Per Valentina Aprea gli istituti professionali vanno chiusi. Rischio 60mila posti di lavoro

di Lucrezia Di Dio
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Senza giri di parole Valentina Aprea, Assessore all’Istruzione Formazione e Lavoro della Lombardia, ha affermato che l’esperienza degli istituti professionali statali deve considerarsi chiusa.

Senza giri di parole Valentina Aprea, Assessore all’Istruzione Formazione e Lavoro della Lombardia, ha affermato che l’esperienza degli istituti professionali statali deve considerarsi chiusa.

I 60mila docenti impegnati attualmente negli istituti professionali vanno ricollocati altrove, utilizzando l’organico di potenziamento isitutito dalla legge 107/15.

Nessuna accenno, da parte dell’Assessore, però, ai  500mila studenti, ai dirigenti e al personale ATA di questi istituti.
La proposta di Valentina Aprea si appaia a quella sostenuta da Luigi Bobba, sottosegretario al Ministero del lavoro il quale chiede che istruzione e formazione professionale costituiscano un settore differenziale rispetto al resto del sistema di istruzione di secondo ciclo e che faccia capo al Ministero del lavoro e non a quello dell’Istruzione. Entrambe le proposte hanno come obiettivo comune quello dell’abbassamento dell’età di accesso al mondo del lavoro e la demolizione dell’istruzione professionale statale.




Secondo la FLCGIL si tratta “del tentativo di mettere in atto la “soluzione finale” contro un intero settore scolastico e che è stato preceduto da precise scelte politiche e tecniche.”.

Già con il regolamento di riordino degli istituti professionali del 2010 si sono avute come conseguenze la riduzione del tempo scuola frontale e di oltre il 30% delle attività di laboratorio con un aumento esponenziale degli alunni delle prime classe che può raggiungere anche il numero di 33 studenti per classe.

Ma a tutto questo si devono aggiungere anche le conseguenze nell’ambito dell’insegnamento, come è accaduto alla disciplina delle Scienze Integrate che da ambito unitario si è divisa in 4 discipline distinte con il doppio delle classi di concorso. La quota di autonomia, inoltre ha diffuso l’utilizzo delle cosiddette discipline flash, presenti soltanto nel biennio.

Per rilanciare l’istruzione professionale la FLC Cgil propone delle scelte prioritarie:

  • Biennio unitario
  • Titolarità dell’Istruzione sull’obbligo di istruzione, nella prospettiva dell’elevamento dell’obbligo scolastico a 18 anni
  • No alla costituzione di fatto un intero settore differenziale (a 50 anni dall'abolizione delle classi differenziali) la cui finalità principale è il recupero dei soggetti "difficili", quelli dallo stile di apprendimento pratico (come se tutti quelli che vanno al liceo avessero lo stile di apprendimento astratto!)
  • Forte riduzione del numero di studenti nelle classi iniziali
  • Costituzione delle classi conseguenziali in relazione agli obiettivi di riduzione della dispersione e stretta connessione tra tali obiettivi e il sistema nazionale di valutazione
  • Verifica delle competenze, abilità e conoscenze acquisite dallo studente al termine del primo biennio
  • Obiettivo del percorso di studi deve essere il conseguimento del diploma finale di scuola secondaria di II grado, con profili educativi e professionali in uscita ampi e non legati ad una specifica attività lavorativa. All'interno di questo percorso deve essere data lapossibilità agli studenti di conseguire titoli professionalizzanti e/o brevetti
  • No all'IeFP come quarta filiera del sistema educativo di secondo ciclo. In questo senso l’offerta integrata tra Istruzione Professionale Statale e sistema della Formazione Professionale o l’offerta sussidiaria degli Istituti Professionali sono le scelte più coerenti con tale opzione.
  • Nell’IeFP deve essere mantenuta l'attuale struttura ordinamentale che prevede qualifiche e diplomi relativi a figure nazionali, declinabili (con attività aggiuntive) a livello regionale.
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