Istruzione per adulti, Bianchi: “I Cpia sono presidio di democrazia, farli uscire da marginalità”

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“I nostri centri di educazione per adulti sono un pezzo fondante del nostro sistema educativo nazionale. La formazione che dura una vita non può essere un accessorio, ma il complemento necessario della capacità di vivere e lavorare”.

Così il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi intervenuto all’apertura dei lavori di ‘Fierida 2021’, appuntamento in streaming organizzato dalla Rete Italiana Istruzione degli Adulti (Ridap).

“I Cpia – ha aggiunto Bianchi – hanno dimostrato di essere presidio di democrazia perché garantiscono ad ognuno le competenze necessarie per poter partecipare, anche attraverso la capacità di conoscere la lingua. Bisogna portare fuori i Cpia dalla marginalità, ma occorrono le infrastrutture. Per questo nel Pnrr abbiamo stanziato fondi per investire in strutture scolastiche. La scuola su cui stiamo lavorando si proietta dal nido alla formazione continua, che dura tutta la vita”.

“Nel caso di quanti sono arrivati nel nostro paese – ha evidenziato Bianchi – la conquista della lingua è fondamentale perché se tu non hai le parole per dirlo qualcun altro lo dice per te, oppure rischi sempre di rimanere alla porta del paese in cui arrivi. La capacità di permettere ad ognuno di avere quel livello di educazione che corrisponde al primo ciclo è sicuramente importante ma deve essere un punto di partenza e da lì dare la possibilità di proseguire e andare avanti e passare tutti i livelli”.

“Dovremmo anche smettere di dire che nel nostro sistema ci sono scuole di coloro che pensano e le scuole per quelli che fanno – ha affermato ancora Bianchi – le scuole devono essere luoghi in cui si usa la mano, la testa e la capacità anche di essere parte di una comunità”.

Infine il titolare del dicastero dell’Istruzione ha voluto rivolgere un particolare pensiero alle scuole in carcere: “Dobbiamo essere presenti ovunque, anche nelle situazioni più difficili. Questo era importante prima ma lo è ancora di più adesso. Bisogna ripensare i modi e i luoghi di inclusione. Eguaglianza non vuole dire essere tutti omologati – ha concluso il ministro – ma avere il diritto eguale di essere diversi. E i Cpia sono anche un momento in cui culture diverse diventano cultura condivisa”.

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