Istruzione parentale, presidente LAIF: facciamo chiarezza su alcune cose. Aleggia copiosa confusione

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Per non accrescere la già copiosa confusione che aleggia attorno all’istruzione parentale in Italia sono doverose alcune precisazioni:

  1. La comunicazione di istruzione parentale NON va presentata all’istituzione scolastica in cui risultano iscritti i figli o quella più vicina al luogo di residenza. Se il giovane è frequentante, presso la scuola dove è iscritto va comunicato il ritiro dalla frequenza ed eventualmente per conoscenza la comunicazione di avvio dell’istruzione parentale, la quale per competenza va inviata al dirigente scolastico del territorio di competenza (art. 23 D.Lgs 62/2017). N.d.r la recente nota ministeriale del 30 novembre introduce di per sé ambiguità inutili in questa materia, le indicazioni presenti nell’articolo ingarbugliano ulteriormente la materia, senza apparente motivo costruttivo. Considerato il fatto che l’istruzione parentale può essere iniziata anche all’avvio del percorso dell’obbligo d’istruzione, senza quindi aver mai frequentato alcuna scuola, la comunicazione va inviata al dirigente scolastico del territorio di residenza (art.23 D.Lgs. 62/2017).
  2. Le fonti normative non possono non richiamare almeno gli articoli 31, 33, 34, 118 della Costituzione, in difetto dei quali la percezione del fenomeno appare in una luce meramente amministrativa e mancante di elementi valoriali di basilare importanza, sia per la dimensione della crescita personale dei giovani, sia per la dimensione sociale del giovane cittadino, come pure della caratura civica della scelta genitoriale di massima responsabilità. L’assenza dei riferimenti basilari agli ordinamenti internazionali, inoltre, non dà conto del respiro globale che ha questo fenomeno.
  3. Spesso vengono gettati degli spunti riguardo alle motivazioni che possono spingere alla scelta dell’istruzione parentale. Assunta l’impossibilità di definire in maniera chiusa, tale aspetto, tuttavia un tentativo in tal senso non può rappresentare la scelta solo in relazione alla ricerca di particolarismi personalistici, abbandonando l’alveo dei motivi legati alla salvaguardia, alla valorizzazione ed alla trasmissione del bene comune, costituito dalla cultura e dalle educazioni.
  4. La scelta dell’istruzione parentale va comunicata nelle modalità che più danno garanzia di acquisizione agli atti da parte della scuola. Ciò che è esclusa è la modalità on line come la recente nota ministeriale 29452, in questo caso, va a precisare.
  5. Nella medesima nota, viene detto che all’atto della comunicazione i genitori devono presentare il progetto didattico educativo ai sensi del D.M. 5 del 2021. Quest’ultimo però colloca chiaramente la consegna di detto strumento nel momento della richiesta del cosiddetto esame di idoneità entro il limite massimo del 30 aprile. Il carattere del progetto didattico-educativo è quindi consuntivo, tant’è che sui suoi contenuti devono essere improntati gli accertamenti dell’obbligo di istruzione o di licenza media. Nella normativa non compare altra collocazione del progetto didattico educativo, per cui la nota ministeriale non è ai sensi di un provvedimento superiore e per tanto non può essere intesa come prescrittiva. Quindi, a livello divulgativo, per non creare ulteriore confusione, è opportuno non dare per scontate e pacifiche delle pratiche la cui fondatezza è tutta da dimostrare.
  6. Il dirigente scolastico è investito, parimenti al Sindaco del luogo di residenza, dell’accertamento della non evasione dall’obbligo di istruzione. A tal fine deve prendere atto della comunicazione dei genitori ed acquisire la dichiarazione di possedere le capacità tecniche o economiche, o per dire in maniera più persuasiva, di non essere nelle condizioni di incapacità (art. 30 della Costituzione). Il tema dell’accertamento di tale non incapacità, o per dirla in maniera più semplicistica delle capacità tecniche od economiche, non è acclarato e tanto meno persuasivamente normato. Tant’è che la recente citata nota ministeriale procrastina una confusione da tempo in atto, producendo una soluzione tra capacità tecniche e mezzi materiali, sostenendo in tal modo un atteggiamento di discrimine basato in buona parte sull’abbienza della famiglia, culturalmente, storicamente e costituzionalmente insostenibile. Il richiamo a tali aspetti è necessario per non sospingere ulteriormente il fenomeno dell’istruzione parentale sulla corsia dei sorvegliati speciali. A tal proposito è utile utilizzare più appropriatamente il termine comunicazione e non domanda, perché in questo apparentemente insignificante scarto lessicale, in realtà, si cela una grossa differenza sostanziale, dalla quale scaturiscono gli atteggiamenti di non riconoscimento, o di riconoscimento.
  7. Il tema dell’esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva, se s’intende inquadrarlo culturalmente e normativamente (e quindi fornire indicazioni non superficiali), va letto con l’opportuna profondità. Non vi è qui spazio per articolare i numerosi argomenti che si concatenano, ma può essere utile richiamare velocemente pochi particolari: il fine di suddetto esame è quello “della verifica dell’obbligo di istruzione” (art. 2 comma 6 D.M. 5 del 8/2/2021). Per cui, alla luce di questo orizzonte in tanti casi di istruzione parentale, l’esame di idoneità alla classe successiva , non ha la minima coerenza logica e si pone fuori dallo spirito e dalla lettera dell’art.1 del D.Lgs. 62/2017. L’istruzione parentale, legittimamente in tanti casi non è la mera trasposizione a casa della struttura concettuale ed operativa della scuola tradizionale, l’osservatore attento ha modo di registrare come l’istruzione parentale raggiunga talvolta la caratura di eccellenza educativa perseguendo percorsi di apprendimento articolati e virtuosi che devono e possono essere colti e valutati in maniera consona ed intelligente, anche al fine di verificare la messa in atto da parte dei genitori “dell’obbligo di istruzione”. I dirigenti ed i docenti incaricati devono declinare in maniera professionalmente informata le fasi di valutazione dando corso a progettualità all’altezza del delicato compito cui sono chiamati, ovvero quello di rendere la valutazione un momento di crescita e di valorizzazione dei percorsi di apprendimento. Il quadro di riferimento imprescindibile è quello costituito dalle Indicazioni nazionali per il curricolo ed organicamente a queste, dalle potenzialità individuali del giovane. La profondissima crisi del sistema dell’istruzione ri-chiede, ri-chiama (forse è l’ultima chiamata) che le questioni vengano analizzate per quello che sono, al di là delle incrostazioni e delle letture conformizzate al registro meramente burocratico, sia pur di origine ministeriale.
  8. La mancata partecipazione agli esami di idoneità, per i motivi in parte richiamati sopra, prima di dar adito ad una concatenazione di eventi che portano l’intervento dell’autorità giudiziaria, dovrebbe far sorgere anche nei dirigenti la domanda: cosa ho fatto nella mia veste di funzionario di un servizio pubblico al cittadino, ai sensi, almeno degli’artt. 30, 31, 33, 34, 118 della Costituzione, dell’art. 1 del D.Lgs. 62/2017, delle Indicazioni nazionali per il curricolo, almeno per i capitoli” valutazione”, “ cultura scuola persona”, per rapportarmi in maniera non autoreferenziale e rispettosa della legittima scelta famigliare? Ho colto che questi genitori si sono presi in carico finalmente in maniera ed in misura idonea le loro responsabilità? Ho colto che hai sensi delle Carte internazionali e della Costituzione il servizio che sono chiamato a fornire anche a questi cittadini che contribuiscono al mio stipendio, deve essere svolto con scienza e coscienza? Sono convinto che la non partecipazione ad un esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva sia il segno sufficiente e inequivocabile di evasione dall’obbligo di Istruzione? (N.B. spesso si incorre nel lapsus “evasione dall’obbligo scolastico” , questo è assai significativo della chiarezza di visione rispetto al sistema dell’istruzione e delle educazioni perlomeno italiano) Sono convinto di non avere a disposizione strumenti idonei per accertare l’obbligo di istruzione? Sono convinto che la mia professionalità si debba o possa fermare al primo livello e che non possa coglier le essenze più vere di un percorso di apprendimento?

Sergio Leali

Presidente de L’Associazione Istruzione Famigliare (LAIF)

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