Iscrizione a licei, ISMU: 51% sono studenti italiani, contro il 34,9% stranieri di seconda generazione

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All’indomani dell’avvio dell’anno scolastico e di questo complicato rientro a causa dell’emergenza sanitaria, ISMU riporta l’attenzione sul tema del diritto all’istruzione e dell’accesso alla scuola, in particolare per gli alunni più vulnerabili, tra cui i minori stranieri e i minori stranieri non accompagnati (MSNA), attraverso la pubblicazione del nuovo rapporto nazionale “Alunni con background migratorio in Italia. Le opportunità oltre gli ostacoli” (a cura di Mariagrazia Santagati ed Erica Colussi)

Minori stranieri non accompagnati di fronte al sistema scolastico italiano

Al 31 agosto 2020 i MSNA presenti e censiti sono 5.540 (per il 95,8% maschi e il 4,2% femmine). Il 64% ha 17 anni, il 23,8% 16 anni, il 7,3% 15 anni. Provengono per la maggior parte da Albania (22,9%), Bangladesh (17,4%), Egitto (10,8%). La regione che ospita il maggior numero di MSNA è la Sicilia (1.149, pari al 20,7% di tutti i MSNA presenti), seguita dalla Lombardia (660) e Friuli Venezia Giulia (622). Una quota consistente di MSNA giunge in Italia attraverso il Mar Mediterraneo. Se negli ultimi anni il numero degli arrivi via mare è fortemente diminuito, il flusso migratorio proveniente dai Balcani non si è mai chiuso (rotta balcanica). L’Italia è rimasta nel tempo il Paese con la maggiore presenza di questi minori in Europa, insieme alla Grecia.

Quanti dei minori stranieri non accompagnati accolti sul nostro territorio sono effettivamente inseriti in un percorso scolastico e/o formativo? Dare una risposta esaustiva non è possibile perché i dati disponibili a oggi sono parziali. Partiamo dai dati che ci fornisce il sistema SPRAR – Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (oggi SIPROIMI – Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati): nel 2018, negli 877 progetti SPRAR (di cui 144 specifici per MSNA), si è rilevata l’iscrizione di 2.458 minori nel sistema scolastico (di cui 1.832 MSNA) e di 1.176 MSNA nei corsi di formazione professionale. Passiamo poi ai dati relativi all’utenza dei Centri provinciali per l’Istruzione per gli Adulti (CPIA) cui vengono indirizzati spesso anche i MSNA dai 15 ai 18 anni, che però vengono considerati statisticamente assieme agli altri minori stranieri (quindi non è possibile sapere quanti siano i MSNA iscritti ai CPIA): dei 31.058 studenti di età inferiore o uguale a 18 anni frequentanti percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana e percorsi di primo livello nell’anno scolastico 2017/18, il 90,8% è cittadino non italiano (sono stati accorpati 6.611 allievi che non hanno indicato nessuna cittadinanza con i 21.576 studenti con cittadinanza non italiana). Il 62% degli allievi con cittadinanza non italiana (13.386) frequenta percorsi di alfabetizzazione e apprendimento linguistico, il 38% percorsi di primo livello (8.190). Ma quanti di questi 15-18enni sono MSNA o ex MSNA?

Fondazione ISMU nell’a.s. 2016/17 ha realizzato un monitoraggio esplorativo sulle presenze dei MSNA nei CPIA, mettendo a confronto Lombardia e Sicilia, volto a mappare la situazione delle due regioni del Nord e del Sud che ospitano il maggior numero di MSNA. Lo studio ha rilevato che nei 19 CPIA lombardi e nei 10 CPIA siciliani erano iscritti 816 MSNA in Lombardia e 4.532 in Sicilia. Per completare il quadro, ISMU ha poi ricostruito il trend dei pareri emessi dalla Direzione Generale Immigrazione e Politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali negli ultimi 5 anni per la conversione del permesso di soggiorno dei MSNA al compimento della maggiore età: dall’analisi emerge che, nel periodo 2014-19, oltre il 90% dei ragazzi soli neomaggiorenni che richiede la conversione del permesso di soggiorno è in possesso del requisito dell’inserimento in un percorso di istruzione e o formazione.

Nonostante la legge italiana appaia tutelante nei confronti dei MSNA, non tutti frequentano percorsi ordinari: a partire dai 15 anni, essi vengono inseriti in prevalenza nei corsi di alfabetizzazione o di preparazione alla licenza media realizzati dai CPIA e/o dal privato sociale. Quali sono i problemi che determinano l’iscrizione presso i CPIA piuttosto che presso altri percorsi di istruzione? Per rispondere a tali domande è stata realizzata l’indagine Tra obbligo e diritto, MSNA nel sistema di istruzione e formazione, ricerca di tipo qualitativo condotta dal Settore Educazione di Fondazione ISMU. La ricerca si basa su un totale di 40 interviste, di cui 30 a testimoni privilegiati (referenti di istituzioni pubbliche e del privato sociale che si occupano dei minori, dirigenti scolastici, insegnanti e formatori, educatori) e 10 a giovani ex MSNA dai 18 ai 28 anni, approdati a Milano dopo un viaggio sul territorio italiano, che hanno avuto esperienze positive di transizione all’età adulta e sono testimoni di un investimento sulla formazione.
Un recente progetto avviato dal Ministero dell’Istruzione – “MSNA-ALI”– intende risolvere proprio le problematiche evidenziate nella ricerca.
Dalla ricerca emerge prima di tutto che, nonostante tanti MSNA desiderino continuare gli studi, i più non prendono in considerazione questa possibilità perché al raggiungimento dei 18 anni generalmente perdono le tutele1 di cui godono da minorenni e sono quindi obbligati a rendersi autonomi e indipendenti per poter sopravvivere e rimanere in Italia. Eppure, anche di fronte a queste difficoltà, qualcuno prosegue gli studi.
A fare la differenza in molti casi è l’accompagnamento di persone di riferimento incontrate nel Paese di accoglienza, educatori in grado di proteggere le vulnerabilità e valorizzare l’intraprendenza di questi minori, operatori capaci di negoziare con le istituzioni formative. Come nel caso di Miri, ex MSNA albanese: “Gli educatori mi hanno aiutato tanto, se non c’erano loro non avevo fatto niente”, spiega nell’intervista. Anche Nassar, ex MSNA somalo, ha potuto contare sul sostegno di alcuni adulti: “Mi hanno aiutato gli educatori e gli insegnanti, parlando con loro mi hanno detto cosa dovevo fare praticamente, ma anche quali possibilità c’erano. La scuola ti dà la possibilità di conoscere meglio le cose, ti fa aprire la mente e ragionare bene”, racconta.
Gli ex MSNA intervistati sono giovani di valore, agli occhi degli adulti che li hanno incontrati, che hanno avuto la fortuna di essere accompagnati da operatori capaci di negoziare e trattare il loro inserimento nelle scuole secondarie. Questi ragazzi hanno avuto la possibilità di continuare gli studi, non solo per la loro determinazione e per il loro coraggio, ma anche grazie all’apertura delle scuole che li hanno accolti, e al sostegno di volontari, organizzatori ed educatori del terzo settore che li hanno sostenuti. Le loro storie confermano che l’integrazione scolastico-formativa dei MSNA è l’esito di un processo di negoziazione continua, che coinvolge minori, operatori e istituzioni.

Iscrizione ai licei di studenti italiani e di origine straniera: scelte a confronto

Oltre al focus sui minori stranieri non accompagnati, all’interno del quadro generale sugli alunni con background migratorio, il volume presenta un approfondimento sulle scelte scolastiche degli alunni di origine immigrata al termine del primo ciclo di istruzione. In base a elaborazioni condotte per ISMU su un database di dati amministrativi relativi a un campione nazionale, più della metà degli alunni italiani sceglie di iscriversi a un liceo (51,8%), contro poco più di un terzo degli studenti stranieri di seconda generazione (34,9%) e meno di un quarto di quelli di prima generazione (24,4%). Come si spiegano differenze di scelte così marcate tra alunni italiani e stranieri? Nel Rapporto si mostra che tali differenze trovano spiegazione non solo nei livelli di apprendimento inferiori ai nativi con cui gli alunni di origine immigrata concludono la terza media, ma anche in altri fattori dovuti al background migratorio degli studenti. La scelta post licenza media sembra essere un momento nel quale le origini non italiane degli studenti, anche di quelli che si distinguono per buone performance, incidono sulla riproduzione delle disuguaglianze educative. Ponendo infatti in relazione i punteggi ottenuti nei test Invalsi di matematica e le iscrizioni ai licei, emerge che tra gli studenti con i migliori risultati, il tasso di iscrizione al liceo è di poco superiore al 70% per gli italiani, contro il quasi 40% per gli studenti stranieri di prima generazione. Anche guardando all’analisi degli iscritti al liceo in base al voto finale di licenza media e alla cittadinanza i risultati trovano conferma, emerge infatti che, anche se promossi con buoni voti alle medie, gli alunni stranieri scelgono meno i licei rispetto a quelli italiani. Il terzo elemento che infine può avere un ruolo nelle scelte dei ragazzi è il consiglio orientativo degli insegnanti: dall’analisi emerge che, a parità di livello di performance, sono gli studenti italiani quelli che si vedono raccomandare molto più spesso un percorso liceale (il gruppo dei più penalizzati nel confronto con gli italiani è quello degli studenti maschi stranieri più brillanti nei test). Infine, anche quando gli insegnanti raccomandano il percorso liceale agli alunni stranieri, sono proprio questi a seguire meno il suggerimento degli insegnanti: i dati mostrano che circa l’89% degli italiani va al liceo quando questo è il suggerimento ricevuto, contro il 73% degli stranieri di prima generazione.

Xenofobia e adolescenti: Italia e Francia a confronto

Il rapporto presenta infine, nella parte dedicata ai confronti internazionali, anche una ricerca comparativa di tipo quantitativo, svolta nel 2017, che ha coinvolto 5.186 alunni di scuole secondarie in Italia (Lombardia) e in Francia (regione Provence-Alpes-Côte d’Azur), con l’obiettivo di indagare le interazioni fra giovani autoctoni e giovani di origine immigrata e il loro legame con atteggiamenti di ostilità verso gli immigrati.
Per quanto riguarda le forme di intolleranza/xenofobia, sia latente sia esplicita, si rileva, purtroppo un dato ancora alto di atteggiamenti negativi, pari a circa un quarto degli intervistati. Il dato positivo è che i livelli di intolleranza si riducono nei giovani che intrattengono relazioni con persone di origine immigrata e quando gli insegnanti affrontano in classe temi legati alla mobilità umana.

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