Italiani ultimi in Europa per il livello di istruzione: i numeri impietosi dell’Istat

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Italiani fra gli ultimi in Europa per livello di istruzione. Il 62,2% delle persone tra i 25 e i 64 anni in Italia ha almeno il diploma, nell’Ue il 78,7%.

La quota di popolazione con titolo di studio terziario continua a essere molto bassa: il 19,6% contro il 33,2% dell’Ue.

Lo riferisce il rapporto Istat sui Livelli di istruzione e ritorni occupazionali anno 2019.

“La quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore è il principale indicatore del  livello di istruzione di un Paese – spiega – Il diploma è considerato, infatti, il livello di formazione indispensabile per partecipare con  potenziale di crescita individuale al mercato del lavoro.”

Tra i maggiori paesi europei, Italia e  Spagna hanno in comune un livello di istruzione femminile  sensibilmente maggiore di quello maschile.

Nel nostro Paese, infatti,  nel 2019 le donne con almeno il diploma sono quasi i due terzi del  totale (il 64,5%), quota di circa 5 punti percentuali superiore a  quella degli uomini (il 59,8%); una differenza che nella media Ue è di appena un punto percentuale. Le donne laureate sono il 22,4% contro il 16,8% degli uomini; vantaggio femminile ancora una volta più marcato  rispetto alla media Ue.

Tale risultato deriva anche da una crescita dei livelli di istruzione  femminili più veloce rispetto a quella dei maschi: in cinque anni la  quota di donne almeno diplomate e di quelle laureate è aumentata, in  entrambi i casi, di 3,5 punti (+2,2 punti e +1,9 punti i rispettivi  incrementi tra gli uomini).

Nel mercato del lavoro nonostante i  livelli di istruzione delle donne siano più elevati, il tasso di  occupazione femminile è molto più basso di quello maschile (56,1%  contro 76,8%) evidenziando un divario di genere più marcato rispetto  alla media Ue e agli altri grandi Paesi europei.

Lo svantaggio delle donne si riduce tuttavia all’aumentare del livello di istruzione: il differenziale, che tra coloro che hanno un titolo  secondario inferiore è pari a 31,7 punti, scende a 20,2 punti tra i  diplomati e raggiunge gli 8,2 punti tra i laureati. Le donne in  possesso di un diploma hanno un tasso di occupazione di 25 punti  superiore a quello delle coetanee con basso livello di istruzione (un vantaggio doppio rispetto agli uomini) e la differenza tra laurea e  diploma è di 16,6 punti (scarto di oltre tre volte superiore a quello  maschile).

Sui ”premi” occupazionali incide sia la maggiore spendibilità nel
mercato del lavoro dei titoli di studio più alti (tra i 25-64enni, il
tasso di disoccupazione per chi ha un basso titolo di studio è più che
doppio rispetto a chi ha la laurea), sia il maggiore interesse alla
partecipazione al mercato del lavoro (il tasso di inattività è circa
tre volte più alto).

La laurea conta ancora di più del diploma per il mondo del lavoro

Nel 2019, il tasso di occupazione italiano  tra i laureati di 25-64 anni è di quasi 30 punti (28,6) più elevato di quello registrato tra chi ha conseguito al massimo un titolo  secondario inferiore (la differenza è di 29,0 punti nella media Ue).

Il risultato deriva dalla somma del vantaggio occupazionale (pari a  18,6 punti) di chi ha un titolo secondario superiore rispetto a chi ha un titolo secondario inferiore e di quello (10,0 punti) di chi ha un  titolo di studio terziario rispetto a chi ha un secondario superiore  (le differenze in media Ue sono rispettivamente 19,6 e 9,4 punti).

Inoltre, se per la popolazione laureata il tasso di occupazione già  dal 2018 ha superato il valore del 2008, anno di avvio della crisi  economica mondiale, per la popolazione diplomata il tasso del 2019 è  ancora di circa 3 punti percentuali inferiore, registrando la maggior  perdita di posti di lavoro durante la crisi e la ripresa più debole.

Il vantaggio occupazionale della laurea rispetto al diploma è dunque in aumento.

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