Stipendio ITP che ottiene trasferimento su posto di sostegno: nessuna equiparazione col docente laureato [ORDINANZA]

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L’attribuzione della posizione stipendiale di docente laureato degli istituti secondari di secondo grado può essere attribuita esclusivamente al personale docente che sia abilitato all’insegnamento di una classe di concorso che richieda, quale titolo di accesso, la laurea. Lo ha precisato la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione (Ordinanza n. 33237 del 10/11/2021).

L’inquadramento dell’ITP non laureato

Un docente diplomato presso un istituto secondario di II grado, appartenente al ruolo degli ITP, collocato come titolare della Dotazione Organica di Sostegno presso un Istituto professionale, conveniva in giudizio il MIUR, l’Ufficio Scolastico Regionale e l’Istituto, chiedendo che fosse accertato il suo diritto all’inquadramento di ruolo nella qualifica funzionale di docente laureato degli istituti secondari di II, e disposto il pagamento delle differenze retributive maturate.

Nei primi due gradi di giudizio la pretesa viene rigettata, rilevando i giudici che il passaggio su posto di sostegno della secondaria di II grado non comportasse automaticamente il passaggio al ruolo dei docenti laureati, essendo a tal fine necessaria la laurea, non in possesso del docente, e precisando che l’attività di sostegno non può costituire svolgimento di mansioni superiori rispetto alla funzione di docente in base ai contenuti della stessa come descritti dalla normativa contrattuale. Le doglianze vengono respinte anche dalla Cassazione (Sezione Lavoro, Ordinanza 10 novembre 2021, n. 33237), che tuttavia ha offerto importanti precisazioni.

ITP con posto di sostegno non ha trattamento retributivo del docente laureato

L’assegnazione di un posto di sostegno presso un Istituto scolastico superiore non è sufficiente per ottenere l’attribuzione del trattamento retributivo degli insegnanti di sostegno laureati, essendo necessario, a tal fine, il passaggio al ruolo dei docenti laureati della scuola secondaria di II grado ed artistica. L’art. 3, c. 1, del c.c.n.i. 12 febbraio 2009 prevede il passaggio nel ruolo della scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado, su posto di sostegno per il personale insegnante ed educativo che, oltre ai requisiti previsti per il passaggio richiesto, possieda anche lo specifico titolo di specializzazione per l’insegnamento sul corrispondente posto di sostegno. Nella specie, nonostante la suddetta assegnazione, il ricorrente ha continuato a percepire la retribuzione come ITP nel profilo di docente diplomato di istituti di secondo grado né poteva essere diversamente stante il mancato passaggio nel ruolo dei docenti laureati della scuola secondaria di II grado, precluso dalla mancanza del titolo di laurea.

La titolarità di una classe di concorso

L’insegnamento su posto di sostegno presuppone sempre la titolarità di una classe di concorso o di altro insegnamento, ed è questa che determina l’inquadramento al fine del trattamento economico. Per tale insegnamento è, infatti, richiesto sia il possesso dell’abilitazione all’insegnamento (distinta per ciascun grado di scuola secondaria e per ciascun ambito e classe di concorso) sia il titolo aggiuntivo.
Il principio di parità di trattamento nel pubblico impiego. Previsto all’art. 45 d.lgs. n. 165/2001, non contiene un parametro giuridico per censurare eventuali differenziazioni operate dalla contrattazione collettiva in riferimento alle varie qualifiche e funzioni. La diversità di titolo di studio e di percorso di accesso tra il ricorrente ed i docenti in possesso di diploma di laurea, riverberandosi sulla diversità di percorsi formativi, di specifiche esperienze e carriere, oltre che sulle professionalità e specifiche modalità di svolgimento della prestazione didattica e di sostegno, secondo i giudici è idonea a giustificare il trattamento differenziale giuridico e retributivo.

Titolo di studio e abilitazione

Il t.u. n. 297/1994 differenzia i ruoli del personale docente e detta le regole per il passaggio dall’uno all’altro ruolo, subordinato al possesso, oltre che del titolo di studio, anche dell’abilitazione richiesta per lo specifico insegnamento, il che conferma l’esistenza di una diversa professionalità che, pur nell’unicità della funzione docente, è connessa al ruolo di appartenenza: con riferimento agli ITP la differente professionalità è inoltre contemplata dalla L. n. 107/2015, all’art. 1, c. 59: “Le istituzioni scolastiche possono individuare, nell’ambito dell’organico dell’autonomia, docenti cui affidare il coordinamento delle attività di cui al comma 57. Ai docenti può essere affiancato un insegnante tecnico-pratico”.

L’art. 13, c. 6, L. n. 104/1992

Secondo tale disciplina i docenti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi nelle quali operano e partecipano alla programmazione educativa e didattica in tutte le sedi collegiali nelle quali l’attività si svolge, sicché gli stessi costituiscono una risorsa per l’intera comunità didattica e non costituiscono “una protesi” dell’alunno disabile, in quanto l’integrazione scolastica si realizza anche sul piano della funzione docente.

Il docente di sostegno

I giudici hanno precisato che il sostegno non è, nell’ambito della funzione docente, un’abilitazione a sé stante e l’insegnante, seppure in possesso della particolare specializzazione, deve essere abilitato per una delle classi di insegnamento presenti nell’istituto ove il disabile è iscritto. Ciò comporta che il trattamento retributivo resta legato al ruolo di appartenenza e, opinando diversamente, si determinerebbe una violazione delle norme disciplinanti l’accesso alle varie classi di concorso.

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