In Italia troppi bambini sono considerati dislessici, ma in realtà hanno solo disturbi comuni

Di Lalla
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Ufficio Stampa Istituto di Ortofonologia IdO – Il 16 dicembre conferenza stampa presso aula di Montecitorio su "Scuola dell'obbligo e disturbi specifici dell'apprendimento" con presentazione risultati indagine Progetto "Ora Sì!"

Ufficio Stampa Istituto di Ortofonologia IdO – Il 16 dicembre conferenza stampa presso aula di Montecitorio su "Scuola dell'obbligo e disturbi specifici dell'apprendimento" con presentazione risultati indagine Progetto "Ora Sì!"

“Troppi bambini in Italia sono considerati dislessici, ma in realtà hanno solo disturbi comuni”. È questo l’allarme lanciato dall’Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma – centro accreditato dal Sistema sanitario nazionale di terapia e ricerca per l'età evolutiva, operativo dal 1970, ed ente di formazione e aggiornamento per medici, psicologi e insegnanti – che venerdì 16 dicembre presenterà, in occasione della conferenza stampa sul tema “La Scuola dell’obbligo ed i Disturbi specifici dell’apprendimento”, presso la Sala delle Conferenze Stampa di Montecitorio, in Via della Missione 6 alle ore 11, alla presenza del responsabile dei rapporti con il mondo Scuola Udc, onorevole Paola Binetti, e del direttore dell’Ido, Federico Bianchi di Castelbianco, i risultati di un’indagine condotta in numerose scuole materne ed elementari per individuare i bambini a rischio di Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa), sottolineando che una percentuale elevata di bambini è stata erroneamente indicata a rischio Dsa.

L’indagine è stata realizzata all’interno del progetto “ORA SI!”, promosso dall’associazione di scuole “Una rete per la qualità” in collaborazione con l’IdO.

Si tratta di un’iniziativa nata per dare ai docenti la migliore metodologia di supporto e per arginare il problema legato alla sproporzionata segnalazione dei Dsa nei diversi momenti dell’iter scolastico (materna, elementari, media e scuola superiore).

Infatti, come spiega il direttore dell’IdO, Federico Bianchi di Castelbianco, “segnalare come dislessici bambini che in realtà non lo sono comporta due gravi rischi: sono dirottati su percorsi alternativi come portatori di una disabilità che non hanno, con oneri economici non sostenibili e totalmente inutili, mentre il loro problema non solo non verrà affrontato ma lascerà un vuoto di conoscenze che si ripercuoterà pesantemente sul loro curriculum studiorum”.

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