IRC, Uil Scuola delusa da maxi emendamento: “Così non va”

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“Una politica, ancora sorda, verso i precari, si dimostra  cieca e irresponsabile”. Cosi, il Segretario Nazionale del Dipartimento UIL Scuola IRC Giuseppe Favilla, commenta  il maxiemendamento per la scuola, che esclude senza alcuna remora, ancora una volta, la risoluzione del precariato, anche dei docenti di religione cattolica.

“Gli emendamenti presentati, nonostante l’esiguità di posti e l’assoluta  inadeguatezza rispetto alla giusta e definitiva risoluzione del precariato, potevano essere un primo passo per approcciare finalmente la problematica, invece ci ritroviamo di fronte ad una condanna senza appello alla precarietà come nota distintiva e senza uscita della categoria”.

“La UIL Scuola IRC non accetta più alcun compromesso al ribasso; non accetta alcuno scambio, ma lotterà accanto ad ogni docente di religione che ha maturato il sacrosanto diritto ad un contratto a tempo indeterminato, anche nelle aule giudiziarie. L’emendamento Toccafondi del 2019, divenuto art. 1bis della legge 159/2019, è una mannaia pronta a colpire 15000 docenti, il concorso ordinario in esso previsto rappresenta un’offesa alla storia professionale di ciascun docente di religione. Non accettiamo alcuna proroga al 2022 posta in questi termini, come  non accettiamo quella miseria di posti, poco più di 5000, che sono stati autorizzati lo scorso luglio per il concorso ghigliottina. È questione di dignità, di giustizia, di buon senso… buon senso che la politica, il MEF e il Governo hanno dimostrato, ancora una volta, di non avere”.

“Si destinano ulteriori 20 milioni in più per la valorizzazione della professionalità dei docenti delle scuole paritarie, sostanzialmente cattoliche ma si ignora il riconoscimento a COSTO ZERO della professionalità dei docenti di religione cattolica. Chi dobbiamo ringraziare, dunque, per esser stati ancora una volta esclusi?”

“I docenti di religione sembrano essere ancora una volta merce di scambio. Certo 15000 famiglie di docenti precari, silenziosi, ubbidienti, dediti al lavoro e al servizio, alla politica oggi non interessano… al Governo men che meno: non siamo “affare loro”! L’insegnante di religione, però, come ogni altro docente, assolve ai suoi obblighi contrattuali con la consapevolezza di possedere un contratto precario che non sarà mai trasformato. Intanto la reiterazione degli incarichi  annuali su posti liberi e vacanti ha raggiunto e superato il 60%  dei posti disponibili”.

“La UIL Scuola IRC non si ferma – conclude Favilla – andremo avanti impugnando davanti ai giudici questa mancanza di rispetto, chiedendo quanto legittimamente ci siamo guadagnati sul campo”.

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