Io non ho paura. Lettera

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Inviato da Dario Costa – Io non ho paura. Titolo un po’ forte, facilmente fraintendibile se non analizzato e compreso.

Già la comprensione, quella cosa che richiede tempo, esperienza e quell’esercizio che spesso non abbiamo più occasione, anche se sarebbe più sincero dire voglia, di mettere in campo.

Comprensione che non serve poi a molto se non è accompagnata da coerenza di azione, il cui significato rimanda a quella definizione di intelligenza creata qualche millennio fa da chi sapeva osservare meglio le cose che ci circondano.

Io non ho paura è quindi una parte fondamentale della didattica a distanza, per gli amici affezionati Dad, quasi fosse un amorevole padre inglese.

Io non ho paura è una condizione necessaria sufficiente per superare il problema riconoscendo se stesso.

Piattaforme di qui, video di là, addirittura verifiche e compiti, ma senza suggerire per carità!

Chiedo scusa se ho messo queste cose solo al secondo posto ma se un bambino, come peraltro un adulto, ha paura non credo che possa dare il meglio di sé in un contesto.

Non comprendevano la situazione gli adulti perché avrebbero dovuto comprenderla i bambini?

In questi mesi la povertà educativa non si è solo vista nella mancanza di un rapporto umano strappato dal giusto distanziamento sociale, ma anche da una ricerca da parte di tutti, bambini e non, dei “Grandi”, cosa ben diversa dagli adulti.

Accade allora che dietro il motto “io non ho paura” la persona possa arrivare a negare se stessa in mille azioni che nella mancata conoscenza, anche parzialmente giustificata, creano l’incoerenza.

Per un bimbo l’incoerenza diventa terrore, per la semplice mancanza di strumenti, è così.

Se qualcuno pensa che solo perché un bambino non ascolti ogni informazione non capisca una situazione, mi spiace ma sbaglia di molto.

La vive e la capisce perché è innato istinto di sopravvivenza farlo con la sola differenza che dall’età della pietra noi dovremmo avere le parole per contestualizzare un problema in modo che la paura si trasformi in una soluzione concreta.

Questo si aspettavano per la verità tutti dal mondo intero, perché non sia mai che il mondo possa aver paura figuriamoci sbagliare.

Capita così che una bambina non voglia più avvicinarsi a nessuno perché ha paura di ammalarsi.

Questa per la verità è la paura di tanti, ma questa piccina ha pure il problema di essere intelligente e quindi nega se stessa perché la sua vera paura è far ammalare i suoi cari.

Capita anche si chieda di valutare una bambina o un bambino che hanno il virus in casa, o bambini più piccoli che non hanno la mano della Maestra o del Maestro che li guidi nella scrittura o quantificare un conto, una misura.

Capita di attendere a leggi di chi si è forse scordato che i bambini non hanno tutti la maggiore età e che se si ponesse la giusta attenzione a ciò che accade nei primi anni magari non avremmo certe situazioni in quelli a seguire.

Io non ho paura non deve quindi essere un’affermazione di spavalda ignoranza ma di profonda accettazione di sé.

Io ho paura e quindi apro gli occhi cercando una soluzione in modo che la comprensione mi consenta di agire, quindi vivere, nel modo migliore possibile.

Io non ho paura presuppone il coraggio nella conoscenza della situazione, quantomeno nel guardarla.

Aiutare a discriminare fonti, rielaborare l’esperienza per ricavarne strumenti con cui costruire il presente sapendo che febbraio, come detto a qualcuno è passato.

Non ho appositamente utilizzato l’espressione “strumenti a cui aggrapparsi” perché come detto sempre a quel qualcuno “va tutto bene”.

È importante lasciare andare.

Lasciare andare non significa dimenticare, ma imparare.

Come facciamo ad andare avanti se non lasciamo andare questi mesi.

Un po’ difficile lamentarsi di un peso volendolo tenere con noi.

Lasciare andare quindi significa tenere ciò che di buono questa situazione ci ha permesso di vedere e non dimenticarcene più.

Ricordare ciò che l’esperienza ci ha mostrato come valido per fronteggiare la situazione e andare avanti.

Per questo dico che l’inverno è finito, consapevole che potrà tornare ma anche che “Andrà tutto bene”.

Andrà tutto bene perché difficilmente si sbaglia una seconda o una terza volta, è il senso della storia che rende tanto importante studiarla.

Benvengano quindi la paura e gli errori che ci hanno permesso di essere qui oggi. La scuola non dovrebbe fare l’errore di aver paura di dire dei “no” perché il suo compito è mostrare come trasformarli in grandi si.

Non è negando una situazione che questa si risolve ma è aprendo gli occhi con tutte le parole del mondo che la scuola mostra ai suoi alunni il suo senso: la verità.

Questo abbiamo fatto come docenti tra una riga e l’altra, mostrando una parte di quel significato della parola abnegazione che la scuola dovrebbe insegnare per il rispetto verso sé stessa e i suoi alunni.

Abbiamo continuato a fare tutto questo tra un no e l’altro, il Sí, affermativo, lo hanno detto i bambini con voto non scritto ma tanto evidente.

Quell’8 diventato tanto pieno da doversi sdraiare sul fianco per riposare.

È solo in questo “otto sdraiato”, simbolo dell’infinito, che mi sento di valutare i miei “teneri mal assortiti”, perché meglio degli adulti hanno sopportato gli eventi con una responsabilità che dovrebbe imbarazzare anche i grandi.

In questo mi auguro che la scuola possa essere quella cosa a cui aggrapparsi e che finalmente si capisca l’importanza di partire da qui.Gli adulti hanno fatto quel che hanno fatto forse è il caso di partire dai bambini per scoprire che il meglio deve ancora venire.

Come lo so?

Conosco i miei nanini…

Tra di loro c’è anche un presidente della repubblica femmina!

Io non ho paura.

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