oro in cui, per esempio,  gli istituti tecnici all’indomani della guerra, negli anni Cinquanta  permisero una ricostruzione ed uno sviluppo formidabile al Paese, scuole in cui , i progetti di riforma scolastica venivano elaborati dallo Svimez che era un vero e proprio laboratorio di innovazione, o alla scuola degli anni Settanta, anni della contestazione che portò alla scuola degli Organi collegiali e dell’ Integrazione o ancora alla Scuola dell’ 85 (aggiungerei con una Scuola Elementare concentrata a consegnare ai bambini della “ragione” quella alfabetizzazione di base il cui fine ultimo era la formazione per la formazione).

La scuola attuale rischia di diventare la scuola del “ si salvi chi può”, si è persa in generale la competitività.  Per analizzare questa scuola che rappresenta un’  Italia sperduta Carlo Donolo afferma che la  Crisi cognitiva ha impedito all’Italia “di transitare verso una forma più avanzata, verso la società della conoscenza, pur avendo risorse, perfino eccellenze, in diversi campi”. La Scuola non può ridurre l’educazione e l’istruzione a beni di mercato. La Scuola non può essere tenuta nel limbo burocratico delle leggi che raggirano altre leggi, magari leggi di Principi costituzionali. Bisogna tornare a puntare l’attenzione sull’educazione, quella educazione con la E maiuscola che ha formato le menti senza trascurare le intelligenze emotive e il cuore, quelle educazioni che hanno saputo formare i cittadini e le classi dirigenti, tutti con una strutturata coscienza civica che i maestri del “ mondo della scuola” hanno immesso nella “scuola del mondo” con consapevolezza avendo presenti gli insegnamenti di Dewey e le innovative scoperte di Gardner.

E’ l’operosa attività della Scuola che salva gli Stati, quegli alveari che pullulano di vita e che producono incessantemente individui capaci di cambiare i sistemi se i sistemi non rispondono più alle esigenze sociali e che attuano riforme vere capaci di mettere in atto “fughe in avanti” per il reale progresso del Paese.

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