Io, precaria, prego Dio affinché mi diano una sedia, in un’aula con 28 bambini che cerco di istruire ma per i quali devo fare “miracoli”. Lettera

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inviata da Melania Rinaudo – Azienda Italia, avete mai riflettuto la condizione nella quale ponete migliaia di persone “ istruite” ?  Semplice : il PRECARIO.

Riflettendo nella preparazione generale anche dei tuoi
dipendenti : deputati, senatori etc…

Mi sono detta:
< Bè, quale migliore lezione di italiano e non solo, può fare un insegnante che viaggia tutti gli anni sostenendo spese a volte necessarie a portarlo a fare un secondo lavoro, favorendo tutta una serie di circumnavigazioni viziose utili anche a te >.

Precario: era considerato anche un aggettivo, derivante dal latino precarius cioè ottenuto con preghiera, da prex, precis, preghiera; ebbene tutto ciò venne poi utilizzato e fatto proprio dal linguaggio giuridico.

Nel diritto romano infatti era una convenzione in virtù della quale una persona (concedente), su richiesta per lo più in forma di preghiera da parte di un’altra (precarista), concedeva a quest’ultima l’uso di una cosa, riservandosi la facoltà di revocare il godimento in qualsiasi tempo. Quindi il precarista, se non ho capito male, aveva la detenzione di una cosa sempre nel dubbio della preghiera e del consenso dell’intercessione divina del proprietario quindi la scala gerarchica dell’unione dei due poteri era ridotta.

Evitando di fare osservazioni superflue su tutto questo, arriviamo a noi.

Io cara Azienda sono precaria; per cui riflettendo: non mi arricchisco lavorando un pezzo di terra ma, prego Dio affinchè mi diano una sedia, in un’aula con 28 bambini che cerco al mio meglio di istruire ma per i quali devo fare i “miracoli” oppure “sacrificarmi” a morire se con una grandinata imprevista o un terremoto improvviso mi capita di salvare qualcuno.

Ebbene dopo tutta questa “lezione” caro Ente; mi sorge un dubbio, effettivamente abbiamo fatto progressi storici; infatti dall’aggettivo siamo passati al sostantivo per cui abbiamo la testimonianza della rivoluzione avvenuta nella lingua italiana e il fatto che per riuscire a sopravvivere, lo Stato non sa quale altre legislazioni creare affinchè mi prodighi con fede ad avere un diritto di contratto di lavoro a tempo indeterminato e lo Stato non risparmi ed ottemperi al suo potere temporale.

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