La beffa della meritocrazia e i magri stipendi nella scuola statale italiana. Lettera

di redazione
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Inviato da Mauro Giuliani – La “meritocrazia”, introdotta forzosamente e maldestramente dal governo Renzi nella scuola italiana – secondo la mia esperienza diretta e quella di molti miei colleghi – non è stata altro che un passe-partout per i costruttori di progettifici e salamelecchi.

Premiare in special modo chi fa progetti e non premiare chi è REALMENTE SEMPRE PRESENTE (contrario di ASSENTE o RITARDATARIO), nelle classi e “tra” le classi, ai viaggi d’istruzione, educando e vivendo costantemente e attivamente il clima delle classi, svilisce la dignità e l’operosità di quest’ultima categoria di docenti. La meritocrazia, comunque già di per sé finanziata dal Governo con somme irrisorie, ha generato – come tutti noi addetti ai lavori avevamo prontamente sostenuto – una ignobile disparità, contrapposizione, contraddizione in termini.
LA MERITOCRAZIA È UN CONCETTO UTOPISTICO POICHÉ SNATURA LE RELAZIONI UMANE E PROFESSIONALI, GENERANDO COMPETIZIONE NEGATIVA, ASSERVIMENTO, FURBIZIE, PREGIUDIZI, GUERRE DI TRINCEA TRA DIPENDENTI.
LE COSE DA FARE, A MIO AVVISO, SONO DUE:
1. Adeguare gli stipendi dei docenti ai parametri europei.
2. Prevedere sanzioni economiche per i lavoratori negligenti e recidivi.

Questo è quanto.

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