Istruzione tecnica e professionale: recuperare il gap che ci separa dall’Europa

Di Lalla
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di Giorgio Mottola, Responsabile nazionale Settore Scuola di Futuro e Libertà – Futuro e Libertà ha più volte rappresentato l’ esigenza di rivedere in maniera seria ed articolata l’attuale assetto del Sistema Istruzione in Italia, ed in particolare dell’Istruzione Tecnica e Professionale.

di Giorgio Mottola, Responsabile nazionale Settore Scuola di Futuro e Libertà – Futuro e Libertà ha più volte rappresentato l’ esigenza di rivedere in maniera seria ed articolata l’attuale assetto del Sistema Istruzione in Italia, ed in particolare dell’Istruzione Tecnica e Professionale.

Lo abbiamo fatto attraverso una serie di interrogazioni parlamentari, risoluzioni in VII Commissione Cultura Camera, lo abbiamo ribadito durante il colloquio avuto col Ministro Profumo e nel documento di sintesi inviato al Capo Dipartimento MIUR dott.ssa Stellacci.

Oggi, alla luce di quanto è riportato nel recentissimo "Rapporto di monitoraggio" elaborato dall’Ansas-Indire in ordine al primo anno di applicazione delle Linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento, ne siamo ancor piu’ convinti.

Da una attenta lettura del Rapporto, infatti, emerge in maniera inequivocabile quanto FLI aveva da tempo posto all’attenzione del Ministro Profumo in ordine, soprattutto, alla mancata caratterizzazione delle discipline professionalizzanti , alla riduzione delle ore di laboratorio e alla marcata indifferenza e sottovalutazione di una categoria di docenti (insegnanti tecnico pratici) che da sempre hanno rappresentato quel motore della didattica laboratoriale, di cui tanto si parla ma che, nei fatti, viene depotenziata.

L’istruzione tecnica e professionale, nata per rispondere alle esigenze delle realtà produttive del paese , rischia, ancora una volta, di scontare un ritardo storico verso quei sistemi formativi europei che da tempo hanno attivato politiche concrete per non farsi trovare impreparati ai continui cambiamenti del mercato del lavoro.

Lo stato di incertezza che regna da alcuni anni, ha finito con l’incidere pesantemente sulla qualità della formazione determinando un gap tra competenze in uscita e quanto, invece, il mercato stesso richiede

Le quote di autonomia e di flessibilità che, secondo il MIUR, potrebbero consentire alle scuole una riorganizzazione del quadro orario e dell’offerta formativa nell’ottica di “ valorizzare settori produttivi strategici per l’economia del Paese“ in realtà rischia di essere un “libro dei sogni” se non si interviene con una diversa e piu’ articolata distribuzione delle discipline tenendo conto della tipicità e della vocazione dell’istruzione tecnica e professionale.

Altro è “razionalizzare” il Sistema dell’Istruzione , limitando la frammentazione degli indirizzi e il sovrapporsi di sperimentazioni che da un ventennio avevano caratterizzato la galassia dell’offerta formativa, altro invece è il taglio lineare, indiscriminato e sproporzionato che rischia di mettere in ginocchio questo particolare e delicato settore dell’Istruzione

Una “didattica laboratoriale” in grado di sviluppare competenze, ha bisogno di professionisti seri e preparati (che grazie a Dio ci sono e rappresentano il patrimonio della Scuola italiana) ma anche- come auspicato dal Capo dello Stato nel corso dell’inaugurazione dell’anno scolastico- “di idee e risorse” , cosi’ come sta avvenendo in altri paesi della Comunità Europea dove, nonostante la crisi, si sta puntando, per lo sviluppo, su Istruzione e Cultura.

C’è da augurarsi che quando gli esiti del monitoraggio e della valutazione saranno oggetto di un Rapporto al Parlamento, cosi’ come prescritto dall’art.7 del DPR 87/10, possano scaturire, dal dibattito che seguirà, interventi e correttivi che consentano di colmare quei vuoti e quelle criticità che il Rapporto stesso ha evidenziato.

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