ITS, cambiano i provvedimenti attuativi: per Anief e Cisal fa bene il Ministro Bianchi a volerli potenziare perché garantiscono alta specializzazione e lavoro

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Vi sono anche delle disposizioni che riguardano gli Istituti Tecnici Superiori (ITS) nella Legge 171/21 di conversione del Decreto legge 27 settembre, n. 130 sulle “Misure urgenti per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico e del gas naturale”, approvata lo scorso 27 novembre.

In particolare, con il testo approvato si abrogano dei provvedimenti attuativi di queste norme che in realtà non sono mai stati adottati. Delle disposizioni del sistema ITS che negli ultimi anni sono stati approvate e che ora, alla luce dell’evolversi dei corsi professionalizzanti, risultavano non più adeguati. Gli ITS, infatti, sono “scuole ad alta specializzazione tecnologica” nate per rispondere alle imprese che hanno bisogno di elevate competenze tecniche e tecnologiche. Dall’ultimo report Indire, risulta che l’80% dei diplomati ITS ha trovato lavoro a un anno dal diploma, il 92% degli occupati in un’area coerente con il percorso di studi.

Marcello Pacifico, segretario confederale Cisal e presidente Anief, ritiene che “a fonte di queste percentuali così rilevanti, gli ITS rimangono comunque molto al di sotto della media Europea ed occorre quindi invertire la rotta utilizzando i finanziamenti proprio del Pnrr”. Anche per Andrea Messina, delegato Cisal, “i corsi svolti negli ITS devono avere come obiettivi primari l’utilità sociale della formazione realizzata e la compatibilità ambientale dei processi produttivi; inoltre i numeri di accesso ai singoli corsi possono essere maggiorati di un 20% (vicina all’attuale dispersione), anche in considerazione delle assunzioni che le imprese intendono fare nel prossimo futuro”.

In verità, ricorda Anief con Cisal, gli ITS sono destinati ad essere potenziati, anche per volere del ministro dell’Istruzione: il professore Patrizio Bianchi, infatti, è il primo fautore di tali specializzazioni post-diploma, con un investimento non indifferente all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza specifico per la riforma degli ITS. Solo pochi giorni fa è stato presentato un emendamento nel Decreto sul Pnrr con il quale si vorrebbero ampliare di 10 milioni di euro le risorse relative all’Investimento destinate allo “Sviluppo del sistema di formazione professionale terziaria (ITS)”.

La necessità di potenziare questo modello è cogente, perché l’Italia è la nazione più arretrata in questo processo di sviluppo formativo. Lo dimostra chiaramente il confronto con gli altri Paesi europei, che hanno tassi di partecipazione ai percorsi d’istruzione terziaria breve di gran lunga superiori al nostro: nel 2017 la Spagna contava ben 392.000 iscritti su un totale di 2.010.000 studenti immatricolati nell’istruzione terziaria in generale, la Francia 501.000 su 2.532.000, il Regno Unito 287.000 su 2.431.000, la Germania 192.00049 su 3.091.000. In Italia solo 11.000 su 1.837.00050.

Anief, con Cisal, ritengono che anche per questo motivo è sempre più necessaria una legge, che fornisca un benchmark (parametro di riferimento di utilizzato come indice oggettivo di riferimento per confrontare le performance dell’investimento) qualità da Nord a Sud. Gian Mauro Nonnis, delegato Cisal, ritiene che “l’obiettivo minimo dovrebbe essere di 100.000 studenti in tutta Italia a cui collegare assunzioni con contratto a tempo indeterminato. Lo stesso obiettivo del PNRR, di incremento del 100% fino a 18.750 iscritti e 5.250 diplomati, va considerato come un target molto basso in relazione all’intervento da realizzare”.

Marcello Pacifico, segretario confederale Cisal, ritiene che “per aumentare l’appetibilità degli ITS è necessario far accedere ai corsi gli studenti che conseguono il secondo Periodo Didattico tramite CPIA. Già in Inghilterra, per esempio, l’ammissione ai corsi per l’acquisizione di Foundation Degree, HND e DipHE non è condizionata al possesso di requisiti d’accesso Infine, “bisogna creare la connessione con imprese e territori, a partire dal rafforzamento degli investimenti, se l’obiettivo, condiviso, è quello di aumentare di molto il numero di diplomati ITS, mantenendo l’attuale livello qualitativo”.

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