Job&Orienta: nuovi strumenti e risorse per rafforzare l’alternanza scuola-lavoro

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Fiera di Verona, 24-26 novembre. Salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro. Oltre 1 milione e 100mila gli studenti impegnati nell’anno scolastico 2016/2017 in esperienze di alternanza. Nuovi strumenti dal Miur per accrescere gli standard qualitativi dei percorsi e rafforzare il rapporto con le imprese.

Nuovi strumenti in arrivo per rafforzare l’alternanza scuola lavoro, la modalità di apprendimento “duale” che rompe le barriere fra teoria e pratica, fra banchi di scuola e mondo del lavoro, aprendo ai giovani studenti le porte di aziende, musei, fondazioni, pubbliche amministrazioni e ancora cooperative e altre realtà del terzo settore, studi e ordini professionali…. A presentarli il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca questo pomeriggio a JOB&Orienta, salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro – fino a sabato 26 novembre 2016 alla Fiera di Verona -, nel corso del convegno dedicato agli operatori della scuola “Focus alternanza scuola-lavoro: dati e prospettive” e promosso dal Miur.

A un anno dalla sua obbligatorietà, sancita dalla legge 107/2015 della “Buona Scuola”, crescono i numeri dell’alternanza scuola lavoro. Occorre ora supportare le scuole nella progettazione e nella gestione di progetti di qualità: per questo sono stati messi a punto ulteriori strumenti tesi a rafforzare e organizzare al meglio i percorsi  per vincere la sfida della qualità e facilitare l’integrazione tra scuola e mondo del lavoro.

Nell’anno scolastico in corso, che ha visto partire l’obbligatorietà anche per le classi quarte, nelle scuole secondarie saranno ben 1 milione e 150mila gli studenti delle classi terze, quarte e quinte impegnati in questo tipo di percorsi. Quasi il doppio, dunque, rispetto all’anno scolastico precedente, primo post riforma che vedeva l’obbligo per le soli classi terze: sono stati infatti oltre 652mila gli alunni coinvolti, segnando +139% rispetto all’anno precedente alla riforma. E ancora +154% per i percorsi attivati (in tutto 29.437) e +41% per le strutture ospitanti coinvolte (149.795).

E dalla più dettagliata fotografia sull’alternanza presentata oggi a Verona dal Miur, per le sole classi terze nel 2015/2016 balza all’occhio il considerevole incremento dei licei: +1.737% studenti in alternanza, ossia da 12.371 (anno 2014/15) a 227.308.
Guardando poi ai territori e considerando l’intero triennio, tra le regioni dove più scuole sul totale hanno fatto alternanza emergono Molise (97,8%), Umbria (94,9%), Emilia Romagna (93,5%) e Piemonte e Friuli (entrambe con 93,4%). Se si considera invece la crescita del numero di scuole rispetto all’anno precedente, in testa si trovano la Campania (+288% rispetto all’anno scolastico precedente), la Sicilia (+216%) e il Lazio (+175%). Rispetto agli studenti, invece, in termini assoluti tra le regioni dove il maggior numero di loro è stato impegnato in percorsi di alternanza spiccano Lombardia (oltre 105mila), Campania (oltre 66mila), Lazio (oltre 64mila) e Veneto (oltre 55mila). La crescita maggiore di studenti coinvolti, invece, è registrata dalla Puglia (+478%) e dalla Campania (+406%). E ancora in Lombardia (22%) e, a seguire, in Veneto (14%) il maggior numero di strutture ospitanti. Analizzando le macroregioni, nel Mezzogiorno si riscontrano ancora alcune difficoltà nell’individuare le strutture ospitanti (il 16,1% del totale nazionale). Spicca il Nord per la quantità di strutture che accolgono i ragazzi (il 51,2% a livello nazionale) e per il numero di scuole che ha fatto alternanza (92,4% del totale). Il Centro per il numero degli studenti (50,3% del totale), mentre il Sud emerge per l’aumento del 286% degli studenti coinvolti e delle scuole (+158%).

«I dati recenti, decisamente positivi e incoraggianti, parlano da soli: l’alternanza scuola lavoro funziona» commenta Gabriele TOCCAFONDI, sottosegretario del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. «Con la buona scuola, abbiamo voluto invertire la rotta sull’istruzione, introducendo questa novità strutturale nella formazione dei giovani. L’alternanza è scuola a tutti gli effetti e per questo va fatta, e va fatta bene.  Ora dobbiamo proseguire in questa direzione, perfezionando i percorsi all’insegna della qualità».

Numerosi proprio con questo obiettivo i nuovi strumenti messi a punto per favorire il raccordo tra scuola e lavoro e per coinvolgere nel prossimo anno scolastico (2017/2018), a pieno regime, 1 milione e 500mila studenti. Previsti  nella legge di stabilità incentivi per le imprese (articolo 42) – con sgravi fiscali fino a 3.250 euro annui per un triennio per le aziende che entro i sei mesi dal conseguimento del diploma assumono a tempo indeterminato studenti che abbiano svolto percorsi di alternanza presso la stessa impresa -, risorse pari a 100 milioni annui per le scuole, sempre previsti dalla legge di stabilità, per la gestione dei costi collegati all’alternanza, e 6 milioni per la formazione di docenti e dirigenti scolastici e lo scambio di esperienze.
Ma a supporto della diffusione dell’alternanza ci sono anche le oltre 70 partnership attivate dagli Uffici scolastici regionali e i 45 protocolli nazionali siglati tra Miur e singole associazioni, a partire da quello con Confindustria, firmato proprio lo scorso anno a JOB&Orienta. E ancora con singole grandi aziende e realtà del terzo settore del calibro di Eni, Bosch, Poste italiane, Zara, Accenture, Coop, Dallara, Ibm, Fai…

E per consentire alle scuole di individuare più agilmente posizioni disponibili e contattare le strutture ospitanti, è nato nel settembre scorso il “Registro nazionale delle imprese” (www.scuolalavoro.registroimprese.it), piattaforma sviluppata da Unioncamere – iscrizione gratuita – che ad oggi conta oltre 20mila posizioni di alternanza e più di mille organizzazioni che le offrono (imprese, pubbliche amministrazioni, ordini professionali e organizzazioni non profit). Un numero destinato a crescere con la campagna che sta per essere lanciata da Miur e Unioncamere.
Sempre per orientare studenti, famiglie, scuole e strutture ospitanti, online anche il portale dell’alternanza (www.istruzione.it/alternanza), lanciato lo scorso ottobre, dove è possibile trovare le risposte alle domande più frequenti, nonché le ultime notizie, le storie di successo, la normativa, gli accordi e molto altro ancora…

Attesa entro la fine dell’anno è anche la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza, che vuole garantire, ad esempio, il loro diritto all’informazione chiara, trasparente e puntuale sulle attività che andranno a svolgere, ma anche il diritto al riconoscimento degli apprendimenti conseguiti nell’esperienza vissuta. Tra i doveri, invece, il rispetto del Patto formativo, delle regole comportamentali e antinfortunistiche.
Tra Miur e Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, inoltre, è stata istituita una cabina di regia, ora  in via di attivazione, per rafforzare ulteriormente la cooperazione tra i due ministeri sui temi dell’alternanza e dell’apprendistato, in modo da potere monitorare le politiche e le misure che rafforzano il collegamento tra i due mondi.

FOCUS VENETO
I numeri Nell’anno scolastico 2015/16 il Veneto ha risposto positivamente alla sfida dei numeri: hanno svolto infatti percorsi di alternanza più di 35.100 ragazzi al terzo anno, dei quasi 36.200 studenti monitorati dall’Ufficio scolastico regionale, sui 39.800 iscritti. Più del 90% degli istituti ha offerto ai propri allievi già dalla classe terza la possibilità di vivere un’esperienza in ambiente di lavoro.
Le risorse  Per realizzare percorsi di alternanza, lo scorso anno, alle scuole statali venete sono stati assegnati dal Miur circa 7 milioni e 200mila euro. Per il 2016/17 la cifra sale a circa 8 milione e 400mila euro: oltre cinque volte maggiore a quella assegnata per l’alternanza sino a due anni fa. Al contributo del Ministero si aggiungono i finanziamenti Fse della Regione Veneto, da destinarsi soprattutto a stage all’estero.
Le strutture ospitanti In Veneto nel 2015/16 imprese di tutti i settori hanno accolto gli allievi delle terze classi: servizi (77%), industria e artigianato (65%), terziario avanzato (52 %), terzo settore (26 %), agricoltura (23%). Sicuramente pesa la coerenza tra l’indirizzo della scuola e il settore economico dell’impresa: ciò non ha impedito che in Veneto il 77% dei licei si sia rivolto al terziario e il 60% al terziario avanzato, il 55% ha coinvolto imprese dell’industria e artigianato.

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