In Italia Il 17% dei giovani abbandona il percorso scolastico prima dei 18 anni. Scalini: “scuola spazio fondamentale”

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L’intervento di Gabriele Scalini del PD di Signa alla Leopolda: “In un progetto politico che guardi al futuro la scuola deve occupare uno spazio fondamentale. La formazione dei giovani è il più grande investimento che il nostro paese possa fare, viceversa, la dispersione scolastica è il peggior spreco di risorse che si possa realizzare".

L’intervento di Gabriele Scalini del PD di Signa alla Leopolda: “In un progetto politico che guardi al futuro la scuola deve occupare uno spazio fondamentale. La formazione dei giovani è il più grande investimento che il nostro paese possa fare, viceversa, la dispersione scolastica è il peggior spreco di risorse che si possa realizzare".

"In Italia Il 17% dei giovani abbandona il percorso scolastico prima dei 18 anni, età entro la quale dovrebbe essere assolto l’obbligo scolastico o formativo. Negli ultimi anni sono stati fatti dei progressi, ma rimaniamo ancora molto indietro rispetto alle medie europee e lontanissimi  rispetto agli obiettivi prefissati dalla conferenza di Lisbona.

Entriamo nel dettaglio: cosa succede ad un ragazzo che decida di abbandonare la scuola una volta raggiunti i 16 anni?

Nella maggior parte dei casi nulla. L’anagrafe Nazionale degli studenti non riesce a seguire i ragazzi che si allontanano dalla scuola, manca infatti ancora il sistema integrato di anagrafi tra il Miur (che controlla la scuola) e le Regioni (che controllano i percorsi di formazione professionale e apprendistato).

Ad oggi non sappiamo nemmeno il numero certo degli abbandoni, e non si capisce chi debba avere il ruolo di seguire i ragazzi che sono usciti dal percorso scolastico e riorientarli verso altro istituto o verso la formazione professionale.

Non si pensi che il problema riguardi solo le regioni meridionali. Anche la Toscana, la Liguria e le Marche presentano tassi di abbandono significativi.

Completiamo in fretta l’anagrafe degli studenti! Creiamo una rete tra scuole, gli enti locali e il mondo del lavoro. Individuiamo dei responsabili  che facciano sì che nessuno resti da solo, perché il primo passo dell’abbandono scolastico si realizza quando si viene abbandonati.

La rivoluzione deve cominciare dalla scuola primaria e dalla scuola secondaria di primo grado. Perché oggi la scuola non riesce ad assolvere al compito che gli prescrive la Costituzione: rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. Il capitale culturale, risulta ancora determinante per portare a termine con successo il percorso scolastico. Una scuola che non è capace di garantire ai figli un livello di istruzione più elevato rispetto a quello dei genitori è una scuola iniqua. E se non è la scuola il primo luogo a garantire l’occasione della mobilità sociale quale altro luogo può esserlo? Universalizziamo il tempo pieno e riduciamo al minimo i compiti a casa, dove la differenza, nella maggior parte dei casi la fa il livello di istruzione e la disponibilità economica dei genitori.

Quattordici anni per scegliere la scuola superiore è troppo presto. Una scelta prematura è spesso alla base dell’insuccesso e dell’abbandono scolastico. Dato che il primo biennio delle superiori  fa ancora parte dell’obbligo scolastico, andiamo verso la quarta e la quinta media per potenziare le competenze scientifiche di base e le capacità di lettura.  Poi, a sedici anni compiuti, l’ultimo triennio può diventare molto più specialistico preparando al lavoro o all’università

Rivoluzioniamo l’orientamento scolastico.  Dedichiamogli più tempo, facciamo fare agli studenti esperienza dei diversi indirizzi scolatici e del lavoro. Facciamo diventare la cultura del lavoro protagonista delle scuole. Facciamo sì che si capisca la bellezza di tanti lavori, anche manuali, ma portatori di un sapere straordinario e capaci di risultati unici ed inimitabili. Perché l’obiettivo di avere tutti laureati è inutile e sciocco, ma avere il maggior numero dei giovani che svolge un lavoro altamente specializzato è un dovere per chi amministra un paese. No solo la quantità degli occupati va seguita, ma anche la qualità del lavoro. Venitemi a dire che un restauratore sia una professione meno nobile che un commercialista, che uno chef abbia una cultura inferiore ad un avvocato, o che un vasaio contribuisca al bello del nostro paese meno che un insegnante di storia dell’arte. 
L’Italia cambia verso: dispersione scolastica Zero, specializzazione nel lavoro al massimo.”

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