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Istruzione tecnica in Italia: potenziarla è indispensabile per uscire dalla crisi

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Giulia Boffa – Il mondo della scuola deve essere al servizio di quello del lavoro: per questo obiettivo l’Italia è ancora lontana anni luce da Paesi come la Germania.

Giulia Boffa – Il mondo della scuola deve essere al servizio di quello del lavoro: per questo obiettivo l’Italia è ancora lontana anni luce da Paesi come la Germania.

 Il ministro Francesco Profumo ha chiaramente espresso l’obiettivo di creare un ponte più efficace tra scuola e mondo del lavoro ad un convegno alla Luiss di Roma, organizzato dalla Fondazione Rocca e dall’associazione Trellle dal titolo dal «I numeri da cambiare. Scuola università e ricerca. L’italia nel confronto internazionale». 
 
Il ministero sta pensando di portare nelle aule operatori delle imprese indistriali e di introdurre tirocinii più efficaci, che potenzino il contatto degli studenti con l’industria, che, dal canto suo, sta facendo già molto per riportare la cultura tecnica al centro dello sviluppo del Paese, ma che nonostante gli sforzi non riesce a trovare tutti i tecnici altamente specializzati di cui ha bisogno. In Italia i tecnici laureati specializzati sulle professioni richieste sono solo lo 0,5% contro il 7% della Germania.
 
La colpa sarebbe essenzialmente della scuola che, come ha sottolineato Gianfelice Rocca, presidente del gruppo Techint, « continua ad allontanare la prospettiva di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro".
 
Anche il vicepresidente di Confindustria per l’education, Ivan Lo Bello, ha sottolineato l’importanza del compito dell’istruzione italiana affinché  « possa contribuire in modo decisivo a velocizzare il passaggio dalla crisi alla ripresa, a patto che si vada avanti senza incrostazioni culturali, come ad esempio la separazione tra cultura umanistica e cultura tecnica che ha caratterizzato il nostro paese in molte fasi storiche».

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