Iscrizioni scolastiche. Il contributo richiesto alle famiglie non è obbligatorio

WhatsApp
Telegram

In occasione delle prossime iscrizioni scolastiche per l’anno 2017/18 molte famiglie ancora si chiedono se sia obbligatorio versare il contributo richiesto dalle scuole, una cifra che si aggira in media sui 100 euro.

C’è una sostanziale differenza tra tasse scolastiche erariali, obbligatorie nell’ultimo biennio delle scuole secondarie di II grado, e contributo volontario. Le tasse scolastiche prevedono quattro tipi di tributo, esigibili al compimento del sedicesimo anno d’età e dopo l’assolvimento dell’obbligo scolastico: tassa d’iscrizione, di frequenza, d’esame e di diploma (Dlgs 16 aprile 1994 numero 297).

La tassa d’iscrizione di 6,04 euro è valevole per l’intera durata del ciclo, non è rateizzabile ed è devoluta interamente all’Erario; la tassa di frequenza di 15,13 euro deve essere corrisposta ogni anno, dopo il compimento dei 16 anni da parte dello studente, e può essere rateizzata. La tassa di esame di 12,09 euro, non rateizzabile, deve essere corrisposta esclusivamente al momento della presentazione della domanda per gli esami d’idoneità, integrativi, di licenza e di Stato; la tassa di diploma di euro 15,13 deve essere corrisposta in unica soluzione, al momento della consegna del titolo di studio.

Altre forme di tributo che non rientrano in questo elenco sono assolutamente volontarie.

Infatti il comma 622 della legge 296/2006 ribadisce “il regime di gratuità ai sensi degli articoli 28, comma 1, e 30, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226″ ; in ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità, non è dunque consentito imporre tasse o richiedere contributi obbligatori alle famiglie di qualsiasi genere o natura per l’espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all’assolvimento dell’obbligo scolastico (fotocopie, materiale didattico o altro) fatti salvi i rimborsi delle spese sostenute per conto delle famiglie medesime (quali ad es: assicurazione individuale degli studenti per RC e infortuni, libretto delle assenze, gite scolastiche, ect). Eventuali contributi per l’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni possono dunque essere versati dalle famiglie solo ed esclusivamente su base volontaria”. In sostanza, la richiesta del contributo volontario, pur non essendo illegittima, non obbliga le famiglie alla corresponsione dello stesso.

Il contributo volontario deve essere dunque utilizzato per l’ampliamento dell’offerta formativa. Spesso le scuole spendono ilcontributo per garantire il funzionamento amministrativo didattico a spese dell’ampliamento dell’offerta formativa, ma occorre in questo caso una specifica delibera del CdI.

Il contributo è detraibile dall’imposta sul reddito, nella misura del 19%, se è finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e all’ampliamento dell’offerta formativa; per poterlo detrarre occorre però che sia eseguito tramite banca o ufficio postale.

WhatsApp
Telegram

Concorso per dirigenti scolastici. Corso preparazione: 285 ore di lezione, simulatore Edises con 14mila quiz e modulo informatica. Nuova offerta a 299 euro