L’Europa insiste: carriera per gli insegnanti e valutazione degli istituti

Di Lalla

Paola Tonna Presidente APEF – Nella RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO europeo, del 2 giugno scorso, sul programma nazionale di riforma 2014 dell’Italia e che formula anche un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2014, i temi su cui si insite sono sempre gli stessi.

Paola Tonna Presidente APEF – Nella RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO europeo, del 2 giugno scorso, sul programma nazionale di riforma 2014 dell’Italia e che formula anche un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2014, i temi su cui si insite sono sempre gli stessi.

Riportiamo, a questo proposito, i punti del documento relativi alla Scuola:

“(14) È necessario compiere sforzi per migliorare la qualità dell’insegnamento e la dotazione di capitale umano a tutti i livelli di istruzione: primario, secondario e terziario. L’insegnamento è una professione caratterizzata da un percorso di carriera unico e attualmente da prospettive limitate di sviluppo professionale. La diversificazione della carriera dei docenti, la cui progressione deve essere meglio correlata al merito e alle competenze, associata ad una valutazione generalizzata del sistema educativo, potrebbero tradursi in migliori risultati della scuola.”

L’aspetto della valorizzazione del capitale umano, in particolare di quello che sorregge quella che, a detta dei più, è l’Istituzione che maggiormente meriterebbe attenzione in Europa, cioè la Scuola, era già stato posto all’attenzione del Governo Monti nel 2011 dal commissario europeo Olli Rehn con due puntuali quesiti:

1. “come verranno ristrutturate le singole scuole con risultati insoddisfacenti nelle prove INVALSI” ?
2. “Come intende il governo italiano valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Che tipo di incentivi saranno utilizzati a tal scopo?”

Evidentemente in tre anni, di acqua ne è passata sotto i ponti ma praticamente nulla è stato fatto se, nuovamente, il Consiglio europeo ripropone gli stessi temi e raccomanda all’Italia che adotti provvedimenti nel periodo 2014-2015 al fine di: “ rendere operativo il sistema nazionale per la valutazione degli istituti scolastici per migliorare i risultati della scuola e, di conseguenza, ridurre i tassi di abbandono scolastico; accrescere l’apprendimento basato sul lavoro negli istituti per l’istruzione e la formazione professionale del ciclo secondario superiore e rafforzare l’orientamento professione nel ciclo terziario; istituire un registro nazionale delle
qualifiche per garantire un ampio riconoscimento delle competenze; assicurare che i finanziamenti pubblici premino in modo più congruo la qualità dell’istruzione superiore e della ricerca;”

Il ritardo del nostro paese verso un’armonizzazione con il resto d’Europa in termini di costruzione dei requisiti del docente professionista, ha radici lontane: citerò per l’ennesima volta la Raccomandazione dell’UNESCO che si poneva, già nel lontano ’66, il problema di “individuare i requisiti per una professionalizzazione degli insegnanti” e il Consiglio Europeo di Barcellona che fin dal 2002 aveva posto l’obiettivo, di ”ridurre gli ostacoli normativi al riconoscimento professionale degli insegnanti al fine di promuoverne una dimensione europea” entro il 2010, data ormai superata. Un ritardo che sta diventando imbarazzante.

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