Istruzione, Governo, virus e sondaggi. Lettera

Lettera

Inviata da Giovanni Panunzio – Sono un insegnante di una scuola secondaria superiore, uno che a scuola ci vive e osserva come si spostano gli alunni. Nel vostro articolo del 21 agosto “Quella volta che Conte chiamò Azzolina: Guarda i sondaggi, muoviamoci per tempo, la scuola è la priorità”, a firma Andrea Carlino, leggo che il fallimento della riapertura delle scuole potrebbe travolgere sia il ministro dell’Istruzione, che Palazzo Chigi. Non vedo dove sia l’anomalia: è facile che un Governo che a fine agosto non si è ancora occupato e preoccupato del distanziamento degli studenti sui mezzi pubblici, che crede ai sondaggi e li strumentalizza per l’istruzione (o viceversa?) e che usa i “social” per le comunicazioni istituzionali, gestite da araldi del Grande Fratello trash, non abbia altra destinazione che il fiasco.

Non parlo di fiasco da ubriacatura da potere, né da alzata di gomito (la nuova forma di stretta di mano), ma di disfatta. Giuseppe Conte, Lucia Azzolina, commissari straordinari, comitati tecnico-scientifici e variopinta compagnia sapevano benissimo, molto prima di luglio, che sarebbero serviti banchi monoposto – lo sapevamo tutti – e che i trasporti scolastici sarebbero dovuti essere organizzati molto tempo addietro: in tal senso hanno ricevuto varie sollecitazioni, che evidentemente non hanno letto.

Hanno voluto cedere, invece, la patata bollente a Comuni, Regioni, dirigenti scolastici, ecc.; sbagliando destinatari. Un esempio? Dice il nuovo vademecum governativo: un caso di covid-19 in una scolaresca comporterà la quarantena per tutta la classe, e sarà attivata la didattica a distanza. Non basta, aggiungo io: se lo studente contagiato si è recato a scuola in autobus, bisognerà mettere in quarantena anche i ragazzi che hanno viaggiato con lui, per sapere oltretutto se sono coinvolte più classi e, in qualche caso, più istituti.

Come si può fare, se i posti nei pullman non sono contingentati, né nominativi? Chi risponde? Chi ci pensa? Gli Enti locali? Il Ministero dei Trasporti può intervenire sull’interruzione delle lezioni? Il coordinamento tra Dicasteri è morto e sepolto?

Scommettiamo che a Roma non affronteranno (e non leggeranno) neppure questi interrogativi? Le linee-guida avrebbero dovuto scriverle comunque, concretamente; non fumosamente, come hanno provato a fare. In mezzo a tanti cervelli, a tanti esperti, non ne è stato trovato uno che sia riuscito a porre e a superare il problema spostamenti? Sarà perché alcuni non sono retribuiti? L’ostacolo alle soluzioni non può essere chi rema contro o chi boicotta (sic!), quando costui non viene ascoltato. Dallo scarica barile all’auto-boicottaggio il passo è breve.

Ecco perché se con la scuola rischierà il Governo, non sarà inusuale. Diversi Esecutivi, in passato, sono naufragati per il solito e stolido orgoglio, e per aver considerato l’istruzione un giacimento di voti, non un giacimento di crescita del Paese.

Che giacciano “lor signori”, ora, nelle sabbie mobili della cocciutaggine, in cui si sono crogiuolati e logorati.

Si preparino agli “untori” del terzo millennio, nelle carrozze massificatrici del sapere a metà, e a mezz’asta.

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