Io ho fatto la gavetta per entrare nella scuola, e la neo ministra? Lettera

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Quando il Ministero mi ha fatto il contratto a tempo indeterminato come insegnante, spedendomi come un pacco prima a Sondrio e poi a Roma, qualcuno mi ha detto: “devi fare la gavetta, è giusto”.

In un attimo mi sono passati davanti quelli che io pensavo essere sacrifici, insomma gavetta. Parlo degli anni all’università, degli altri 2 per abilitarmi, della seconda laurea, delle altre 2 abilitazioni, degli 11 anni da dipendente di un datore di lavoro, lo Stato Italiano, che mi ha licenziato 11 volte e 11 volte mi ha riassunto all’inizio di ottobre, lasciandomi d’estate senza stipendio (tanto sapeva che avrebbe sempre trovato uno disposto a lavorare a 300 euro al mese a quelle condizioni). Mi sono ricordato anche degli anni ad insegnare nelle carceri, a muovermi tra il braccio dell’alta sicurezza e quello dei reati comuni. Mi sono ricordato di tante scuole, forse tutte quelle tecniche e professionali della mia provincia, delle minacce ricevute da giovani sbarbati ancora nell’età dell’obbligo e dei complimenti ricevuti dalle mamme che apprezzavano la mia didattica innovativa, la chiamano flipped classroom. E così ho pensato che forse la gavetta non ha nulla a che vedere con l’aggressione agli affetti e al portafoglio che avrei dovuto subire, insieme alla mia famiglia, con il trasferimento. Ma tant’è ho accettato in silenzio. Poi, tra uno #staisereno e un referendum mi ritrovo dipendente di un ministero guidato da questa signora, tale Ministra Fedeli. Anni di gavetta al sindacato tessile (?), un reddito quadruplicato negli ultimi anni grazie alla politica, una dichiarazione falsa sulla sua istruzione nel curriculum, mai entrata in un’aula universitaria come studente, né in un’aula di scuola come docente, bene… e la gavetta?

Enzo Galazzo

 

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