I sindacati a Meloni: “Nella scuola il merito c’è sempre stato. Servono investimenti urgenti sul rinnovo del contratto”

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La nuova denominazione del Ministero dell’Istruzione (che diventerà dell’Istruzione e del Merito) ha fatto discutere. I sindacati intervengono sull’argomento e non mancano le critiche nei confronti del nuovo titolare del dicastero dell’Istruzione.

Per Francesco Sinopoli (Flc Cgil), in un’intervento all’Adnkronos, “la scuola della Costituzione è la scuola di tutti e per tutti: la crescita di una società non è una gara, è un processo, uno sviluppo e come tale deve essere armonico, quindi coinvolgere il maggior numero possibile di persone. La tradizione della pedagogia italiana, e non solo, del dopoguerra è caratterizzata da questo: richiamandosi al dettato costituzionale, mettere tutti nelle condizioni di poter ottenere risultati a prescindere dalla fortuna di particolari condizioni di partenza di carattere sociale ed economico che per l’appunto favoriscono il merito a prescindere. Il merito come ideologia è il contrario della scuola della Costituzione. E il senso della scuola pubblica resta dunque quello di ridurre le disuguaglianze sociali e naturali, di includere ed accogliere”.

Per Ivana Barbacci (Cisl Scuola), “il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto che per il merito il riferimento è all’art. 34 della Costituzione, e ha detto che le scuole fanno poco per colmare i divari di partenza, quasi che toccasse a loro soltanto. Sul ‘merito’ vedremo quindi i risvolti”. Barbacci ha poi sottolineato che “è evidente da sempre che superare i divari è un compito che la scuola non può svolgere da sola, quindi ci si aspetta dal nuovo governo un sostegno fattivo al ruolo che la scuola può ricoprire anche in questo senso”.

Per Giuseppe D’Aprile (Uil Scuola) “Il nuovo governo non è ancora ufficialmente iniziato, ma sul concetto di merito parte subito male. Sulla questione merito infatti non sono ancora chiari i parametri. Cosa significa merito e su cosa si basa? La scuola è inclusione come sosteneva Don Milani, deve parlare a tutti, non solo ai più bravi. Se per premiare i ‘migliori’ si lasciano indietro i più deboli, finisce l’inclusione e inizia la selezione”.

Per Rino Di Meglio (Gilda) “polemizzare sul merito, è polemizzare sul nulla. Di quale merito parliamo? Nella scuola il merito c’è sempre stato, l’art. 34 della Costituzione lo ha sempre garantito. Direi di aspettare cosa si intende con questa parola aggiunta ad istruzione, vedremo se e quali cambiamenti ci saranno”. Di Meglio ha poi sottolineato che la Costituzione è chiara anche sulla “necessità di rimuovere gli ostacoli che impediscono a tutti di raggiungere le pari opportunità, e poi ci parla del diritto dei capaci e dei meritevoli di arrivare ai più alti gradi di istruzione. Non si può garantire il punto di arrivo ma quelli di partenza devono essere garantiti uguali per tutti”.

Per Marcello Pacifico (Anief) “il nuovo Governo comincia a parlare di scuola e di valorizzazione docenti, ma non sembra ancora avere le idee chiare sugli obiettivi da raggiungere: perché si parla genericamente di ringraziare i nostri insegnanti garantendo loro il salario? Il tempo delle pacche sulle spalle è terminato, ora è arrivato quello degli aumenti a tre, anzi a quattro zeri, delle assunzioni dei precari storici, degli organici da aumentare: incontriamoci e parliamone”. 

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