L’ Italia ha tagliato più di tutte le nazioni europee sull’istruzione: monito della Commissione UE

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Red – La Commissione Europea ha bacchettato l’Italia in tema di investimenti nell’istruzione.

Red – La Commissione Europea ha bacchettato l’Italia in tema di investimenti nell’istruzione.

Siamo la prima nazione delle 8 che hanno tagliato sull’istruzione negli ultimi 3 anni, su 27 Paesi passati in rassegna dalla Commissione.
 
"Sono tempi difficili per le finanze nazionali ma abbiamo bisogno di un approccio coerente in tema di investimenti pubblici nell’istruzione e nella formazione poiché questa è la chiave per il futuro dei nostri giovani e per la ripresa di un’economia sostenibile nel lungo periodo", taglia corto l’UE.
 
"Se gli Stati membri non investono adeguatamente nella modernizzazione dell’istruzione e delle abilità – aggiunge Androulla Vassiliou, commissario europeo responsabile per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù – ci troveremo sempre più arretrati rispetto ai nostri concorrenti globali e avremo difficoltà ad affrontare il problema della disoccupazione giovanile". 
 
Tra i Paesi virtuosi che non hanno tagliato, ma che nonostante la crisi hanno incrementato le risorse ci sono  Lussemburgo, Danimarca, Austria, Finlandia, Svezia e soprattutto la Turchia, che fa registrare un più 16,5 per cento, seguita dal Lussemburgo col 7,4 per cento in più in appena due anni.
 Grecia, Italia e Inghilterra in coda. L’Italia, che ha tagliato più di tutti, dal 2010 al 2012 ha portato il bilancio della scuola – dalla materna alle superiori – ad una riduzione del 10,4 per cento, vale a dire 100mila cattedre in meno e un taglio per l’università: meno 9,2 per cento in 24 mesi.
 
Secondo lo studio della Commissione, in Italia – dal 2000 al 2010 – il numero degli insegnanti è calato dell’11,1 per cento mentre in Germania si è incrementato del 13,0 per cento. Così com’è avvenuto in Finlandia (più 12,9 per cento), in Svezia (più 21,9 per cento) e Norvegia.
 
Gli effetti della crisi si sentono anche sulle buste paga degli insegnanti – che pesano per il 70 per cento della spesa scolastica – congelate o addirittura ridotte in 11 Paesi, ovviamente Italia compresa.

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